Una luce nel labirinto

Una luce nel labirinto
Non arrendersi mai.

una luce nel labirinto

una luce nel labirinto
Non sottomettersi mai.

sabato 21 luglio 2018

Il governo della paura...


Il governo della “ Paura e del Terrore”: realtà e propaganda.

Il governo “gialloverde” ha iniziato il suo cammino. In una realtà socio-economica di milioni di poveri senza alcun sostentamento, di forte disoccupazione, ad di là dei dati trionfalistici, di crescente precarietà del lavoro, di innumerevoli crisi aziendali, tanti cittadini credevano che il primo atto di Salvini e company sarebbe stata l’abolizione della legge Fornero, come promesso in campagna elettorale. Credevano che Di Maio e la sua cerchia avrebbero posto subito all’ordine del giorno  il superamento della riforma del lavoro di Renzi, compresa la reintroduzione dell’art. 18 e la riduzione dell’orario di lavoro a 28 ore, come scritto nel programma di governo dei Cinquestelle. Credevano che la doppia tassa, favorevole ai più ricchi, il reddito di cittadinanza ed altre promesse della campagna elettorale sarebbero state calendarizzate al più presto. Invece no. Niente di tutto questo. Il governo “gialloverde” è diventato il governo della “Paura e del terrore”. Per distogliere i cittadini dalle promesse i nuovi governanti con un Presidente del Consiglio fantasma, c’è, ma non si vede, hanno scelto la maschera  della “Paura e del Terrore”, indicando nei migranti via mare ,solo il 10 % del totale, visto che la stragrande maggioranza sceglie strade legali, tipo il visto turistico, ad oggi sbarcati circa 15000 persone, e nei rom, circa 30000 in Italia, di cui buona parte integrati totalmente nel vivere sociale, il nemico assoluto, accompagnati in questo percorso dalla quasi totalità dei mass-media e dall’inconsistenza della presunta opposizione politica, sindacale, civile. L’Italia non è la sola in questo tragitto ideologico. Chi più chi meno, ma  molte aree capitalistiche cavalcano quest’onda. Trump è senz’altro il più rappresentativo. L’arma della migrazione, normale nella storia dell’umanità e non ostacolabile, viene utilizzata come depistaggio di massa dai bisogni delle persone per continuare a fare sempre più profitti, aumentando lo sfruttamento e l’estrazione di plusvalore. Questa propaganda disumana  avviene mentre nel mondo la lotta tra le potenze diviene sempre più cruenta per difendere o conquistare zone d’influenza. Gli U.S.A., che nel primo dopoguerra vantavano la metà del prodotto mondiale e che sono scesi a meno di un quinto, con una parabola discendente senza freni, si avviano ad essere superati in questa classifica dalla Cina, che sta sottraendo aree d’influenza allo zio Sam. Una di queste è l’Africa dove il Paese del Grande Dragone sta investendo molto in infrastrutture, quali strade, ferrovie, porti. Molte guerre in  quest’area geografica sono frutto dello scontro tra vecchi poteri e nuovi poteri e vedono l’industria, anche quella italiana, delle armi aumentare, sempre più, i profitti. Si rompono vecchie  alleanze e si costruiscono nuove. Gli U.S.A. , da sempre contrari ad un blocco unico europeo, stanno spingendo sempre più affinchè questo mercato di 500 milioni di persone non sia unificato per non avere un competitor forte sul mercato mondiale e tenerlo al guinzaglio. Cercano nel frattempo alleanze nuove e l’apertura di Trump alla Russia non è l’idea di un “matto”, ma una linea politica ben precisa, per sottrarsi alla supremazia cinese. La stessa Cina cerca di avere rapporti economici e politici sempre più stretti con l’Europa, desiderio corrisposto dall’elite europea. E’ in atto una realtà di mutamenti economici e politici in divenire, che porteranno sulla scacchiera del mondo nuove supremazie  di potenze economico-politiche e nuove dimensioni. Il fatto che gli U.S.A., Paese liberista per eccellenza, stiano portando avanti la politica dei dazi mostra la sua debolezza e ci riporta agli anni trenta del secolo scorso, quando questo tipo di politica fu l’anticamera della guerra. I partiti, cosiddetti sovranisti, tipo la Lega e Cinquestelle, in questa fase servono al sistema, dopo che lo stesso ha bruciato i partiti opportunisti, con le parole vicini ai lavoratori e con i fatti servili agl’interessi del capitale, per sviare i cittadini dalle loro esigenze reali: avere un lavoro, uno stipendio dignitoso, una casa, avvicinarsi alla conoscenza, potersi costruire un futuro, dare cibo alla pancia ed alla mente. Essi, come quelli di prima, promettono una vita migliore, usano parole altisonanti, ma in pratica lo sfruttamento aumenta. Questo accade non da oggi, ma dagli anni ’70 del secolo scorso, dopo la fine dei movimenti di lotta degli anni ’60. Il mondo del lavoro negli anni, sempre con frasi fascinose, si è visto ridurre gli scatti di anzianità a miserie, si è visto ridurre le liquidazioni; ha constatato, in modo negativo, sulla sua pelle le varie riforme pensionistiche, l’abolizione della scala mobile, la perdita di diritti vari, l’emarginazione del collocamento statale e la nascita delle agenzie interinali con il regalo alle aziende del lavoro flessibile, ovvero precario; il jobs-act è stato il colpo finale nel tempo, ma non ultimo se non sorge  un’opposizione alla bramosia del capitale di sfruttare sempre più la forza lavoro. In Italia, capitalismo straccione da sempre, questo disegno è ancora più accentuato per la dimensione medio-piccola delle unità produttive, meno propense ad investimenti tecnologici e più decise a sfruttare al massimo la forza lavoro per competere sul mercato. Non dimenticando che queste imprese sono oltremodo aiutate dalle Stato, con i soldi dei contribuenti, per l’80% lavoratori dipendenti, con  agevolazioni varie e con tassazioni bassissime, che spesso sfociano nell’evasione. I salari italiani, tra i più bassi del mondo, sono conseguenza di questa realtà. Il ruolo dei partiti sovranisti diventa importante per il capitale mondiale e nazionale in questa fase, anche se i vari nazionalismi non potranno avere, in molti casi, gli stessi interessi. Come il fascismo ed il nazismo essi si appropriano di ideologie fondate su  esigenze reali; il bisogno di un lavoro, di un reddito, la speranza di un futuro, ma questa propaganda è accompagnata da quella più massiccia contro un nemico o dei nemici: gli ebrei ed i comunisti per i fascisti ed i nazisti: i migranti, i rom, tutti coloro che si oppongono al “governo del cambiamento”. Sembra che anche i nuovi governanti abbiano fatta propria la frase di Moltke: col tempo solo il capace ha fortuna.” Tutto questo avviene con il gioco delle parti tra maggioranza, opposizione, dirigenze sindacali. Un esempio è il cosiddetto “decreto dignità” che non cambia assolutamente nulla nel mondo della precarietà, ma nel dibattito politico sembra che sia una rivoluzione; un altro esempio è l’opposizione  che svolge la segreteria in una libreria a Tor Bella Monica, in Roma, per ripartire ed essere vicina ai più oppressi, come se bastasse questo per avere una visione di una difesa delle esigenze dei lavoratori immediate e di una società futura, senza avere obiettivi concreti da porre alla base di una strategia, ad esempio l’abolizione del jobs-act ed il superamento della legge “Fornero” nell’immediato e superamento delle disuguaglianze con più libertà, uguaglianza, fraternità nello storico. Sembra la recita di una commedia, dove ognuno ha la sua parte, e l’obiettivo comune è quello di difendere il capitale ed i suoi interessi. D’altronde nessuno dei partiti borghesi si pone l’obiettivo di superare i rapporti di produzione e , di conseguenza, il sistema capitalistico. Senza questo obiettivo nulla potrà mai mutare per le persone che vivono sulla forza delle proprie braccia e della propria mente. Il capitalismo, per sua natura ed interesse, è sottomissione, disuguaglianza, individualismo, sfruttamento, “Il capitalista per giungere al profitto non si fermerebbe davanti a nulla”. Senza il fine di superare questo sistema, non vi potrà essere alcun cambiamento per le classi lavoratrici. Vi saranno momenti migliori o peggiori, a seconda dei cicli economici e delle lotte messe in campo, ma lo sfruttamento sarà sempre concreto. I pugilatori a pagamento con lingua da schiavi continuano a dipingere questo sistema come il migliore possibile, ma la realtà dice che vi sono nel mondo più di due miliardi di persone sottoalimentate, milioni che muoiono d’inedia, tra cui 50 milioni di bambini, più di 70 guerre medie e piccole, miliardi di persone analfabete e lontane dalla conoscenza. I cantori del capitale inventano ogni giorno formule propagandistiche per illudere le persone di un futuro migliore, ma non dicono, lo mostrano gli studi dello stesso sistema, che nei prossimi anni gli occupati diminuiranno per effetto della concorrenza e delle innovazioni tecnologiche. L’unica arma di difesa può essere la lotta per la riduzione d’orario di lavoro per lavorare meno e lavorare tutti ed il salario di vita per chi è senza lavoro. L’essere umano non è al centro del sistema attuale, è necessario che lo sia. La vita di una persona è più importante di tutto e chi è contro la massima emancipazione di ogni essere umano è disumano e non merita di essere parte di una società veramente civile. E’ necessario che ogni essere umano prenda in mano la sua vita ed insieme ai suoi simili si ponga in cammino per la costruzione di una difesa ordinata dei suoi interessi immediati, quali salario, riduzione d’orario, salario di vita, superamento della legge  Fornero e del jobs-act, migliori condizioni di lavoro e di vita e nello storico porsi in condizione di dar vita ad una nuova società in cui i bisogni materiali e spirituali di ogni essere umano siano soddisfatti. Ogni persona ha diritto ad una vita bella e felice!

“Lo sviluppo della produzione rende anacronistica l’ulteriore esistenza di classi sociali distinte. Nella misura in cui scompare l’anarchia della produzione sociale, vien meno anche l’autorità politica dello Stato. Gli uomini, finalmente padroni della forma loro propria di organizzazione sociale, diventano perciò ad un tempo padroni della natura, padroni di se stessi, liberi. Compiere quest’azione di liberazione universale è il compito del proletariato moderno. Studiarne a fondo le condizioni storiche e conseguentemente la natura stessa e dare così alla classe, oggi oppressa e chiamata all’azione, la coscienza delle condizioni e della natura della sua propria azione è il compito del socialismo scientifico, espressione teorica del movimento proletario… Al suo posto deve subentrare un’organizzazione della produzione in cui , da una parte nessun singolo può scaricare sulle spalle di altri la propria partecipazione al lavoro produttivo, fondamento naturale dell’umana esistenza, in cui, dall’altra, il lavoro produttivo, anziché mezzo per l’asservimento, diventa mezzo per l’emancipazione del genere umano, poiché fornisce ad ogni singolo l’occasione di sviluppare e di mettere  in azione tutte quante le sue capacità sia fisiche che spirituali in tutte le direzioni: in cui così il lavoro, da peso, diverrà gioia.”

F. Engels, “ Antiduhring”

venerdì 4 maggio 2018

Alle grandi potenze...


Alle grandi potenze nulla importa della Siria, ma la Siria è importante come lotta per le aree d’influenza.

 

In Siria, con l’indebolimento economico  U.S.A. e la loro diminuita capacità di fare  “il guardiano del mondo”,  da alcuni anni si scontrano volontà d’influenze ed interessi che riguardano la Russia, L’Iran, la Turchia, l’Arabia Saudita, Israele. La Russia  cerca spazio nell’area medio orientale per rafforzare le aree d’influenza e lo sbocco in mare aperto, L’Iran ha i medesimi obiettivi ed usa anche il collante religioso, la Turchia vorrebbe appropriarsi dell’area siriana curda, l’Arabia Saudita ed Israele temono, anche per credi religiosi diversi e non avendo più una copertura forte degli U.S.A., di trovarsi  a dover fronteggiare attacchi, soprattutto dell’Iran per la supremazia nell’area. Negli anni scorsi sono stati proprio gli U.S.A. a determinare la lotta dei ribelli siriani, da una parte dei quali è poi nata l’Isis. Gli stessi americani hanno poi appoggiato i curdi, essenziali nella lotta contro l’Isis. La situazione ultima ha visto la Turchia, membro della N.A.T.O., fare guerra ai curdi con gli U.S.A. che lasciano fare; la Russia, che, insieme ai curdi, ha quasi sconfitto lo Stato islamico; Russia, Iran e Turchia, che hanno avuto un summit, decisi a spartirsi la Siria. Questa situazione ha allarmato l’Arabia Saudita ed Israele, che hanno spinto gli U.S.A. ad intervenire per mostrare al mondo che se anche procedessero al ritiro delle truppe in quell’area, come ha detto Trump alcuni giorni fa, essi sono sempre pronti ad intervenire in caso di necessità. Ieri mattina l’intervento militare c’è stato. Insieme agli americani hanno partecipato all’azione la Francia, che non abbandona mai il sogno di grandeur, e l’Inghilterra, mai dimentica del passato coloniale ed alleata fedele degli U.S.A.. Prima dell’iniziativa bellica, come ha dichiarato la ministra della difesa francese, hanno comunicato (sic) ai russi il piano d’azione e le coordinate dei bersagli in modo che i siriani fossero avvisati. L’intervento non ha avuto la copertura dell’ O.N.U. né della N.A.T.O., ove siedono sia gli americani sia i turchi, avversari in questa realtà del mondo. La causa, che ha determinato la decisione dell’azione, è stata, secondo le nazioni attaccanti, la certezza dell’uso di armi chimiche da parte di Assad. Certezza non dimostrata e che, secondo i russi, la responsabilità va data ad agenti inglesi infiltrati. Va detto, per dovere di cronaca, che c’era stato un accordo tra Assad ed i ribelli, con la supervisione della Russia per liberare l’area. Di conseguenza, ipoteticamente, il governo siriano non avrebbe avuto alcun interesse ad usare armi chimiche. Certo lascia pensare il fatto che nessuno parla mai delle stragi dell’Arabia Saudita in Yemen, anche con armi italiane, e che il mezzo milione di morti, finora, della guerra siriana siano solo un dato numerico.  Carl von Clausewitz in “Della guerra” scriveva: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi…La guerra è un atto di violenza per imporre all’avversario la nostra volontà… La guerra è un gioco di interazioni fra incertezze, frizioni, casualità. E’ un atto d’intelligenza politica, calcolo di probabilità e disponibilità al rischio.” Al di là dei comodi palliativi propagandistici che ogni volta vengono messi in campo, resta il fatto che il capitalismo è guerra, fame e miseria per miliardi di esseri umani nel mondo. Nel capitalismo le parole amore, pace, libertà, giustizia, uguaglianza, democrazia sono parole vuote, non riempite da una realtà ove ogni essere umano sia libero dai bisogni, uguale ad ogni altro nei diritti, fratello o sorella di ogni altro essere umano nell’unità d’intenti e di volere nel cammino della vita, libera da oppressioni, sfruttamento, egoismo, ipocrisia e resa bella e meritevole di essere vissuta.

 

mercoledì 31 gennaio 2018

La democrazia: un inganno...


La democrazia: un inganno nel sistema capitalistico.

La parola democrazia deriva dal greco e significa letteralmente governo del popolo. Ovvero la maggioranza del popolo dovrebbe decidere forme di governo e governi. In quasi tutti i Paesi, cosiddetti democratici, la maggioranza o gran parte dei cittadini, si astiene dal voto. Il partito più votato o la coalizione, come in Italia, rappresenta  una minoranza di coloro che hanno diritto al voto. Il governo quindi non rappresenta la maggioranza, ma la  minoranza. Si aggiunga, come in Italia, che il cittadino non vota il proprio rappresentante e non sceglie il parlamentare. Si dice “ una testa, un voto”, ma la classe borghese, detentrice dei mass-media, è in grado d’ influenzare più votanti e di dirigere le elezioni. In democrazia governa, di conseguenza, non la maggioranza, ma la minoranza. I governi rappresentano le classi dominanti, mai quelle dominate. Nella stesura delle liste dei vari partiti per le elezioni prossime le alte gerarchie dei raggruppamenti politici, in molti casi, hanno chiesto, solo per essere posti in lista, somme dai 30000,00 € ai 50000, 00 €. Si comprende bene che nessun lavoratore o lavoratrice sarebbe in grado di mettere sul piatto una tale somma. Difatti le liste sono piene di rappresentanti delle borghesia, della media borghesia, di liberi professionisti, di personaggi indagati o già condannati in alcuni gradi di giudizio. Costoro versano la somma richiesta, investono denaro per la campagna elettorale e lo fanno non certo per un ideale, ma o per rappresentare interessi o per il proprio tornaconto. Se poi si va ad analizzare le varie promesse elettorali sembra di assistere ad uno spettacolo di piazzisti. Si promettono meno tasse, ma solo per le imprese e per i ricchi, dimenticando totalmente i milioni di cittadini che evadono  od eludono  il fisco per centinaia di miliardi di euro. Equitalia ha un credito verso questi ladri di tasse non pagate e di servizi di 1000,00 miliardi, ma nulla si fa per riscuoterlo. Anzi le ultime leggi hanno incoraggiato l’evasione e l’elusione fiscale. Si dice di voler abolire la legge Fornero, ma si propone di andare in pensione o con 41 anni di contributi o con la quota 100. Se uno ha 25 anni di contributi nella sua vita lavorativa dovrebbe, di conseguenza, andare in pensione a 75 anni. Molti si scagliano contro la precarietà, sprecano lacrime di coccodrillo per i giovani, ma nessuno si pone l’obiettivo di abolire le ultime leggi sul lavoro e ritornare al contratto a tempo indeterminato, full-time o part-time che sia e  lasciare il tempo determinato solo per aumenti di produzione stagionali o per sostituzioni temporanei di personale, tipo la maternità. Alcuni mettono in risalto come priorità il lavoro, ma se si lascia la Fornero o si propongono soluzioni simili o peggiori; se non si aboliscono le ultime leggi sul lavoro; se non si rivendica la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, la realtà porta a maggior sfruttamento, precarietà, disoccupazione. Alcuni si riempiono la bocca  della necessità di alzare gli stipendi, ma nulla fanno perché ciò avvenga. E’ una fiera di piazzisti, di illusionisti e di apprendisti stregoni. Nonostante tutto il marcio che si vede galleggiare sulle acque sporche del sistema, i pugilatori a pagamento con lingua da schiavi dicono che “la democrazia ha i suoi difetti, ma non vi sono altri tipi di società”. Come dire “ accontentatevi di questa minestra o buttatevi dalla finestra”. Invece proprio la realtà capitalistica mostra la necessità di superarla. E’ inaccettabile che vi siano esseri umani che muoiano per fame, esseri umani trattati come schiavi, esseri umani con la pancia piena ed esseri umani con la pancia  vuota, che il diritto alla soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali siano negati. L’aspirazione ad una società in cui ogni essere umano possa vivere nella soddisfazione delle necessità materiali e spirituali è stata sempre nei cuori e nelle menti degli esseri umani. Tanti nella coscienza delle dinamiche socio-economiche hanno lottato teoricamente e praticamente per realizzarla, partendo dalle contraddizioni del capitalismo, sapendo, scientificamente, che situazioni di rottura con l’attuale sistema si sono determinate e si presenteranno nella storia. Tanti esseri umani non si sono fermati allo sdegno per le brutture dell’attuale realtà, si sono indignati, s’indignano e non si fermano a spiegare il mondo, ma lottano per cambiare lo stato di cose presente. Lo sdegno porta alla rassegnazione ed all’isolamento individualistico, l’indignazione porta alla ribellione, supportato dalla conoscenza, ed alla volontà di costruire un mondo migliore. Ogni essere umano cerca nella vita serenità e soddisfazione dei propri bisogni, ma ogni giorno di più si rende conto che questa semplice aspirazione è frustrata dalla realtà che lo circonda. Tanti non vedono vie d’uscita e trovano rifugio nella fede, nel dare fiducia a chi promette meglio situazioni migliori, nell’astensione dalla vita politica e sociale. La politica deriva dal greco e vuol dire “ difesa degl’interessi”. La borghesia fa politica ogni giorno e difende i suoi interessi, che si condensano nel raggiungimento del profitto. Tutte le leggi in democrazia mirano a salvaguardare il profitto. Negli ultimi vent’anni in Italia abbiamo ascoltato tante promesse e tanti falsi sogni. In realtà per i lavoratori ciò ha significato perdere diritti, occupazione e riduzione di stipendi e pensioni. In questi giorni questo gioco continua da parte dei vari partiti borghesi e dei mass-media ed è un’offesa all’intelligenza umana, che non può accettare di sentirsi ripetere la solita “solfa”. Anche chi lavora deve fare politica, se non la fa, lascia campo libero e pallone all’avversario. Ma l politica dei lavoratori deve basarsi su riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario, abolizione della legge Fornero e ritorno alla situazione precedente, per aumentare l’occupazione; abolizione delle leggi sul lavoro degli ultimi anni; su aumenti salariali che recuperino quanto perso in questi anni; su salario garantito per i disoccupati, affinchè le crisi se le paghino i borghesi e non i lavoratori; su una vera lotta all’evasione ed elusione fiscale con leggi già in vigore in altri Paesi, che facciano una dura ed intransigente lotta a questi ladri. Questo per l’immediato. Nello storico costruire e sviluppare un’organizzazione che lotti, in momenti storici ben precisi, per una società comunista, l’unica che può garantire lavoro obbligatorio per tutti, case per tutti e soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali per tutti. Oggi con lo sviluppo tecnologico e produttivo raggiunto, basterebbe che tutti lavorassero per due ore al giorno ed il necessario per l’umanità intera sarebbe garantito. L’essere umano non può ottenebrare la sua mente ed il suo cuore in giornate intere di lavoro, ha bisogno di vivere la vita e di dedicarsi nella giornata anche allo studio, allo sport, al tempo libero, a fare ciò che più gli piaccia. La vita è bella e merita di essere vissuta in tutto il suo splendore!

lunedì 18 dicembre 2017

E il popolo...


E il POPOLO? Ci dice Mussolini chi è il POPOLO.

" ....il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più, delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna.... I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale.... Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione....quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo stesso.
(Mussolini, in Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pagg. 109- 110).

“ Il pubblico è come un bambino di undici anni, neanche tanto intelligente". - "La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco.....E' a loro che devo parlare". (S. Berlusconi)

Democrazia e fascismo: due facce della stessa medaglia. Ambedue i sistemi sono utili per perpetuare il giogo capitalistico e del profitto, per  eternare il disegno degli sfruttatori sugli sfruttati. Si avvicinano nuove elezioni ed ogni partito parlamentare, nessuno dei quali rinnega il sistema delle classi, enuncia promesse varie per illudere gli elettori di un futuro migliore, dopo che per decenni la cosiddetta destra e la cosiddetta sinistra hanno contribuito a peggiorare la realtà di vita e di lavoro di tanti lavoratori e lavoratrici, smantellando il sistema pensionistico, delle liquidazioni, degli scatti di anzianità, del mercato del lavoro. Si sta sempre peggio, almeno per quanto riguarda i lavoratori ed i pensionati, ed essi, fieri di quanto ottenuto per il capitale, continuano a parlare ed a promettere un futuro migliore, che non potrà mai esserci per opera loro e del capitale. Anzi, se si rimane soggiogati  dalle loro parole, il futuro potrà essere ancora peggiore. Il nemico non è l’immigrato! Tanti stanno tornando nel loro Paese, vista la situazione in Europa. I dati Istat, inoltre, chiariscono che in un anno l’Italia è calata come popolazione di 200.000 unità, nonostante la fantasiosa invasione. L’immigrazione fa parte della storia dell’umanità. E’ sempre esistita e sempre esisterà, almeno in questa forma nel capitalismo. L’immigrato è parte della nostra classe e vederlo come un nemico giova al sistema per applicare la divisione e comandare. Il vero nemico è il sistema capitalistico che non soddisfa le esigenze materiali e spirituali di miliardi di esseri umani. E’ con lui che bisogna prendersela. Con chi costringe a vivere una vita sempre in bilico che si lavori o no; con chi ci da stipendi magri; con chi ci obbliga a lavorare in condizioni precarie e schiavistiche; con chi ci manda in pensione quasi vicini alla morte; con chi, nonostante le tasse, non ci assicura un’assistenza sanitaria adeguata; con chi ci offre una scuola sempre più fabbrica e non palestra d’insegnamento; con chi assicura una rete di trasporti decenti solo per certe classi; con chi oscura la voglia di conoscere per essere liberi, almeno spiritualmente; con chi propaganda l’individualismo, proprio della classe borghese, e non il comune, proprio della classe lavoratrice e della stessa società. Dobbiamo prendere coscienza che la nostra forza è nel numero e che solo la sua compattezza può portarci a dimensioni economico-sociali diverse e migliori. Oggi nel chiedere stipendi decenti, riduzione dell’orario di lavoro per aumentare l’occupazione, forme di stipendio anche da disoccupati, già esistenti in altri Paesi europei, abolizione della legge Fornero e del jobs act, domani per determinare una società in cui ogni essere umano possa soddisfare ogni sua necessità materiale e morale.

mercoledì 15 novembre 2017

Esiste ancora la schiavitù.


Esiste ancora la schiavitù.

Ieri la CNN ha pubblicato un video in cui si mostra un’asta per la vendita come schiavi di esseri umani in Libia. La notizia, nonostante la gravità, ha avuto poco impatto sui mass-media ed ha lasciato spazio a parole di circostanza. Eppure questa realtà, che riguarda anche donne e bambini, dovrebbe far rivoltare le viscere agli esseri umani; esseri umani appunto, non certo a chi si crede di esserlo, ma, intontito dalla propaganda dominante, fatta di luoghi comuni, è ridotto ad un cartone animato. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, nel mondo vi sono, calcolo fatto per difetto, ancora 40 milioni di persone ridotte a forme di schiavitù e 152 milioni di bambini costretti a lavorare . Sempre l’Ilo stima per questa cruda realtà un giro d’affari di 150 miliardi di dollari. E’ trascorso un secolo e mezzo da quando Lincoln ha abolito la schiavitù. Quasi settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che vieta la schiavitù, ma ancora oggi i lavoratori sfruttati sull’orlo della schiavitù, essendo labile il confine tra questa realtà e i lavori più infami e degradanti, sono tantissimi. Rientrano  nella definizione di schiavitù certamente i lavori forzati, le prestazioni professionali svolte non volontariamente o con costrizioni fisiche. Anche la prostituzione, la tratta di umani , lo schiavismo sessuale fanno parte di questa barbarie. L’Ilo non considera  forme di schiavitù i lavori sottopagati o svolti in condizioni ambientali inadeguate. Non si include qualsiasi fenomeno di costrizione. Questo fenomeno riguarda anche Paesi che,  a parole, sono per la libertà, la democrazia ed i diritti. In Michigan, il più grande produttore di mirtilli degli U.S.A. bambini, immigrati dal Messico, vengono sfruttati nei campi per raccogliere i frutti, perché hanno le mani piccole, più adatte a raccogliere le piccole bacche. In Florida i raccoglitori di pomodori devono lavorare su turni di dieci ore per una paga settimanale di 40 dollari. Raccolgono 480 chili di pomodori al giorno e vivono “ come animali in anguste baracche.” In Italia vi è la stessa realtà, in ispecie , nell’area meridionale. Si lavora, anche italiani, dall’alba al tramonto per pochi euro e si è costretti a vivere in contesti degradanti, senza alcuna tutela igienico-sanitaria. A queste situazioni si aggiunge la realtà dei minori di 18 anni attualmente impegnati in conflitti bellici nel mondo, sono più di 300.000. La maggioranza di loro va dai 15 ai 18 anni, ma vi sono  reclute di 10 anni. Anche le ragazze, in misura minore, sono reclutate e, probabilmente, costrette a subire stupri e prevaricazioni sessuali. Il lavoro forzato era diffuso nelle civiltà più antiche. La storia di Spartaco, gladiatore romano di origini tracie, che nel 73 a.c.  fu a capo di una rivolta di schiavi e tenne testa alle legioni romane per più di un anno, prima di essere soffocata nel sangue con 6000 crocifissi sulla strada tra Capua e Roma, è emblematica. La civiltà cristiana, giudaica, greca, romana e persiana praticavano tutte la schiavitù. La nascita dell’Islam e del diritto islamico, che proibiva di schiavizzare i musulmani, favorì una tratta di schiavi durata oltre mille anni. Il cristianesimo, diffuso tra gli schiavi dell’impero romano, nei primi tre secoli di vita non ha controllato alcun governo, però non pare che abbia influito più di tanto nell’economia della schiavitù, dato che quando arrivò al potere poco cambiò. La schiavitù è esistita nella parte orientale dell’impero romano, a Bisanzio, fino alla presa dei turchi nel 1452. La schiavitù era scomparsa nell’anno mille nell’occidente cristiano, sostituita dal sistema feudale ove le persone più modeste erano, comunque, ridotte in stato di schiavitù. Con la colonizzazione delle Americhe nel cinquecento, gli europei hanno cominciato ad acquistare schiavi dall’ Africa, come gl’imperi islamici di Medio Oriente ed India avevano continuato a fare. Gli schiavisti musulmani catturavano, generalmente, più donne che uomini, esistendo una maggiore domanda di schiave sessuali che di schiavi guerrieri. La domanda di lavoratori agricoli era inesistente. Gli schiavisti europei sequestravano 2 o 3 maschi per ogni donna , avendo interesse ad avere forza lavoro per l’agricoltura commerciale. A fine 700 sorse il primo vero movimento di massa per l’abolizione della schiavitù. Una delle prime battaglie fu il boicottaggio dello zucchero delle colonie al grido: “ lo zucchero si fa col sangue.” La prima vittoria fu l’abolizione della tratta da parte della Gran Bretagna nel 1807, che decise di estendere il divieto in tutto il mondo e mise in mare una flotta che dava la caccia ai vascelli negrieri. Prima dei britannici, in verità, nel 1792 i danesi avevano già compiuto questo passo. A fine 800 la schiavitù era ancora diffusa nei regni africani, arabi e nell’impero ottomano. Il suo sradicamento fu uno dei pretesti per le potenze europee per avviare la conquista coloniale di Africa  e Medio Oriente. Anche in America, nell’800, iniziarono le ribellioni degli schiavi, tanto che alcuni Stati la proibirono. Molti schiavi tentarono di rifugiarsi in quei territori. Con la vittoria degli Stati dell’Unione nella guerra di secessione la schiavitù venne abolita. La Dichiarazione di emancipazione, pronunciata da Lincoln il 1.1.1863, decretò la fine di tale pratica. Il 13° emendamento della Costituzione americana entrò in vigore il 18.12.1865. La Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata a Parigi il 10.12 1948, dichiara: “ Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.” La realtà quotidiana mostra ogni giorno come ancora oggi esistano forme di schiavitù ed asservimento, che vengono ignorate.  La libertà consiste nella soddisfazione delle necessità materiali e spirituali di ogni essere umano. Fin quando un sistema non riesce a garantire  queste necessità, gli asservimenti e le varie forme di schiavitù di uomini, donne e bambini non spariranno.

“ L’organizzazione feudale del lavoro sociale poggiava sulla disciplina del bastone, quando i lavoratori, spogliati e vessati da un pugno di grandi proprietari fondiari, erano estremamente ignoranti ed abbruttiti. L’organizzazione capitalistica del lavoro sociale poggia sulla disciplina imposta dalla fame, e la grandissima massa dei lavoratori, nonostante tutto il progresso della cultura borghese e della democrazia borghese, resta, anche nelle repubbliche più avanzate, civili e democratiche, una massa ignorante e timorosa di schiavi salariati…, spogliati e vessati da un pugno di capitalisti. L’organizzazione comunista del lavoro sociale… poggerà sempre più sulla disciplina libera e cosciente dei lavoratori stessi, che hanno scosso il giogo… dei capitalisti.”

Lenin, “ La grande iniziativa”.

domenica 12 novembre 2017

SE...


Se la sanità è sempre meno pubblica, se la scuola è un’azienda e sempre meno palestra di studio, se i trasporti peggiorano sempre più, se si va in pensione così tardi, se non vi è uno stipendio anche per i disoccupati, come in altre nazioni  prenditela con chi evade il fisco ed i contributi e con chi nulla fa per superare questo latrocinio.

giovedì 12 ottobre 2017

La democrazia borghese.


La democrazia borghese.

Lo Stato non è un organismo al di sopra delle classi. Lo stato è sorto proprio dall’inconciliabilità degl’interessi di classe , come strumento di dominio di una classe sull’altra. La democrazia è una forma particolare del potere col quale la borghesia tiene sottomessi i lavoratori. Democrazia e fascismo sono due facce della stessa medaglia. I capitalisti, i partiti borghesi, i pugilatori a pagamento con lingua da schiavi sostengono che con il suffragio universale, con le schede elettorali, i lavoratori possono condizionare il capitale, possono esercitare il loro potere. Gli opportunisti esaltano la democrazia delle schede elettorali, organizzano elezioni in tutti i luoghi ed in tutti i modi purchè non si tocchi il potere reale dei capitalisti, lo sfruttamento dei lavoratori.

“… va da sé che la borghesia si compiace di definire libere, uguali, democratiche, universali le elezioni effettuate in tali condizioni, poiché tali parole servono ad occultare il fatto che la proprietà dei mezzi di produzione e il potere politico rimangono nelle mani degli sfruttatori e che è quindi impossibile parlare di effettiva libertà, di effettiva uguaglianza per gli sfruttati, cioè per la stragrande maggioranza della popolazione.”

Democrazia e dittatura

Lenin

I partiti parlamentari sommergono i lavoratori di schede elettorali, di voti on line, di discorsi sulla democrazia per impedire loro di vedere il vero centro del potere, che non risiede nell’urna, ma nelle banche, nelle associazioni finanziarie e nei consigli di amministrazione delle aziende.

Parlare di democrazia pura, di democrazia generale, di uguaglianza, di libertà, universalità mentre i lavoratori vengono affamati, mentre i capitalisti continuano a detenere la “proprietà” e l’apparato del potere statale, significa prendersi gioco dei lavoratori e degli sfruttati. La democrazia è un immenso progresso storico rispetto al feudalesimo, ma non bisogna mai dimenticare  il suo carattere borghese. Lo Stato, persino nella repubblica più democratica, è soltanto una macchina di oppressione di una classe su un’altra. I partiti borghesi ed opportunisti dimenticano questa verità e si riempiono la bocca di discorsi sulla democrazia e sullo Stato. Sostengono che la realtà oggi è cambiata, è complessa; che bisogna affrontare il presente ed il futuro con nuove strategie e nuove tattiche. Sono solo vecchi discorsi, vecchie formule, vecchie ideologie trite e ritrite che gli opportunisti hanno sempre utilizzato per tenere sottomessi i lavoratori al “Dio Profitto”. Essi parlano di maggioranza, pensando che l’uguaglianza delle schede elettorali significhi uguaglianza tra lo sfruttato e lo sfruttatore, tra il lavoratore ed il capitalista, tra il povero ed il riccone, tra l’affamato e chi ha la pancia piena. Secondo loro i miti, leali, nobili, pacifici capitalisti non impiegherebbero mai la forza della ricchezza, del denaro, del capitale, il giogo della burocrazia e della dittatura militare, ma risolverebbero gli affari secondo “ la maggioranza”. Sia per ipocrisia sia per estrema ottusità imbellettano la democrazia borghese, il parlamentarismo borghese, la repubblica borghese,  e presentano le cose come se i capitalisti risolvessero le questioni di Stato secondo la volontà della maggioranza e non secondo la volontà del capitale per mezzo dell’inganno, dell’oppressione, della violenza  dei ricchi sui poveri. La borghesia è sempre stata ipocrita ed ha chiamato democrazia un’uguaglianza formale, in cui i lavoratori subiscono varie forme d’inganno, di oppressione, di sfruttamento. Chi propina il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, dei disoccupati, delle donne in democrazia per mezzo di riforme è un ingannatore e nasconde la verità. Non si può condizionare lo Stato con il Parlamento. Non è in Parlamento che si prendono le decisioni, ma nelle banche , nelle società finanziarie, nei consigli di amministrazione delle aziende.

“Tutta la storia dei Paesi a parlamentarismo borghese mostra che i cambiamenti di ministeri o di ministri non hanno che pochissima importanza, perché tutto il lavoro effettivo, tutta l’amministrazione si trova nelle mani di un gigantesco esercito di funzionari. Volere , attraverso siffatto apparato statale realizzare delle trasformazioni sociali significa illudersi al più alto grado e nello stesso tempo illudere i lavoratori. Questo apparato può servire ad una borghesia repubblicana per creare una repubblica sotto forma di una monarchia senza monarca. E’ assolutamente incapace di realizzare delle riforme che, sia pure senza abolire, semplicemente limitino in modo più o meno effettivo i diritti del capitale.”

Lenin

I partiti borghesi, su spinta degl’interessi borghesi, utilizzano a piene mani varie ideologie per dividere i lavoratori, l’antisemitismo, il razzismo, il maschilismo, la contrarietà ai migranti, in modo da nascondere la vera causa delle condizioni di vita e di lavoro di chi vive mettendo nel mercato del lavoro la proprie braccia e la propria intelligenza. Se non tutti hanno un lavoro decente, se vi sono bassi salari, se vi è disoccupazione, se vi è miseria per miliardi di persone, la causa è da ricercarsi nel sistema capitalistico e non altrimenti. Se gli effetti sono disastrosi è inutile sognare di risolverli con palliativi. L’unica soluzione logica e razionale è superare la causa.

“Il marxismo è una guida per l’azione”

Lenin

Marxista è colui che estende il riconoscimento della lotta di classe al riconoscimento della lotta per il comunismo.

Solo in una dimensione sociale, economica e politica tale tutti avranno un lavoro, tutti potranno soddisfare i bisogni della pancia e della mente, tutti potranno assaporare il dolce sapore del cielo.