Una luce nel labirinto

Una luce nel labirinto
Non arrendersi mai.

una luce nel labirinto

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Non sottomettersi mai.

venerdì 28 agosto 2026

Studiare per non lasciarsi ingannare da moderni "Ciarlatani".

Il comunismo è libertà! Il presidente degli U.S.A Donald Trump e vari reazionari di altri Paesi quando vogliono recare offesa a qualcuno, non volendo rispondere sulle nefandezze da essi propagandate, lo apostrofano con l’aggettivo comunista. Tutta la propaganda borghese ha inculcato nelle menti delle persone, soprattutto negli ultimi anni, che il comunismo è uguale al fascismo ed al nazismo, anzi peggio. Hanno contribuito a questo falso dottrinario, storico, culturale, le organizzazioni ed i rappresentanti di queste che si sono dichiarati comunisti, fermandosi solo alle enunciazioni. Gli esempi di comunismo che vengono portati sono l’Unione sovietica di Stalin, la Cina di Mao, Cuba ed altre esperienze di governo medie e piccole dove è regnato o regna il controllo dello stato sull’economia, ma che nulla hanno avuto od hanno a che fare con il comunismo, essendo varianti del sistema capitalistico. Il comunismo è superamento dei rapporti di produzione. E’ “ Da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo le sue necessità.” E’ produrre per il bene di ogni membro della società e non per il benessere di pochi. Perché questa propaganda di massa di falsificazione della storia e della cultura politica? Perché la borghesia sa bene che l’unico avversario vero, radicato nel suo stesso ventre economico e nelle sue contraddizioni, al suo sistema di sfruttamento di miliardi di persone è la teoria comunista. “Noi ci chiamiamo comunisti. Che cos’è un comunista? Comunista è una parola latina. Comunista deriva dalla parola comune. La società comunista significa: tutto in comune, la terra, le fabbriche, il lavoro. Ecco cos’è il comunismo.” Lenin “ I compiti delle associazioni giovanili” Il comunismo è questo non altro. In quale situazione questa dimensione economico-sociale ha preso piede? Ad eccezione del comunismo primitivo, agli albori dell’umanità, quest’esperienza non si è ancora mai realizzata. La rivoluzione russa del 1917 è stato un tentativo grandioso, il più grande tentativo dopo la Comune di Parigi, di eliminare le classi, ma, causa le mancate rivoluzioni negli altri paesi europei, esso è fallito. Lo stalinismo rappresentò la controrivoluzione borghese ed infatti annientò tutti i comunisti travestendoli da traditori della patria, da ebrei, da nemici del bene pubblico. Lo stalinismo come il nazismo ed il fascismo rappresentarono la centralizzazione del potere politico per l’obiettivo di concentrazione economica delle borghesie da essi rappresentate. Queste forme di potere politico non sono altro che l’altra faccia della medaglia del capitalismo, utili come la forma democratica in certi momenti storici. Cercare di fare spregio del comunismo, fin dalla parola, è certamente interesse della borghesia, ma questo non vuol dire che ancora oggi non vi siano miliardi di persone che anelano al sistema descritto da Lenin. Vi sono e crescono sempre più. Così come crescono in quantità e qualità coloro che sempre più si temprano nel quotidiano del capitalismo ed alle fonti del marxismo di quella scienza pratica che porta alla coscienza. La borghesia ed i suoi megafoni sparlano del comunismo perché hanno paura che le menti comprendano il suo grande imbroglio, basato sul profitto e sullo sfruttamento, sulle guerre, sulle morti per fame e miseria di adulti e bambini, sulla ricchezza di pochi e la miseria di molti, sulla negazione dell’essenza della dignità umana, il diritto a vivere ed a vivere serenamente. E’ un’azione di spregio interessata. Le menti libere e non schiave delle idee delle classi dominanti, le menti che ogni giorno cercano di essere libere nella conoscenza non cascano nel tranello, basato sull’ignoranza e l’imbroglio e lottano per un mondo nuovo e migliore. Solo il comunismo può liberare l’ umanità dalle catene e dalle miserie del capitalismo e dare il benessere a tutto il genere umano! “Per i suoi principi, il comunismo è al di sopra del dissidio tra borghesia e proletariato, poiché lo considera giustificato nel suo significato storico soltanto per il presente, non per il futuro; esso intende appunto sopprimere tale dissidio. Riconosce perciò, finchè il dissidio permane, che il risentimento del proletariato contro i suoi oppressori è un a necessità, che rappresenta la leva più importante del movimento operaio ai suoi inizi; ma va oltre tale risentimento, perché il comunismo è appunto una causa di tutta l’umanità, non soltanto degli operai.” F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra. RIPRENDI Perché il socialismo? di Albert Einstein Albert Einstein è il fisico di fama mondiale. Questo articolo è stato originariamente pubblicato nel primo numero di Monthly Review (maggio 1949). Successivamente è stato pubblicato nel maggio 1998 per commemorare il primo numero del cinquantesimo anno di MR . È consigliabile che uno che non è un esperto di questioni economiche e sociali esprima opinioni sul tema del socialismo? Credo che lo sia per una serie di ragioni. Consideriamo prima la questione dal punto di vista della conoscenza scientifica. Potrebbe sembrare che non ci siano differenze metodologiche essenziali tra astronomia ed economia: gli scienziati in entrambi i campi tentano di scoprire leggi di accettabilità generale per un gruppo circoscritto di fenomeni al fine di rendere l'interconnessione di questi fenomeni il più chiaramente comprensibile possibile. Ma in realtà tali differenze metodologiche esistono. La scoperta di leggi generali nel campo dell'economia è resa difficile dalla circostanza che i fenomeni economici osservati sono spesso influenzati da molti fattori che sono molto difficili da valutare separatamente. Inoltre, l'esperienza accumulata dall'inizio del cosiddetto periodo civilizzato della storia umana è stata - come è noto - largamente influenzata e limitata da cause di natura non esclusivamente economica. Ad esempio, la maggior parte dei principali stati della storia doveva la propria esistenza alla conquista. I popoli conquistatori si stabilirono, legalmente ed economicamente, come la classe privilegiata del paese conquistato. Presero per sé il monopolio della proprietà terriera e nominarono un sacerdozio tra i loro ranghi. I sacerdoti, responsabili dell'istruzione, trasformarono la divisione di classe della società in un'istituzione permanente e crearono un sistema di valori in base al quale le persone furono da allora in poi, in larga misura inconsciamente, guidate nel loro comportamento sociale. la maggior parte dei principali stati della storia deve la propria esistenza alla conquista. I popoli conquistatori si stabilirono, legalmente ed economicamente, come la classe privilegiata del paese conquistato. Presero per sé il monopolio della proprietà terriera e nominarono un sacerdozio tra i loro ranghi. I sacerdoti, responsabili dell'istruzione, trasformarono la divisione di classe della società in un'istituzione permanente e crearono un sistema di valori in base al quale le persone furono da allora in poi, in larga misura inconsciamente, guidate nel loro comportamento sociale. la maggior parte dei principali stati della storia deve la propria esistenza alla conquista. I popoli conquistatori si stabilirono, legalmente ed economicamente, come la classe privilegiata del paese conquistato. Presero per sé il monopolio della proprietà terriera e nominarono un sacerdozio tra i loro ranghi. I sacerdoti, responsabili dell'istruzione, trasformarono la divisione di classe della società in un'istituzione permanente e crearono un sistema di valori in base al quale le persone furono da allora in poi, in larga misura inconsciamente, guidate nel loro comportamento sociale. Ma la tradizione storica è, per così dire, di ieri; da nessuna parte abbiamo davvero superato quella che Thorstein Veblen chiamava "la fase predatoria" dello sviluppo umano. I fatti economici osservabili appartengono a quella fase e anche le leggi che possiamo derivarne non sono applicabili ad altre fasi. Poiché il vero scopo del socialismo è proprio quello di superare e andare oltre la fase predatoria dello sviluppo umano, la scienza economica nel suo stato attuale può gettare poca luce sulla società socialista del futuro. In secondo luogo, il socialismo è diretto verso un fine etico-sociale. La scienza, tuttavia, non può creare fini e, ancor meno, instillarli negli esseri umani; la scienza, al massimo, può fornire i mezzi per raggiungere certi fini. Ma i fini stessi sono concepiti da personalità con alti ideali etici e - se questi fini non sono nati morti, ma vitali e vigorosi - sono adottati e portati avanti da quei tanti esseri umani che, quasi inconsciamente, determinano la lenta evoluzione della società. Per questi motivi, dovremmo stare attenti a non sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani; e non dovremmo presumere che gli esperti siano gli unici ad avere il diritto di esprimersi su questioni che riguardano l'organizzazione della società. Innumerevoli voci affermano da tempo che la società umana sta attraversando una crisi, che la sua stabilità è stata gravemente frantumata. È caratteristico di una tale situazione che gli individui si sentano indifferenti o addirittura ostili nei confronti del gruppo, piccolo o grande, a cui appartengono. Per illustrare il mio significato, lasciatemi registrare qui un'esperienza personale. Di recente ho discusso con un uomo intelligente e ben disposto la minaccia di un'altra guerra, che a mio parere metterebbe seriamente in pericolo l'esistenza dell'umanità, e ho osservato che solo un'organizzazione sovranazionale offrirebbe protezione da quel pericolo. Allora il mio visitatore, con molta calma e freddezza, mi disse: "Perché sei così profondamente contrario alla scomparsa della razza umana?" Sono sicuro che fino a un secolo fa nessuno avrebbe fatto una dichiarazione del genere con tanta leggerezza. È l'affermazione di un uomo che ha cercato invano di raggiungere un equilibrio dentro di sé e ha più o meno perso la speranza di riuscire. È l'espressione di una dolorosa solitudine e isolamento di cui tante persone stanno soffrendo in questi giorni. Qual è la causa? C'è una via d'uscita? È facile sollevare domande del genere, ma è difficile rispondere con un certo grado di sicurezza. Devo provarci, tuttavia, come meglio posso, anche se sono molto consapevole del fatto che i nostri sentimenti e le nostre aspirazioni sono spesso contraddittori e oscuri e che non possono essere espressi con formule facili e semplici. L'uomo è, allo stesso tempo, un essere solitario e un essere sociale. Come essere solitario, cerca di proteggere la propria esistenza e quella di coloro che gli sono più vicini, di soddisfare i suoi desideri personali e di sviluppare le sue capacità innate. Come essere sociale, cerca di ottenere il riconoscimento e l'affetto dei suoi simili, di condividere i loro piaceri, di confortarli nei loro dolori e di migliorare le loro condizioni di vita. Solo l'esistenza di questi sforzi vari, spesso contrastanti, spiega il carattere speciale di un uomo, e la loro combinazione specifica determina la misura in cui un individuo può raggiungere un equilibrio interiore e può contribuire al benessere della società. È del tutto possibile che la forza relativa di queste due pulsioni sia, principalmente, fissata dall'eredità. Ma la personalità che finalmente emerge è in gran parte formata dall'ambiente in cui un uomo capita di trovarsi durante il suo sviluppo, dalla struttura della società in cui cresce, dalla tradizione di quella società e dalla sua valutazione di tipi particolari. di comportamento. Il concetto astratto di "società" significa per il singolo essere umano la somma totale dei suoi rapporti diretti e indiretti con i suoi contemporanei e con tutte le persone delle generazioni precedenti. L'individuo è in grado di pensare, sentire, lottare e lavorare da solo; ma dipende così tanto dalla società - nella sua esistenza fisica, intellettuale ed emotiva - che è impossibile pensare a lui, o capirlo, al di fuori della struttura della società. È la "società" che fornisce all'uomo cibo, vestiario, una casa, gli strumenti di lavoro, il linguaggio, le forme di pensiero, e la maggior parte del contenuto del pensiero; la sua vita è resa possibile dal lavoro e dai risultati dei molti milioni di passati e presenti che sono tutti nascosti dietro la piccola parola "società". È evidente, quindi, che la dipendenza dell'individuo dalla società è un fatto di natura che non può essere abolito, proprio come nel caso delle formiche e delle api. Tuttavia, mentre l'intero processo vitale delle formiche e delle api è fissato nei minimi dettagli da istinti rigidi ed ereditari, il modello sociale e le interrelazioni degli esseri umani sono molto variabili e suscettibili di cambiamento. La memoria, la capacità di fare nuove combinazioni, il dono della comunicazione orale hanno reso possibili nell'essere umano sviluppi non dettati da necessità biologiche. Tali sviluppi si manifestano in tradizioni, istituzioni e organizzazioni; in letteratura; nelle realizzazioni scientifiche e ingegneristiche; in opere d'arte. Questo spiega come accade che, in un certo senso, l'uomo possa influenzare la propria vita attraverso la propria condotta, L'uomo acquisisce alla nascita, per eredità, una costituzione biologica che dobbiamo considerare fissa e inalterabile, comprese le pulsioni naturali che sono caratteristiche della specie umana. Inoltre, durante la sua vita, acquisisce una costituzione culturale che adotta dalla società attraverso la comunicazione e molti altri tipi di influenze. È questa costituzione culturale che, con il passare del tempo, è soggetta a mutamenti e che determina in larga misura il rapporto tra individuo e società. L'antropologia moderna ci ha insegnato, attraverso l'indagine comparativa delle cosiddette culture primitive, che il comportamento sociale degli esseri umani può differire notevolmente, a seconda dei modelli culturali prevalenti e dei tipi di organizzazione che predominano nella società. Se ci chiediamo come cambiare la struttura della società e l'atteggiamento culturale dell'uomo per rendere la vita umana il più soddisfacente possibile, dovremmo essere costantemente consapevoli del fatto che ci sono alcune condizioni che non siamo in grado di modificare. Come accennato prima, la natura biologica dell'uomo non è, per tutti gli scopi pratici, soggetta a modifiche. Inoltre, gli sviluppi tecnologici e demografici degli ultimi secoli hanno creato condizioni che sono destinate a restare. In popolazioni relativamente densamente stanziate con i beni indispensabili alla loro continua esistenza, sono assolutamente necessarie un'estrema divisione del lavoro e un apparato produttivo altamente centralizzato. Il tempo - che, guardando indietro, sembra così idilliaco - è passato per sempre quando individui o gruppi relativamente piccoli potevano essere completamente autosufficienti. Sono giunto ora al punto in cui posso indicare brevemente ciò che per me costituisce l'essenza della crisi del nostro tempo. Riguarda il rapporto dell'individuo con la società. L'individuo è diventato più consapevole che mai della sua dipendenza dalla società. Ma non vive questa dipendenza come un bene positivo, come un legame organico, come una forza protettiva, ma piuttosto come una minaccia ai suoi diritti naturali, o anche alla sua esistenza economica. Inoltre, la sua posizione nella società è tale che le pulsioni egoistiche della sua costituzione vengono costantemente accentuate, mentre le sue pulsioni sociali, per natura più deboli, si deteriorano progressivamente. Tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro posizione nella società, soffrono di questo processo di deterioramento. Inconsapevolmente prigionieri del proprio egoismo, si sentono insicuri, soli e privati dell'ingenuo, semplice, e godimento non sofisticato della vita. L'uomo può trovare un senso nella vita, breve e pericolosa com'è, solo dedicandosi alla società. L'anarchia economica della società capitalista così com'è oggi è, a mio parere, la vera fonte del male. Vediamo davanti a noi un'enorme comunità di produttori i cui membri si sforzano incessantemente di privarsi a vicenda dei frutti del loro lavoro collettivo, non con la forza, ma nel complesso nel fedele rispetto delle regole legalmente stabilite. A questo riguardo, è importante rendersi conto che i mezzi di produzione, vale a dire l'intera capacità produttiva necessaria per produrre beni di consumo e beni capitali aggiuntivi, possono essere legalmente, e per la maggior parte sono, proprietà privata di individui. Per semplicità, nella discussione che segue chiamerò "lavoratori" tutti coloro che non partecipano alla proprietà dei mezzi di produzione, sebbene ciò non corrisponda del tutto all'uso consueto del termine. Il proprietario dei mezzi di produzione è in grado di acquistare la forza lavoro del lavoratore. Usando i mezzi di produzione, l'operaio produce nuovi beni che diventano proprietà del capitalista. Il punto essenziale di questo processo è la relazione tra ciò che il lavoratore produce e ciò che viene pagato, entrambi misurati in termini di valore reale. Nella misura in cui il contratto di lavoro è "gratuito", ciò che il lavoratore riceve è determinato non dal valore reale dei beni che produce, ma dai suoi bisogni minimi e dai requisiti di forza lavoro dei capitalisti in relazione al numero di lavoratori in competizione per lavori. Il capitale privato tende a concentrarsi in poche mani, in parte a causa della concorrenza tra i capitalisti, in parte perché lo sviluppo tecnologico e la crescente divisione del lavoro incoraggiano la formazione di unità di produzione più grandi a scapito di quelle più piccole. Il risultato di questi sviluppi è un'oligarchia del capitale privato il cui enorme potere non può essere efficacemente controllato nemmeno da una società politica organizzata democraticamente. Ciò è vero poiché i membri degli organi legislativi sono selezionati da partiti politici, in gran parte finanziati o altrimenti influenzati da capitalisti privati che, a tutti gli effetti pratici, separano l'elettorato dalla legislatura. La conseguenza è che i rappresentanti del popolo infatti non tutelano sufficientemente gli interessi delle fasce meno privilegiate della popolazione. Inoltre, nelle condizioni esistenti, i capitalisti privati controllano inevitabilmente, direttamente o indirettamente, le principali fonti di informazione (stampa, radio, istruzione). È quindi estremamente difficile, e nella maggior parte dei casi addirittura impossibile, per il singolo cittadino giungere a conclusioni obiettive e fare un uso intelligente dei suoi diritti politici. La situazione prevalente in un'economia basata sulla proprietà privata del capitale è quindi caratterizzata da due principi fondamentali: primo, i mezzi di produzione (capitale) sono di proprietà privata e i proprietari li dispongono come meglio credono; secondo, il contratto di lavoro è gratuito. Naturalmente, in questo senso non esiste una società capitalista pura . In particolare, va notato che i lavoratori, attraverso lunghe e aspre lotte politiche, sono riusciti a garantire una forma un po 'migliorata del "contratto di lavoro gratuito" per alcune categorie di lavoratori. Ma nel suo insieme, l'economia odierna non differisce molto dal capitalismo "puro". La produzione viene svolta a scopo di lucro, non per uso. Non è previsto che tutti coloro che possono e vogliono lavorare siano sempre in grado di trovare un impiego; quasi sempre esiste un "esercito di disoccupati". Il lavoratore ha costantemente paura di perdere il lavoro. Poiché i lavoratori disoccupati e mal pagati non forniscono un mercato redditizio, la produzione di beni di consumo è limitata e la conseguenza è un grande disagio. Il progresso tecnologico si traduce spesso in una maggiore disoccupazione piuttosto che in un alleggerimento del carico di lavoro per tutti. Il motivo del profitto, insieme alla concorrenza tra i capitalisti, è responsabile di un'instabilità nell'accumulazione e nell'utilizzo del capitale che porta a depressioni sempre più gravi. La concorrenza illimitata porta a un enorme spreco di manodopera, Considero questo paralizzante degli individui il peggior male del capitalismo. Tutto il nostro sistema educativo soffre di questo male. Un atteggiamento competitivo esagerato viene inculcato nello studente, che è addestrato ad adorare il successo acquisitivo come preparazione per la sua futura carriera. Sono convinto che ci sia un solo modo per eliminare questi gravi mali, vale a dire attraverso l'istituzione di un'economia socialista, accompagnata da un sistema educativo orientato verso obiettivi sociali. In una tale economia, i mezzi di produzione sono di proprietà della società stessa e sono utilizzati in modo pianificato. Un'economia pianificata, che adegua la produzione ai bisogni della comunità, distribuirà il lavoro da fare tra tutti coloro che possono lavorare e garantirebbe il sostentamento a ogni uomo, donna e bambino. L'educazione dell'individuo, oltre a promuovere le sue capacità innate, tenterebbe di sviluppare in lui un senso di responsabilità per i suoi simili invece della glorificazione del potere e del successo nella nostra società attuale. Tuttavia, è necessario ricordare che un'economia pianificata non è ancora socialismo. Un'economia pianificata in quanto tale può essere accompagnata dalla completa schiavitù dell'individuo. Il raggiungimento del socialismo richiede la soluzione di alcuni problemi socio-politici estremamente difficili: come è possibile, vista la centralizzazione di vasta portata del potere politico ed economico, impedire che la burocrazia diventi onnipotente e arrogante? Come si possono tutelare i diritti dell'individuo e quindi assicurare un contrappeso democratico al potere della burocrazia? La chiarezza sugli obiettivi e sui problemi del socialismo è della massima importanza nella nostra epoca di transizione. Poiché, nelle attuali circostanze, la discussione libera e senza ostacoli di questi problemi è caduta sotto un potente tabù, considero il fondamento di questa rivista un importante servizio.

martedì 28 luglio 2026

La nuova stagione: un Mondo nuovo.

La nuova stagione: un mondo nuovo. “I rapporti sociali sono intimamente connessi alle forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e, cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano tutti i loro rapporti sociali…Quegli stessi uomini che stabiliscono i rapporti sociali conformemente alla loro produttività materiale, producono anche i principi, le idee, le categorie, conformemente ai loro rapporti sociali.” “Marx paragonava gli economisti borghesi che parlano delle eterne e naturali istituzioni della società borghese, ai teologi ortodossi, per i quali la propria religione è una rivelazione di Dio, mentre ogni altra religione è un’invenzione umana” Vita di Marx F. Mehring “Ancora oggi la cultura borghese pone la questione tutta qui: capitalismo vuol dire economia privata, socialismo vuol dire statizzazione…Non sarà il caso di ricordare che, semmai, l’economia socialista si definisce economia senza Stato.” Struttura economica e sociale della Russia d’oggi. A, Bordiga. In una nuova società, in un mondo nuovo lo Stato è destinato ad uscire dalla storia per il fatto che non vi saranno più conflitti da regolare, ma benessere da amministrare. In un mondo in cui gl’interessi siano comuni non vi potrà essere, in modo naturale, un potere in rappresentanza del più forte a spese del più debole. La nuova stagione è un mondo in cui gli esseri umani siano liberi dai bisogni e messi in condizione di mostrare le grandiose bellezze individuali in un’insieme che metta al centro la vita umana e la sua difesa. Non difesa della vita fino alla nascita, come fanno alcune associazioni, ma difesa della vita dal concepimento all’estinzione, garantendo ad ognuno soddisfazione di ogni necessità materiale e spirituale. Le nuove stagioni che parlano, al di là dei giri di parole, di peggiorare la condizione umana con precarietà del lavoro, bassi salari, più sfruttamento, guerre sono il prosieguo delle vecchie. Sono stagioni fredde che vanno contro l’essere umano e la vita, che non intaccano le tre caratteristiche fondamentali della produzione capitalistica: la concentrazione in poche mani dei mezzi di produzione, l’organizzazione sociale del lavoro mediante la cooperazione, la divisione del lavoro e l’unione del lavoro con le scienze naturali, la creazione del mercato mondiale. Concentrazione, divisione del lavoro, soppressione della proprietà privata, creazione del mercato mondiale: ecco gli aspetti interdipendenti del dialettico processo di sviluppo capitalistico, ecco il movimento dell’evoluzione storica che parte dalla proprietà privata e del lavoro individuale ed approda al capitale sociale, negazione dell’una e dell’altro. Il capitale sociale ad un certo stadio diviene imperialismo Ebbene l’economia capitalista è storicamente l’economia che abolisce, nel suo sviluppo, la proprietà privata. Il socialismo, appunto, è storicamente possibile e necessario perché sorge nella fase capitalista, dalle basi materiali nelle quali le forze produttive sono divenute sociali ed economicamente appartengono all’intera società. Il capitalismo è l’impedimento allo sviluppo delle forze produttive che ormai sono socialiste, ed è impedimento non perché è “proprietario” delle forze produttive, ma perché è “detentore”. Un nuovo mondo è possibile! Vivere da esseri umani può essere realtà! Se lo vogliamo, possiamo sognare!

martedì 21 luglio 2026

Capitalismo e immigrazione.

Capitalismo e immigrazione. “La mobilità della forza lavoro è un fenomeno che si sviluppa con il capitalismo…Decine di milioni, generazione dopo generazione, di proletari hanno attraversato i monti, i fiumi, i mari alla ricerca di padroni che comprassero quella forza lavoro che non riuscivano a vendere nel posto dove erano nati.” A. Cervetto Lo sviluppo delle forze produttive entra sempre più in contrasto con i rapporti di produzione nel capitalismo. La produzione mondiale è in grado di soddisfare le esigenze materiali di ogni essere umano, ma questo non avviene per il fatto che questo sistema è basato sul profitto. Lo sviluppo del capitalismo in Asia ed in Africa è responsabile della nuova ondata migratoria, spinta dal desiderio di ricercare nuovi padroni che comprino forza lavoro. La lotta tra le potenze per la spartizione dei mercati e le guerre alimentano il fenomeno. Nello stesso tempo è lo stesso sviluppo capitalistico che porta ad un calo delle nascite nelle vecchie potenze, creando vuoti nei mercati della forza lavoro. In Europa il numero medio dei figli è 1,57, al di sotto del 2,1 che consenta di mantenere il livello di popolazione. In Germania, media degli ultimi dieci anni, vi sono 678.000 nati e 853.000 decessi. Il saldo negativo è di 175.000 persone ogni anno. Se non vi fossero gl’immigrati la popolazione tedesca avrebbe un calo significativo. La stessa realtà vi è in Italia, dove vi sono ogni anno più decessi che nascite. Questa realtà è appesantita dall’invecchiamento della popolazione. Il Financial Times valuta che in Germania mancheranno 350.000 operai qualificati ogni anno. E’ un processo inesorabile nelle attuali condizioni economiche e sociali. Il capitalismo porta ad avere timore del futuro e della vita! “ I pugilatori a pagamento con lingua da schiavi” cercano di creare sempre nuove illusioni e speranze, ma queste restano tali. Non di speranze l’essere umano ha bisogno, ma di realtà che diano libertà materiale e spirituale. Invece vediamo come i ricchi diventino sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. In Germania si sta organizzando un ingresso rapido degl’immigrati nel mondo del lavoro per non farli pesare sulla spesa pubblica. La Deutsche Bank, in uno studio apposito, propone, onde accelerarne l’impiego, un allentamento dei divieti sul lavoro part-time e chiede di abolire il salario minimo per i rifugiati. La carità si sposa con il profitto! Il sogno europeo per tanti nuovi proletari si realizza, ma sarà la realtà capitalistica a far scoprire loro che non di sogno si tratta, ma di incubo. La propaganda contro gl’immigrati serve a dividere il mondo dei lavoratori ed assoggettarli tutti all’interesse del sistema riducendo i salari, peggiorando le condizioni di lavoro e di vita, eliminando situazioni favorevoli nella sanità, nella scuola, nei trasporti, nei sevizi al cittadino. Intanto la classe lavoratrice cresce, diventa più forte e matura nel numero e nella coscienza, si educa e si tempra nella lotta quotidiana. Si prepara a condizioni storiche che portino ad una nuova realtà socio-economica in cui ognuno possa vivere concretamente la vita, perché essa è bella e merita di essere vissuta in tutto il suo splendore. “Il progresso industriale che segue la marcia dell'accumulazione, non soltanto riduce sempre più il numero degli operai necessari per mettere in moto una massa crescente di mezzi di produzione, aumenta nello stesso tempo la quantità di lavoro che l'operaio individuale deve fornire. nella misura in cui esso sviluppa le potenzialità produttive del lavoro e fa dunque ottenere più prodotti da meno lavoro, il sistema capitalista sviluppa anche i mezzi per ottenere più lavoro dal salariato, sia prolungando la giornata lavorativa, sia aumentando l'intensità del suo lavoro, o ancora aumentando in apparenza il numero dei lavoratori impiegati rimpiazzando una forza superiore e più cara con più forze inferiori e meno care, l'uomo con la donna, l'adulto con l'adolescente e il bambino, uno yankee con tre cinesi. Ecco diversi metodi per diminuire la domanda di lavoro e rendere l'offerta sovrabbondante, in un parola per fabbricare una sovrappopolazione. L'eccesso di lavoro imposto alla frazione della classe salariata che si trova in servizio attivo ingrossa i ranghi della riserva aumentandone la pressione che quest'ultima esercita sulla prima, forzandola a subire più docilmente il comando del capitale”. K.Marx, Il Capitale, Libro, I, 7,25

sabato 27 giugno 2026

Il biennio rosso. Un' esperienza storica da tenere a mente.

IL MOVIMENTO OPERAIO ITALIANO E LE LOTTE DEL 1919 – 1920 L’ Italia uscì dalla prima guerra mondiale dissanguata in uomini e mezzi e profondamente sconvolta in tutto il suo tessuto sociale.La disoccupazione, la riconversione industriale da militare a civile, il ritorno dei reduci furono problemi giganteschi per il nostro paese. Vasti strati di piccola borghesia parassitaria e contadina si sentivano insoddisfatti del ruolo subalterno che venivano ad occupare, finita la guerra, dopo essere stati impegnati, durante il conflitto bellico, in posizioni di comando ed erano colpiti, come le classi a reddito fisso, dal livello altissimo di inflazione. Questa realtà dipendeva in gran parte dalle ingenti spese militari, che passarono da 2,387 milioni nel 1914-1915 a 20,612 milioni (+863%) nel 1917-1919. Gli stipendi invece erano, fatta eccezione per alcune categorie, quelli dell’anteguerra. La riconversione post-bellica dell’apparato produttivo scatenò un terremoto in campo industriale e finanziario. Qualche gruppo economico-finanziario si rafforzò, altri si ridimensionarono, qualche altro pose le basi per il suo lento declino, alcuni, come la FIAT, iniziarono la loro grande ascesa. L’industria siderurgica e meccanica, che era stata la grande beneficiaria della guerra ed aveva visto aumentare i suoi profitti, si ridimensionò. Iniziarono il loro sviluppo settori come quello chimico ed elettrico.La disoccupazione era crescente e le condizioni di vita degli strati proletari tendevano sempre più all’impoverimento. Nel gennaio 1919 i cattolici diedero vita al Partito Popolare Italiano, primo partito di ispirazione cattolica. Fondatore della nuova formazione politica fu Don Luigi Sturzo. Il 23 marzo del 1919 Mussolini fondava a Milano i Fasci di Combattimento. Il riferimento al “fascio “ non era nuovo nel panorama politico italiano. I fasci siciliani (1892-1894), i fasci di azione rivoluzionaria interventisti (1914) e il fascio parlamentare di difesa nazionale (unione di deputati che, dopo Caporetto si opposero alle ipotesi rinunciatarie). Il Fascismo, non era un movimento con un programma, ma un movimento composto da idee diverse; Mussolini s’impadroniva di queste idee per realizzare una sintesi politica in funzione della realtà e della situazione economica, che aveva bisogno d’investimenti intensivi e quindi di uno Stato, che guidasse lo sviluppo di concentrazione del capitale italiano, così come in Germania con Hitler ed in Russia con Stalin. Da qui il riferimento all’idealismo hegeliano e al concetto di rivoluzione per un ‘idea in continuo divenire.L’idea era il concetto di Stato :” Tutto è nello Stato , nulla è al di fuori di esso ,nulla contro lo Stato .” Il mondo culturale tra fine Ottocento e primo Novecento portò alla ribalta le teorie dell’ antipositivismo in contrapposizione al positivismo.Queste teorie affermavano che la Storia non era determinata dalla scienza, razionalità, materialismo. L’uomo era soggetto nella dinamica della realtà e non soggetto in rapporto dialettico con la realtà circostante. Il rifiuto di queste teorie del materialismo storico, che vedeva nella realtà capitalistica l’impossibilità di abolire la lotta di classe, se non superando questa stessa realtà, era conseguente. Le teorie dell’antipositivismo si identificarono nel vocianesimo, nel dannunzianesimo, nel nazionalismo e in altre correnti di pensiero, che tendevano a costruire uno Stato nuovo.Tali forze costituirono l’avanguardia del Partito fascista. Benito Mussolini era stato dapprima socialista massimalista e direttore dell’Avanti, quotidiano del partito. Era poi divenuto nazionalista e sostenitore della guerra. Molto ambizioso e deciso, era ben poco legato ai progetti ed ai programmi politici, che, soprattutto nei primi anni, ma anche dopo, cambiò con una certa disinvoltura. Musssolini raccolse sempre più consensi sia facendo leva sulle paure e sulle emozioni di molti italiani, sia sugli interessi economici della borghesia industriale ed agraria sia su quelli della piccola borghesia urbana. Nel clima acceso del biennio rosso, Mussolini fece della violenza un uso sistematico e costituì vere e proprie bande di uomini armati. Presentava “le squadracce “ dei fascisti come strumento necessario per riportare l’ordine nel paese, sconvolto dai “rossi “. L’elezioni politiche dell’anno 1919 mostrarono la volontà di cambiamento dell’elettorato. I risultati mostrarono l’enorme forza del Partito Socialista, la crescita del Partito Popolare, il declino dei liberali. Il Partito Socialista ottenne 156 deputati in confronto ai 48 del 1913, il Partito Popolare ne ebbe 100 rispetto ai 33 eletti nel 1913. I liberali persero la maggioranza, avendo ottenuto poco più di 200 deputati rispetto agli oltre 300 del 1913 e iniziarono il loro declino politico. Il Partito Fascista ottenne un risultato molto negativo. Il Partito Socialista, cresciuto enormemente in rappresentanza parlamentare, era la speranza di cambiamento per tanti lavoratori. Aveva aderito nel 1919 alla Terza Internazionale, che aveva come obiettivo la rivoluzione socialista. Tuttavia i suoi appelli ad un’azione rivoluzionaria erano più verbali che reali, essendo, fatto non secondario, diviso al suo interno tra riformisti e massimalisti. Filippo Turati, rappresentante dei riformisti, espresse i suoi dubbi e le sue perplessità circa la reazione di una parte importante della società: “Di tutte quelle classi medie, quelle piccole classi, quei ceti intellettuali, quegli uomini liberi che si avvicinavano a noi, che vedevano nella nostra ascensione la loro propria ascensione e la liberazione dell’uomo, e che noi con la minaccia della dittatura e del sangue gettiamo dalla parte opposta.” In questo panorama cresceva il partito dei nazionalisti e dei reduci della guerra. La “vittoria mutilata”, ovvero il sentimento di scontentezza per l’esito degli accordi di pace di Versailles trovò un ottimo portavoce in Gabriele D’Annunzio. I reduci della prima guerra mondiale ritennero che il loro ruolo non era valorizzato dallo Stato. All’inizio del 1919 i metallurgici, i ferrovieri, i tessili, gli edili reclamarono la fissazione dei minimi di salario e posero la rivendicazione della giornata lavorativa di 8 ore. Il 5 febbraio del 1919 i metallurgici conquistarono le 8 ore. Agli scioperi, in appoggio alle rivendicazioni economiche si intrecciarono scioperi politici, come quello dei ferrovieri triestini contro le operazioni di spostamento delle truppe in connessione con l’occupazione militare della Venezia – Giulia. La repressione che seguì vide multe ed anni di carcere per i manifestanti. Ma uno sciopero di 7 settimane, oltre a garantire ai ferrovieri triestini la stessa normativa di cui godevano sotto l’Austria, fece rientrare parte delle sanzioni. Le adesioni agli scioperi erano massicce e gli iscritti alla C. G L.aumentavano di pari passo con l’intensificazione della lotta. Anni Scioperi Partecipanti 1907 1890 321.500 1919 1663 1.050.000 1920 1881 1.268.000 1921 1045 644000 Iscritti C .G .L . fine 1918 249.000 tessere fine 1919 1.153.000 tessere fine 1920 2.320.000 tessere Iscritti P.S.I. 1913 47000 tessere 1919 87589 tessere 1920 216377 tessere 1921 106845 tessere Da questi dati emerge il rapporto stretto tra la lotta dei lavoratori e la crescita delle loro organizzazioni sindacali e politiche . Dimostra altresì che il calo della lotta porta al calo di adesione alle organizzazioni sindacali e politiche di riferimento. Le preoccupazioni della classe politica liberale, allora dominante, erano sostanzialmente due: fermare il revanscismo dei dannunziani e prevenire in ogni modo la possibilità di una rivoluzione comunista, tipo quella russa. La seconda preoccupazione era particolarmente sentita anche dagli industriali e dai grandi proprietari terrieri, che detenevano gran parte delle ricchezze del paese. Questa stessa preoccupazione portò gli industriali e i proprietari terrieri a finanziare la nascita del “Movimento dei Fasci Italiani di Combattimento”, che si costituì a Milano il 23 marzo 1919.Questo movimento aveva un indirizzo fortemente antisocialista. Mussolini ed i suoi seguaci vollero dimostrare la loro coerenza nel respingere il diffuso massimalismo delle file socialiste e il 15 aprile del 1919, durante l’ennesimo sciopero generale a Milano, dopo gli scontri un gruppo di fascisti e di arditi andò ad incendiare l’”Avanti”, il giornale del Partito Socialista, di cui Mussolini era stato il direttore negli anni della sua militanza socialista. Lo stesso cardinale di Milano Carlo Ferrari formò un gruppo di giovani ardimentosi, che prese il nome di Avanguardia Cattolica.Il motto “ O Cristo o morte” dava la misura della sensazione della situazione, specie nel milanese, roccaforte del Partito Socialista. L’11 giugno 1919 a La Spezia la classe operaia passò dagli scioperi di categoria e di officina, visto il continuo aumento dei prezzi, ai moti di piazza. La scintilla fu la decisione dei grossisti di frutta e verdura di attuare la serrata per protestare contro la maggiorazione dell’imposta comunale di consumo. Gli operai, contro questa decisione, spontaneamente abbandonarono il lavoro. Più di diecimila lavoratori in corteo si scontrarono con i carabinieri a cavallo, che cercavano di fermarli.Furono uccisi due lavoratori e feriti venticinque. I morti e i feriti non intimorirono i partecipanti al corteo, anzi li scatenò ancora di più tanto da incominciare ad assalire e saccheggiare i negozi. Il 13 giugno i moti di piazza si allargarono a Genova, assumendo, anche in questo caso forme di insurrezione. Negli scontri con i carabinieri morì un lavoratore. Conosciuti i fatti di La Spezia e Genova, anche Milano scese in lotta. Il 3 luglio scese in lotta tutta la popolazione di Firenze ed il giorno dopo tutta la città fu in mano ai lavoratori. Furono requisiti tutti i mezzi di trasporto, che servirono per il prelievo di merci dai magazzini delle campagne. La Camera del Lavoro era ormai il governo di Firenze. Il prezzo delle merci requisite fu abbassato del 50%, quella invenduta fu stoccata nei locali della Camera del Lavoro. In alcuni casi gli stessi esercenti portarono la loro merce allo stoccaggio, esponendo cartelli con la scritta:” La merce resta a disposizione della Camera del Lavoro”. I moti per il “caro viveri” si estesero a macchia d’olio e in un mese toccarono tutti i maggiori centri italiani. Tante città erano ormai in mano ai lavoratori e si sentivano slogan tipo: “ Fare come in Russia” . Il Partito Socialista non appoggiò i moti di piazza anzi, in alcuni casi collaborò con i governi liberali per stemperare il contrasto sociale. La reazione dello Stato contro i moti fu feroce e ove non bastavano i carabinieri si fece intervenire l’esercito. Tra i lavoratori ci furono parecchi morti,molti feriti ed innumerevoli arresti. Nello stesso mese si ebbe lo sciopero internazionalista a sostegno della Russia bolscevica, anche in questo caso ci furono episodi di violenza. In ottobre lo scontro si spostò nelle campagne, con l’occupazione delle terre da parte dei contadini in Sicilia. La protesta fu violenta e vide l’assalto alle residenze dei proprietari ed a una caserma dei carabinieri. Si ebbero tredici morti tra i contadini e uno tra i militari. Il movimento a favore dei lavoratori agricoli, attivo anche nell’Emilia Romagna, vide l’appoggio non solo dei socialisti, ma anche dei popolari, attraverso la Leghe Bianche. Importante fu pure il contributo delle associazioni degli ex-combattenti. Ci furono anche ammutinamenti dei soldati di Ancona, Brindisi e Trieste per non andare in Albania. I governi Nitti e Giolitti ricercando la collaborazione dei socialisti riformisti e per ridurre il conflitto sociale, portarono avanti alcune iniziative riformistiche a favore dei lavoratori. Ci fu l’introduzione della giornata lavorativa di otto ore, fu emanato un decreto per l’utilizzo delle terre incolte, furono istituiti gli uffici del lavoro. Il 13 settembre 1919 il giornale gramsciano “Ordine Nuovo” ufficializzava l’esistenza ed il ruolo dei consigli di fabbrica,quali nuclei di gestione autonoma delle industrie da parte degli operai. Già tre mesi prima Gramsci e Togliatti avevano affrontato il problema in un articolo intitolato “Democrazia operaia”. L’idea dei Consigli partiva dal presupposto che le elezioni dei delegati doveva farsi per reparto e non per mestiere e doveva essere estesa a tutti gli operai iscritti e non al sindacato. Le Commissioni Interne prevedevano invece la partecipazione al voto dei soli iscritti. Questa nuova forma organizzativa si concretizzò alla Fiat Centro ( diecimila addetti) e in seguito si estese ad altre fabbriche. La diffusione veloce della nuova forma organizzativa di fabbrica portò a metà ottobre del 1919 alla prima assemblea nella città di Torino dei Comitati Esecutivi dei Consigli di Fabbrica, in rappresentanza di oltre trentamila operai. Questo dato mostrò non solo l’estensione della lotta, ma anche il dibattito presente tra i lavoratori. Nell’idea di Gramsci la struttura del partito doveva partire dalla fabbrica per concretizzarsi nel territorio attraverso i circoli rionali, le sezioni urbane. In sintesi i consigli di fabbrica dovevano essere uno strumento di difesa degli interessi immediati e storici del proletariato. I Consigli per Gramsci dovevano essere quello che erano stati i Soviet in Russia. Nel novembre del 1919, come abbiamo visto, si tennero le elezioni politiche e, come abbiamo sopra analizzato, rappresentarono un grave insuccesso per le liste fasciste ed i partiti politici che si richiamavano all’interventismo. I giorni precedenti alle elezioni e quelli successivi videro episodi di violenza, di cui furono protagonisti fascisti ed arditi. A seguito di questi vennero effettuati numerosi arresti, fra i quali lo stesso Mussolini, che venne tuttavia rilasciato per l’intervento del Presidente del consiglio Nitti. L’inizio dei lavori alla Camera venne turbato da nuovi incidenti, con l’aggressione dei parlamentari socialisti da parte dei nazionalisti. Ci fu la morte di uno studente nazionalista e l’assalto ad un ‘armeria da parte dei manifestanti di sinistra. L’insuccesso elettorale dei fascisti frenò, per un certo periodo, gli scontri fra gruppi politici. Continuarono tra manifestanti e forze dell’ordine. L’Italia viveva un periodo insurrezionale pari al resto d’Europa . Pietro Nenni nel libro “Storia di quattro anni “ così scrive: ” Al Partito socialista italiano ha fatto totalmente difetto la preparazione rivoluzionaria ed esso si è ridotto così, in anni decisivi, ad essere una specie di passivo registratore degli stati d’animo e di esasperazione delle masse“ . La realtà del Partito Socialista, soprattutto da parte dei riformisti, vide in quegli anni una precisa scelta di difesa dello stato democratico. Dirigenti sindacali, come D’Aragona, e politici come Turati manifestarono il loro orrore per “ l’orda “ sovietica contrapposta all’”urbe” democratica. Costoro nel fuoco degli scioperi esaltarono il crumiraggio. Alla base di questa azione vi era la convinzione che le masse non erano preparate né spiritualmente né materialmente al socialismo; che la rivoluzione avrebbe quindi solo portato all’anarchia e così distrutto il paziente lavoro di elevamento graduale e di parziali conquiste; il passaggio da una prima simpatia per la rivoluzione bolscevica ad una crescente avversione soprattutto nei gruppi intellettuali riformisti, di cultura radicale – democratica, in cui da sempre vive il riformismo italiano. In quel periodo il Partito Socialista, maggiormente nell’ala riformista e la C. G .L .misero in campo molta attenzione nel non superare i limiti di un’azione rivendicativa e salariale. Si constatò in quegli anni la mancanza di obiettivi e di tattiche. La C .G . L . propose una Costituente, ma la maggioranza del Partito Socialista e più ancora le masse proletarie la respinsero. All’inizio del 1920 nacque la Confederazione generale dell’industria. Successivamente fu organizzata la Confederazione generale dell’agricoltura, due grandi organizzazioni padronali costituite per trattare uniti ed avere maggior forza non solo verso il sindacato, ma anche verso il governo. Nel convegno della Confindustria, tenuto a Milano il 7 marzo 1920, l’allora segretario, onorevole Iacopo Olivetti in una documentata relazione sui Consigli di Fabbrica e le vecchie Commissioni interne affermò: ” In officina non possono coesistere due poteri” . In una risoluzione della Lega industriale di Torino si invitavano le industrie“ a non voler riconoscere organismi che rappresentavano gli operai , i quali si staccassero dalle solite forme sindacali“ . La risoluzione concludeva dicendo: ” Dobbiamo cancellare l’esistenza dei consigli di Fabbrica” . Si preparava quindi una massiccia offensiva padronale contro le nuove forme di organizzazione sindacale della classe operaia. La scintilla dello scontro fu l’introduzione dell’ora legale il 22 marzo 1920. I lavoratori erano contro l’applicazione del nuovo orario e protestarono con durezza, tramutando poi la lotta in lotta politica. In pochi giorni tutto il proletariato torinese e piemontese era in lotta. Per quasi due settimane Torino rimase immobilizzata da uno sciopero che coinvolse tutte le categorie industriali e dei servizi, ai quali si affiancarono 200.000 braccianti delle province vicine. Il 14 aprile venne indetto uno sciopero generale in Piemonte a cui parteciparono 500.000 lavoratori. In quella situazione lo stato mise in campo 50.000 uomini in armi ed in assetto di guerra con autoblindo, lanciafiamme e batterie leggere. Questa lotta operaia, seppur molto estesa, fu perdente. Una delle cause fu la mancanza di volontà dei dirigenti sindacali e del Partito socialista di estendere la lotta ad altre città, ove erano sorti scioperi spontanei, ma non organizzati e guidati . Il 24 aprile il segretario della C. G. L . D’Aragona si recò a Torino per sancire un compromesso con gli industriali, che limitava i poteri dei Consigli di azienda nelle fabbriche. Il riformismo del Partito socialista era riuscito a porre un freno all’onda rivoluzionaria . Gramsci in seguito rimpiangerà di non essersi posto l’obiettivo di creare una vera frazione all’interno del Partito che avesse respiro nazionale. Rimpiangerà di non aver fatto dei Consigli un centro nazionale di raccolta e propulsione per la classe lavoratrice. L’ Ordine Nuovo in questa fase storica non seppe esprimere una concreta azione generale , non seppe rendere pratiche le indicazioni programmatiche, da esso stesso stilate . Accettò il mito dell’unità del Partito, professato da Serrati, che non voleva espellere i riformisti, ritenendo la loro presenza indispensabile per giungere al successo della lotta. Pietro Gobetti così scrisse nel 1922:” Il fronte unico dell’azione proletaria per i primi nelle trincee avanzate; per il secondo alla retroguardia. Serrati pensava l’occupazione del potere come coronamento dell’elevazione generale delle masse, Gramsci pensava l’elevamento delle masse attraverso l’occupazione del potere. Serrati era democratico, Gramsci marxista“ . In questo quadro si giunse all’occupazione delle fabbriche. La lotta iniziò su obiettivi economici. Gli operai metalmeccanici rivendicavano aumenti salariali, contro l’aumento del costo della vita. A metà agosto la commissione degli industriali troncò ogni trattativa e dichiarò: “ Ogni discussione è inutile. Gli industriali sono contrari alla concessione di qualsiasi aumento. Da quando è finita la guerra hanno continuato a calare i pantaloni. “ Ora basta! “ . In un congresso straordinario del 16-17 agosto a Milano la Fiom accettò la sfida e deliberò per il giorno 21 l’ostruzionismo in tutte le fabbriche, che significava il rallentamento dell’attività produttiva e quindi il rifiuto del cottimo e dello straordinario. Gli operai, invece, interpretarono l’ostruzionismo come sabotaggio e scavalcarono le intenzioni dei dirigenti sindacali, che avrebbero voluto mantenere la lotta in un ambito democratico. A Torino gruppi di operai legati all’Ordine Nuovo ed al Soviet, appoggiati dal piccolo sindacato anarchico, l ‘ U.S.I., che contava circa 300.000 iscritti a livello nazionale, funsero da locomotiva. La risposta delle aziende industriali fu basata su varie repressioni e in alcune fabbriche, sulla serrata. Alla fine di Agosto la situazione è molto tesa. Gli operai risposero all’azione padronale con errori volontari, sciupio di materiali ed attuando atti di violenza sui capi. La produzione in quindici giorni calò del 40 % . Fu per reagire a questa situazione che gli industriali dichiararono la serrata nazionale dal 1° settembre. La risposta dei lavoratori fu immediata ed occuparono le fabbriche come mezzo di lotta contro l’azione industriale. Il sindacato, anche in questo caso, fu scavalcato dalla base, che non si limitò ad occupare le fabbriche, ma si armò. La parola d’ordine era “ Fare come in Russia ! ” . In pochi giorni l’occupazione si allargò a macchia d’olio. L’ U .S .I, l’Ordine nuovo e il Soviet premevano affinché gli operai uscissero dalle fabbriche ed occupassero le città, ma i lavoratori non seguirono queste indicazioni, preferendo in questo caso seguire le linee del sindacato. Nello stesso periodo le questioni di politica estera continuavano ad agitare il paese. A Trieste si era avuta notevole tensione fra italiani e slavi. Il movimento fascista era ben presente nella città e faceva sentire la sua voce sulla questione dalmata. L’episodio più noto è quello dell’ hotel Balkan, dove erano ospitate le sedi di alcune associazioni slave. Dopo un ‘intensa sparatoria, con morti da entrambe le parti, l’edificio, ormai vuoto, venne dato alle fiamme. Il numero delle vittime non fu alto, ma suscitò emozione nel paese, che viveva con preoccupazione la questione dalmata e i rapporti con la Jugoslavia. Pochi giorni dopo si ebbe, da parte di fascisti e nazionalisti a Roma, l’assalto alla tipografia dell’ Avanti. Vennero aggrediti due deputati socialisti e nello stesso giorno venne ucciso dai dimostranti un “ volontario“ che si era posto alla guida di un tram per boicottare lo sciopero degli autotranvieri. I conservatori ed i borghesi erano preoccupati dalla situazione insurrezionale e la stessa preoccupazione emerge dalla biografia di Togliatti da parte di Giorgio Bocca, il quale riporta i piani militari degli occupanti delle fabbriche, le guardie rosse, che disponevano di un gran numero di armi e decisero di non portare alle estreme conseguenze l’azione, seguendo l’indicazione del sindacato e del partito socialista. Il 10 settembre si riunì a Milano il consiglio nazionale della C .G. L . , la Direzione del Partito socialista ed il proprio direttivo parlamentare. L’obiettivo della riunione era decidere quale sbocco dare alla lotta in atto. In quegli stessi giorni si ebbero a Torino scontri che costarono la vita a quindici persone, di cui la metà tra le forze dell’ordine. Furono messe ai voti due mozioni. La prima della C .G .L . poneva l’obiettivo del riconoscimento da parte del padronato del principio del controllo sindacale delle aziende. La seconda demandava alla direzione del partito l’incarico di dirigere il movimento. Passerà la mozione della C .G .L . Il 19 settembre 1920 il sindacato e gli industriali raggiunsero un accordo di compromesso. I punti salienti erano: Aumento di 4 lire al giorno. Miglioramenti sulle ferie, carovita, indennità di licenziamento. Istituzione di una commissione paritetica che studiasse formule per il controllo sindacale delle fabbriche, da sottoporre al governo per la legiferazione, di cui non si seppe più nulla. Dopo questo compromesso, l’occupazione delle fabbriche continuerà spontaneamente, ma il tutto verrà represso duramente dalle forze dell’ordine . Il “biennio rosso “ poteva dirsi concluso, si chiudeva un capitolo della storia del proletariato italiano che, in alcuni momenti, come disse Giolitti, fece tremare le strutture dello Stato. La delusione del movimento operaio, seguita alla fine della lotta, fece entrare in crisi lo stesso movimento ed il partito socialista ne risentì sia alle elezioni amministrative del 1920 sia a quelle politiche del 1921. Il soffio del vento rivoluzionario si era fermato. Contemporaneamente i fascisti iniziarono a darsi un organizzazione militare superiore e intrapresero la distruzione sistematica delle camere del lavoro e delle altre strutture del movimento dei lavoratori. I grandi proprietari di industrie e di terre, ma anche il ceto medio, i piccoli borghesi, che iniziavano a costituire una classe numerosa, appoggiavano il fascismo, così come la classe liberale. Fu lo stesso Giolitti a favorire l’ascesa del fascismo, quando alle elezioni di maggio del 1921, li inserì nei blocchi nazionali da opporre ai partiti di massa. Furono eletti 35 fascisti con alla testa Mussolini. La situazione economica dell’Italia era disastrosa. Il P.I.L. nel 1921 era ai livelli del 1913 e solo nel 1929 tornerà ai livelli del 1918. Gli investimenti delle società per azioni calarono del 6 % nel secondo semestre del 1920, del 19 % nel primo semestre del 1921 e del 79 % nel secondo semestre dello stesso anno. I fallimenti aumentarono nel 1921 del 177 % sul 1920. I disoccupati che erano a fine 1920 102.000 divennero 250.000 nel marzo del 1921 e superarono i 600.000 nel gennaio del 1922. I grandi gruppi italiani, soprattutto metallurgici, furono colpiti dalla crisi di riconversione e fortemente indebitati con gruppi bancari, li coinvolsero nel loro crollo. Oltre alla disoccupazione, gli effetti della crisi si scaricarono ovviamente sui salari, notevolmente ridotti . Si ebbero riduzioni drastiche di orari di lavoro, con forti perdite di salario,si ebbero revisioni di precedenti accordi sindacali, si ebbero serrate, come alla Fiat nel marzo, aprile 1921. Si aprì un ciclo economico intensivo e non estensivo come quello dal 1900 al 1914 con forti politiche protezionistiche. La classe operaia, dopo aver prodotto forti lotte, occupazioni delle fabbriche, sconfitta, attaccata nelle conquiste economiche precedenti, subì il peso della riconversione. Alla sconfitta, dovuta al riformismo si sovrappose l’attacco del fascismo, che né il Partito socialista né il nuovo Partito comunista, nato nel gennaio del 1921 seppero analizzare nella sua essenza. Gli anni 1921-1922 confermarono la gravità della crisi di direzione del movimento operaio. In esso paiono sommarsi, a rendere definitiva la sconfitta, le vecchie e nuove malattie: l’inazione del massimalismo, le capitolazioni del riformismo, la condotta settaria del nuovo partito comunista. Antonio Gramsci, nonostante abbia lasciato nessuna trattazione organica sull’argomento e nonostante qualche incertezza iniziale, fu quello che più si occupò di capire il fascismo. Nell’articolo “I due fascismi “ l’autore mette in risalto come la base vera del fascismo era la piccola borghesia urbana e la piccola borghesia agraria. Bordiga invece vide nel fascismo un’arma nelle mani della borghesia e non andò oltre questa analisi. Salvatori scrive: ” Secondo l’analisi che Gramsci elabora, il fascismo rappresenta, in sostanza, il fallimento del piano giolittiano, fondato sull’integrazione della classe operaia, sulla subordinazione delle masse contadine; il fascismo rappresenta l’avvento alla direzione dello stato della borghesia agraria, che mira a sopprimere la democrazia parlamentare e a sostituirla con un regime di violenza, che distrugga la possibilità di alleanza degli operai e contadini” . In questa prospettiva Gramsci si rese ben conto le forze borghesi tradizionali avevano assicurato la fortuna del fascismo per evitare il crollo dello stato e contenere le spinte popolari, ma che successivamente, raggiunto il loro scopo, avevano preso a diffidare di esso e non volevano lasciarsi “occupare“ .Quando fu chiaro che il fascismo aveva vinto ed era riuscito ad attrarre attorno a se la maggioranza della borghesia, le forze borghesi tradizionali non ritennero ciò, dal punto di vista classista, logico e naturale, ma ritennero che, visto il sistema totalitario, che si stava instaurando, all’interno dello stesso fascismo sarebbero emersi i conflitti, che non potevano manifestarsi per altre vie. Il fascismo dunque rappresentò la “lotta di classe “ della piccola borghesia, incastratasi tra capitalismo e proletariato. Le due facce del fascismo sono il suo essere anticapitalista e antiproletario. L’altro tratto fu il nazionalismo. Il “ biennio rosso” ha significato, oltre alle lotte operaie intense e vaste, l’ascesa e la discesa di un partito, il Partito socialista, che non sarà mai più così forte come nel 1919-1920. Alla fine della guerra ed allo “scoppio “ della pace il Partito socialista godeva di grande prestigio agli occhi degli operai, dei contadini, dei combattenti, che tornavano a casa dopo tre anni, di vasti strati della piccola borghesia impiegatizia, di giovani lavoratori ed intellettuali. Esso si era opposto alla guerra, aveva visto giusto condannandola e prevedendone le rovine e le sciagure conseguenti, era collegato al grande movimento rivoluzionario, che si raccoglieva intorno alla III internazionale e che riceveva la sua spinta dalla vittoria bolscevica . Nel 1919- 1920 la rivoluzione, che era alle porte, attraversò in Italia la sua crisi, senza approdare ad un risultato. Gli operai italiani si vennero a situare all’avanguardia, per la loro scelta e la loro capacità d’urto, sia rispetto all’occidente europeo sia rispetto al proprio partito, ma la “crisi rivoluzionaria “ fu caratterizzata da una contraddizione fondamentale, l’intensità e l’ampiezza della lotta delle classi lavoratrici e la scarsa preparazione del partito ad affrontare situazioni di questo tipo. Il Partito socialista nel giro di pochi anni era un partito distrutto, diviso, che aveva subito una scissione e che non seppe affrontare, per carenza di analisi l’avvento del fascismo. I continui richiami di Mussolini ad uno Stato forte ed autoritario e la sua dura e sprezzante propaganda contro il Parlamento ebbero successo, anche perché, agli occhi della grande e piccola borghesia, gli ultimi governi liberali si erano mostrati poco efficienti ed incapaci di fronteggiare la situazione. La loro debolezza, d’altra parte, favorì il movimento fascista e le sue illegalità. La fine dell’occupazione delle fabbriche aveva dimostrato chiaramente che in Italia il pericolo di una rivoluzione operaia non era reale. Le organizzazioni del movimento operaio e contadino rimanevano tuttavia molto fuori e tutt’altro che disposte a subire passivamente la violenza fascista. Gli scontri, agli inizi del 1921, si fecero più aspri e frequenti con numerose vittime da ambo le parti, con l’aiuto finanziario dei gruppi favorevoli, le cosiddette “ spedizioni punitive “ s’intensificarono . Gli avversari politici del fascismo, che più si mettevano in vista, venivano aggrediti a colpi di arma da fuoco, oppure bastonati con i manganelli, o, costretti con la forza a umiliarsi bevendo interi bicchieri di olio di ricino, un fortissimo purgante. Nella sola pianura padana, nei primi sei mesi del 1921, gli attacchi operati dalle squadre fasciste furono 726. Gli obiettivi di questa violenza mostrano chiaramente chi le squadre fasciste volevano colpire e da quali interessi erano sostenute: 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 141 sezioni socialiste, 100 circoli culturali, 28 sindacati operai, 53 circoli ricreativi operai. Gli organi dello Stato, che avrebbero dovuto mantenere l’ordine, non intervennero per reprimere le azioni illegali. Anzi, in alcuni casi, le forze di polizia si affiancarono a quelle fasciste. Talvolta il popolo seppe resistere con coraggio e dignità alle violenze. Epica fu, ad esempio, la difesa di Parma, assalita da migliaia di fascisti nell’agosto del 1922. La città si armò, alzò le barricate, respinse per alcuni giorni gli attacchi. Le squadre fasciste chiesero l’intervento dell’esercito, che, accolto con entusiasmo dalla popolazione, si rifiutò di combattere. Alla fine i fascisti dovettero ritirarsi, mentre il popolo di Parma abbandonava le barricate e riconsegnava ordinatamente la città ai militari ed ai carabinieri. Il timore dei socialisti di appoggiare dei governi borghesi e lo scarso e precario sostegno dato dai cattolici resero debolissimi gli ultimi governi liberali. Lo stesso Giolitti, dopo qualche parziale successo, dovette rinunciare. Il governo Facta, ultimo governo liberale, fu anche il più debole. Il 28 ottobre del 1922 i reparti armati dei fascisti, le camicie nere fecero la marcia su Roma, mentre Mussolini era già a colloquio con il re, che gli avrebbe dato l’incarico di formare il nuovo governo. Il primo governo di Mussolini, appoggiato dai liberali nazionalisti e da molti cattolici, ottenne il voto favorevole del parlamento, nonostante l’opposizione di socialisti e comunisti. Molti pensavano che fosse possibile trasformare il fascismo in un partito moderato e liberale e Mussolini lo lasciò credere e si mosse con abilità, emanando provvedimenti volti a guadagnare i voti dei conservatori e degli incerti. Nel frattempo però le violenze contro l’opposizione di sinistra continuavano. Nelle elezioni del 1924 il futuro duce presentò una lista di candidati formata sia da fascisti sia da liberali e cattolici. Tra questi molti rifiutarono di mescolarsi con i fascisti, ricordiamo i liberali Giovanni Amendola e Luigi Alberini, e i cattolici Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi. Si oppose al fascismo anche il grande filosofo liberale Benedetto Croce. La nuova legge elettorale, che prevedeva un premio di maggioranza al partito che avesse avuto il maggior numero di voti, permise che Mussolini e la sua coalizione ottenessero la maggioranza assoluta. Alcuni deputati liberali e cattolici insieme ai partiti della sinistra cercarono di svolgere il ruolo di opposizione con dignità e vigore senza rassegnarsi. Un uomo di grande onestà e di alto livello morale, il deputato socialista Giacomo Matteotti, denunciò in uno storico discorso le violenze e le minacce, usate dai fascisti in tutta Italia per falsare il voto. Egli venne rapito da un gruppo di fascisti il 10 giugno 1924 e poi barbaramente assassinato. L’ondata di indignazione portò allo scioglimento della coalizione di governo. Molti deputati socialisti, comunisti, cattolici, abbandonarono per protesta il parlamento, riunendosi altrove. La forma di protesta dell’ Aventino si rivelò un grave errore. Il re sostenne ancora Mussolini e gli riconfermò la fiducia. Mussolini lasciò allora cadere la maschera del capo responsabile, rivendicò con precise parole “ la responsabilità morale e storica “ del delitto Matteotti e realizzò una serie di leggi che trasformarono l’Italia in uno stato a regime dittatoriale.Nel corso del 1925 infatti vennero sciolti tutti i partiti, tranne quello fascista. Il potere di legiferare venne sottratto al parlamento ed affidato al governo, cioè allo stesso Mussolini ed ai ministri, da lui scelti. Fu proibito lo sciopero e fu imposto ai lavoratori e datori di lavoro di iscriversi ai sindacati fascisti. Fu limitata la libertà di stampa ed associazione . Vennero creati il Ministero della cultura popolare, il Tribunale speciale per la difesa dello stato e la polizia politica. Quest’ ultima (OVRA, opera di vigilanza repressione antifascismo ) aveva il compito di identificare e denunciare gli oppositori del governo fascista. Iniziava per i lavoratori e per tanti sinceri democratici un periodo buio della loro storia. L’Italia era passata in pochi anni dalla possibilità di una rivoluzione comunista alla realtà della reazione fascista. Il partito socialista per salvare la patria dal comunismo, in modo inconsapevole, aveva creato le basi per darla in pasto agl’interessi della borghesia, che usava il fascismo per giungere agli obiettivi di concentrazione e sviluppo del capitale. I sogni lasciarono il posto agl’incubi.

venerdì 5 giugno 2026

Vivere la vita in tutto il suo splendore dev'essere un diritto per ogni essere umano.

Negli anni trenta la popolazione italiana era di 31 milioni di cittadini e si aveva un monte ore lavoro di 60 miliardi. Oggi la popolazione è di 60 milioni e si lavora circa 40 miliardi di ore lavoro. La tecnologia ha ridotto e ridurrà sempre più l’utilizzo della forza lavoro umana. Parlare di aumentare l’occupazione con più investimenti pubblici e privati è un inganno, perché sempre più essi sono intensivi, ovvero in tecnologie, e non estensivi, ovvero in esseri umani. Con l’intelligenza artificiale vi saranno ancora più persone che perderanno il lavoro. Le nuove tecnologie non devono essere boicottate, perché, in un sistema basato sulla produzione per il consumo e non per la produzione e il profitto, potranno migliorare la vita dell’umanità. Il problema è l’utilizzo che viene fatto, chi le gestisce e a che scopo vengono usate. Un’azione concreta per l’aumento dell’occupazione passa solo per la riduzione dell’età pensionabile e per la riduzione dell’orario di lavoro. Un reddito di vita, o con qualsiasi nome lo si vuol chiamare, servirebbe a garantire ai lavoratori la possibilità di affrontare le situazioni di crisi. D’altronde esiste già in tanti Pesi europei, ad esclusione di Grecia e di Italia. I pugilatori a pagamento con lingua da schiavi diranno: “ E i soldi?” Ci sono ed in abbondanza. Equitalia ha crediti per mille e duecento miliardi di euro, l’evasione fiscale e contributiva è di circa 500 miliardi di euro, quindici milioni di persone non fanno la dichiarazione dei redditi, altri milioni dichiarano meno di 15.000,00 euro all’anno. Se in Italia vi fossero leggi serie contro l’evasione, magari copiando gli U.S.A. o la Germania, la percentuale sarebbe minima. La realtà vera è che nessun partito politico fa una lotta seria a questo cancro sociale pur essendoci strumenti utili allo scopo. Tenendo conto che la spesa sociale dello Stato, senza gl’interessi del debito è di circa 500 miliardi, se tutti pagassero le tasse ci sarebbero soldi per superare tante situazioni difficili dei cittadini ed avere maggiore giustizia sociale.

giovedì 28 maggio 2026

Il mondo che vorrei...

Il mondo che vorrei. Tutti nell’attuale società dicono di essere per la vita, per la difesa della vita. Intanto miliardi di persone non godono delle bellezze dell’esistenza, non vivono. Sopravvivono! Miliardi di esseri umani soffrono la fame. Milioni di bambini muoiono d’inedia. Centinaia di migliaia di esseri umani, tra cui bambini e donne, muoiono in guerre e milioni sono costretti a lasciare il loro Paese a causa di esse. Le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori peggiorano sempre più in tutto il globo. Ciò nonostante la produzione di beni abbia raggiunto livelli tali da poter soddisfare i bisogni di tutto il genere umano. La guerra economica attuale tra le potenze è determinata dalla caduta del vecchio ordine mondiale scaturito dopo il secondo conflitto mondiale. Nuove potenze si sono affacciate nell’economia mondiale, in primis la Cina, e chiedono che un nuovo ordine si costruisca, tenendo conto della nuova realtà. Le vecchie potenze, in primis gli U.S.A., non vogliono cedere la primazia, anche negli organi economico-finanziari internazionali e, di conseguenza, la lotta è acerrima, senza escludere nuovi conflitti bellici. Eppure ancora vi sono coloro che, testardi, continuano a difendere l’attuale sistema sociale, economico e politico! “Taciti, soli, senza compagnia n’andavan l’un dinanzi e l’altro dopo, come i frati minor vanno via” Dante, Canto XXIII dell’ Inferno, Gl’ipocriti. Ancora credono che possa migliorarsi e non si accorgono che peggiora con il tempo e che le condizioni umane siano secondarie all’ottica del profitto ed allo sfruttamento, che ne consegue. Sono in buona fede o difendono interessi ben precisi? Costoro continuano a perpetrare un falso storico e cioè che il mondo nuovo sia stato già realizzato nell’Unione Sovietica, in Cina ed altri paesi e non sanno o forse non vogliono sapere che in quei paesi non c’è mai stato sistema senza l’egida del profitto e che la forma assunta in certi momenti storici non era altro che capitalismo di Stato. Cosa c’entra Stalin con il mondo nuovo? Egli semmai è stato un persecutore delle speranze di una nuova società, arrivando ad uccidere le persone che avevano nel cuore una nuova realtà sociale. “Uno spettro si aggira per l’Europa: è il comunismo!” Marx- Engels, Manifesto del partito comunista. Oggi, visto l’abnegazione che tanti mettono in campo nel cercare di combattere questa dottrina, lo spettro continua ad aggirarsi! E il fatto che nella società vi siano pensieri e sentimenti, che ardono nei cuori e nelle menti sulla necessità di un mondo nuovo, mostra come nella stessa società vi siano i germi di un futuro di libertà, uguaglianza, fratellanza, pace. Il capitalismo è un morto che cammina! Sembra forte, più forte di sempre, ma più aumenta la sua forza e più cresce la sua debolezza, poiché crescono le sue contraddizioni insanabili. Salario e profitto non potranno mai andare d’accordo! I lavoratori dipendenti nel mondo sono, ormai, due miliardi. Se questo numero di esseri umani fosse unito, organizzato, cosciente il capitalismo e le sue brutture sarebbero spazzate via come una piuma di fronte a un vento forte. La borghesia, la media e la piccola con i loro “pugilatori a pagamento con lingua da schiavi”, i mass-media, trattano spesso il comunismo e i comunisti in modo dispregiativo e tanti della classe operaia cascano nell’inganno. Si presentano come individui amorevoli, pieni di buon cuore, attenti al prossimo e tacciano il comunismo e i comunisti come barbari, cattivi, senza cuore, Eppure, nei fatti, il capitalismo è tutto quello di cui sopra; il comunismo è : “ Noi ci chiamiamo comunisti. Cos è un comunista? Comunista è una parola latina. Comunista deriva dalla parola comune. La società comunista significa: tutto in comune, la terra, le fabbriche, il lavoro. Ecco che cos’è il comunismo.” Lenin “Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore o critico critico, e tale deve restare se non vuole perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.” K.Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca Questa è la vita che vogliamo! Questa è la vita che meritiamo! “Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo le sue necessità”! “ Se l’uomo è sociale per natura, egli sviluppa la sua vera natura solo nella società, e la potenza della sua natura deve trovare la sua misura non nella potenza dell’individuo singolo ma nella potenza della società.” K. Marx F. Engels, La sacra famiglia L’interesse di ogni persona deve coincidere con l’interesse del genere umano! Nel capitalismo l’interesse particolare non coincide con quello generale, anzi va contro l’interesse comune. Per comprendere e sottrarsi al dominio della falsità, dell’ipocrisia, del conformismo, dei luoghi comuni, dell’individualismo imperante, della cattiveria, dell’ignoranza, bisogna studiare, studiare, studiare e acquisire sempre più conoscenza per iniziare a salire i gradini della libertà spirituale, oggi; materiale e spirituale domani in un Mondo nuovo. In questa società non è così. Non sarà mai così. Chi è per la vita deve lavorare per la coincidenza dell’interesse individuale con quello generale dell’umanità. Solo così si è per la vita e per l’umanità; per la sua libertà, uguaglianza, fratellanza! Se lo vogliamo, possiamo assaporare il caldo respiro della speranza! Se lo vogliamo, possiamo sognare! “ Questo avvilimento dell’individuo io lo considero il maggior male del capitalismo. Sono convinto che vi sia un solo modo per eliminare questi gravi mali: la creazione di un’economia socialista, accompagnata da un sistema educativo volto a fini sociali.” Albert Einstein “ I capitalisti privati controllano, inevitabilmente, direttamente o indirettamente, le fonti principali d’informazione: stampa, radio, educazione. E quindi è estremamente difficile, e anzi, nella maggior parte dei casi, del tutto impossibile che i cittadini pervengano a delle conclusioni oggettive e facciano un uso intelligente dei loro diritti politici. Alber Einstein

lunedì 25 maggio 2026

Una causa di tutta l'umanità.

Una causa di tutta l’umanità. Ogni giorno di più, mentre rappresentanti “colti” della classe dominante e illustri e meno illustri esponenti dell’opportunismo, cercano di convincere il genere umano e le classi subalterne che l’attuale sistema sia il “non plus ultra” per l’umanità e che non c’è alternativa al capitalismo, seppur migliorabile, appare chiaro agli occhi di ogni persona che queste teorie sono solo false rappresentazioni della realtà. La ricchezza continua a crescere di pari passo con l’aumento della povertà, dei senza lavoro, dei senza casa, dei morti per fame, compresi milioni di bambini, dei periti in guerre. Aumentano le persone che non riescono a soddisfare i propri bisogni, i sottoalimentati, gli sfruttati, coloro che non vivono la vita nel suo splendore, ma cercano solo di sopravvivere. Per chi lavora il ritorno a prassi legali e contrattuali di un secolo fa, seppur con nomi nuovi, rende il rapporto con la produzione sempre più schiavistico. Si espandono le ideologie razziste e si vede il nemico nell’immigrato e di chi ha un colore diverso della pelle, chiudendo gli occhi di fronte alla vera causa della misera vita che si conduce: il profitto ed il sistema su cui esso si basa. Anche le pandemie vengono utilizzate per determinare nuove situazioni, nuovi rapporti di forza tra nazioni ed aziende, con la classe lavoratrice che, se non ha la forza di essere protagonista con le sue rivendicazioni, è destinata a tornare a forme di lavoro di secoli passati. Non sono le pandemie il problema, ma il capitalismo che non investe abbastanza nella ricerca e nei sistemi sanitari in modo da affrontare positivamente e subitaneamente eventuali situazioni epidemiche. Sembra forte il capitalismo e non si accorge della sua fragilità, del suo essere solo di passaggio per la vera frontiera dell’umanità: Il comunismo. Lo sviluppo delle forze produttive è ormai tale da permettere un’economia amministrata direttamente dai produttori e senza proprietà privata, eliminando il disordine economico, lo spreco, il parassitismo ed assicurando il benessere a tutti. Il comunismo è una causa di tutta l’umanità perché mira ad una civiltà superiore, che darà ad ognuno secondo i suoi bisogni e riceverà da ciascuno secondo le sue capacità. I “soloni” della classe dominante e dell’opportunismo sbraitino pure contro questa dottrina sociale, spaccino pure capitalismi di stato come quello sovietico, cinese per comunismo, non riusciranno mai a togliere dall’animo di tante persone la speranza ed il sogno di una nuova era socio-economica, per il semplice fatto che è la stessa società attuale a produrre idee, lotte, azioni per il “Mondo Nuovo”. “ …vogliamo uno stato al servizio dei cittadini…che s’interessa di dare ad ognuno una buona scuola, una buona rete di trasporti, una buona assistenza sanitaria…che dia ai cittadini asili nido, scuole materne, ristoranti pubblici ove poter mangiare, se non si ha voglia di cucinare, centri di cultura dove approfondire la conoscenza, possibilità di fare sport…che aiuti l’espressione della cultura in tutte le sue forme, che faccia tutto quello che serva per elevare la mente e lo spirito delle persone…ove è d’obbligo lavorare e studiare, nei modi che saranno ritenuti più coerenti in base allo sviluppo economico-sociale. Il caldo respiro della speranza, Giuseppe Calocero Noi vogliamo che la vita di ogni persona sia garantita dalla gestazione alla morte in modo concreto, non propagandistico, come accade nell’attuale dimensione sociale. “La società capitalistica non ci offre dunque che una democrazia tronca, miserabile, falsificata, una democrazia per i soli ricchi, per la sola minoranza. La dittatura del proletariato, periodo di transizione verso il comunismo, istituirà per la prima volta una democrazia per il popolo, per la maggioranza. Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa; e quanto più sarà completa, tanto più rapidamente diventerà superflua e si estinguerà da se.” Stato e rivoluzione, Lenin. Viviamo serenamente e con fiducia la nostra vita aprendoci ad essa e non chiudendoci in noi stessi, protagonisti e non spettatori di un confronto politico costruito sulla pelle di chi lavora per dare ai ricchi sempre di più ed agli sfruttati sempre di meno. Culliamo nei nostri cuori la fiammella della speranza e del sogno di una vita nuova, aprendoci ai nostri simili, al di là della razza, del colore, perché la colpa delle miserie è del sistema del profitto, costruendo insieme un futuro nuovo e migliore che dia dignità vera alla vita di ogni persona.