Una luce nel labirinto.
Mai arrendersi...mai sottomettersi... il sogno si realizza.
venerdì 5 giugno 2026
Vivere la vita in tutto il suo splendore dev'essere un diritto per ogni essere umano.
Negli anni trenta la popolazione italiana era di 31 milioni di cittadini e si aveva un monte ore lavoro di 60 miliardi. Oggi la popolazione è di 60 milioni e si lavora circa 40 miliardi di ore lavoro. La tecnologia ha ridotto e ridurrà sempre più l’utilizzo della forza lavoro umana. Parlare di aumentare l’occupazione con più investimenti pubblici e privati è un inganno, perché sempre più essi sono intensivi, ovvero in tecnologie, e non estensivi, ovvero in esseri umani. Con l’intelligenza artificiale vi saranno ancora più persone che perderanno il lavoro. Le nuove tecnologie non devono essere boicottate, perché, in un sistema basato sulla produzione per il consumo e non per la produzione e il profitto, potranno migliorare la vita dell’umanità. Il problema è l’utilizzo che viene fatto, chi le gestisce e a che scopo vengono usate. Un’azione concreta per l’aumento dell’occupazione passa solo per la riduzione dell’età pensionabile e per la riduzione dell’orario di lavoro. Un reddito di vita, o con qualsiasi nome lo si vuol chiamare, servirebbe a garantire ai lavoratori la possibilità di affrontare le situazioni di crisi. D’altronde esiste già in tanti Pesi europei, ad esclusione di Grecia e di Italia. I pugilatori a pagamento con lingua da schiavi diranno: “ E i soldi?” Ci sono ed in abbondanza. Equitalia ha crediti per mille e duecento miliardi di euro, l’evasione fiscale e contributiva è di circa 500 miliardi di euro, quindici milioni di persone non fanno la dichiarazione dei redditi, altri milioni dichiarano meno di 15.000,00 euro all’anno. Se in Italia vi fossero leggi serie contro l’evasione, magari copiando gli U.S.A. o la Germania, la percentuale sarebbe minima. La realtà vera è che nessun partito politico fa una lotta seria a questo cancro sociale pur essendoci strumenti utili allo scopo. Tenendo conto che la spesa sociale dello Stato, senza gl’interessi del debito è di circa 500 miliardi, se tutti pagassero le tasse ci sarebbero soldi per superare tante situazioni difficili dei cittadini ed avere maggiore giustizia sociale.
giovedì 28 maggio 2026
Il mondo che vorrei...
Il mondo che vorrei.
Tutti nell’attuale società dicono di essere per la vita, per la difesa della vita. Intanto miliardi di persone non godono delle bellezze dell’esistenza, non vivono. Sopravvivono! Miliardi di esseri umani soffrono la fame. Milioni di bambini muoiono d’inedia. Centinaia di migliaia di esseri umani, tra cui bambini e donne, muoiono in guerre e milioni sono costretti a lasciare il loro Paese a causa di esse. Le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori peggiorano sempre più in tutto il globo. Ciò nonostante la produzione di beni abbia raggiunto livelli tali da poter soddisfare i bisogni di tutto il genere umano. La guerra economica attuale tra le potenze è determinata dalla caduta del vecchio ordine mondiale scaturito dopo il secondo conflitto mondiale. Nuove potenze si sono affacciate nell’economia mondiale, in primis la Cina, e chiedono che un nuovo ordine si costruisca, tenendo conto della nuova realtà. Le vecchie potenze, in primis gli U.S.A., non vogliono cedere la primazia, anche negli organi economico-finanziari internazionali e, di conseguenza, la lotta è acerrima, senza escludere nuovi conflitti bellici.
Eppure ancora vi sono coloro che, testardi, continuano a difendere l’attuale sistema sociale, economico e politico!
“Taciti, soli, senza compagnia
n’andavan l’un dinanzi e l’altro dopo,
come i frati minor vanno via”
Dante, Canto XXIII dell’ Inferno, Gl’ipocriti.
Ancora credono che possa migliorarsi e non si accorgono che peggiora con il tempo e che le condizioni umane siano secondarie all’ottica del profitto ed allo sfruttamento, che ne consegue.
Sono in buona fede o difendono interessi ben precisi?
Costoro continuano a perpetrare un falso storico e cioè che il mondo nuovo sia stato già realizzato nell’Unione Sovietica, in Cina ed altri paesi e non sanno o forse non vogliono sapere che in quei paesi non c’è mai stato sistema senza l’egida del profitto e che la forma assunta in certi momenti storici non era altro che capitalismo di Stato. Cosa c’entra Stalin con il mondo nuovo?
Egli semmai è stato un persecutore delle speranze di una nuova società, arrivando ad uccidere le persone che avevano nel cuore una nuova realtà sociale.
“Uno spettro si aggira per l’Europa: è il comunismo!” Marx- Engels, Manifesto del partito comunista.
Oggi, visto l’abnegazione che tanti mettono in campo nel cercare di combattere questa dottrina, lo spettro continua ad aggirarsi!
E il fatto che nella società vi siano pensieri e sentimenti, che ardono nei cuori e nelle menti sulla necessità di un mondo nuovo, mostra come nella stessa società vi siano i germi di un futuro di libertà, uguaglianza, fratellanza, pace. Il capitalismo è un morto che cammina!
Sembra forte, più forte di sempre, ma più aumenta la sua forza e più cresce la sua debolezza, poiché crescono le sue contraddizioni insanabili. Salario e profitto non potranno mai andare d’accordo!
I lavoratori dipendenti nel mondo sono, ormai, due miliardi. Se questo numero di esseri umani fosse unito, organizzato, cosciente il capitalismo e le sue brutture sarebbero spazzate via come una piuma di fronte a un vento forte.
La borghesia, la media e la piccola con i loro “pugilatori a pagamento con lingua da schiavi”, i mass-media, trattano spesso il comunismo e i comunisti in modo dispregiativo e tanti della classe operaia cascano nell’inganno. Si presentano come individui amorevoli, pieni di buon cuore, attenti al prossimo e tacciano il comunismo e i comunisti come barbari, cattivi, senza cuore,
Eppure, nei fatti, il capitalismo è tutto quello di cui sopra; il comunismo è : “ Noi ci chiamiamo comunisti. Cos è un comunista? Comunista è una parola latina. Comunista deriva dalla parola comune. La società comunista significa: tutto in comune, la terra, le fabbriche, il lavoro. Ecco che cos’è il comunismo.”
Lenin
“Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore o critico critico, e tale deve restare se non vuole perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.”
K.Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca
Questa è la vita che vogliamo! Questa è la vita che meritiamo! “Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo le sue necessità”!
“ Se l’uomo è sociale per natura, egli sviluppa la sua vera natura solo nella società, e la potenza della sua natura deve trovare la sua misura non nella potenza dell’individuo singolo ma nella potenza della società.”
K. Marx F. Engels, La sacra famiglia
L’interesse di ogni persona deve coincidere con l’interesse del genere umano! Nel capitalismo l’interesse particolare non coincide con quello generale, anzi va contro l’interesse comune.
Per comprendere e sottrarsi al dominio della falsità, dell’ipocrisia, del conformismo, dei luoghi comuni, dell’individualismo imperante, della cattiveria, dell’ignoranza, bisogna studiare, studiare, studiare e acquisire sempre più conoscenza per iniziare a salire i gradini della libertà spirituale, oggi; materiale e spirituale domani in un Mondo nuovo.
In questa società non è così. Non sarà mai così.
Chi è per la vita deve lavorare per la coincidenza dell’interesse individuale con quello generale dell’umanità.
Solo così si è per la vita e per l’umanità; per la sua libertà, uguaglianza, fratellanza!
Se lo vogliamo, possiamo assaporare il caldo respiro della speranza!
Se lo vogliamo, possiamo sognare!
“ Questo avvilimento dell’individuo io lo considero il maggior male del capitalismo. Sono convinto che vi sia un solo modo per eliminare questi gravi mali: la creazione di un’economia socialista, accompagnata da un sistema educativo volto a fini sociali.”
Albert Einstein
“ I capitalisti privati controllano, inevitabilmente, direttamente o indirettamente, le fonti principali d’informazione: stampa, radio, educazione. E quindi è estremamente difficile, e anzi, nella maggior parte dei casi, del tutto impossibile che i cittadini pervengano a delle conclusioni oggettive e facciano un uso intelligente dei loro diritti politici.
Alber Einstein
lunedì 25 maggio 2026
Una causa di tutta l'umanità.
Una causa di tutta l’umanità.
Ogni giorno di più, mentre rappresentanti “colti” della classe dominante e illustri e meno illustri esponenti dell’opportunismo, cercano di convincere il genere umano e le classi subalterne che l’attuale sistema sia il “non plus ultra” per l’umanità e che non c’è alternativa al capitalismo, seppur migliorabile, appare chiaro agli occhi di ogni persona che queste teorie sono solo false rappresentazioni della realtà. La ricchezza continua a crescere di pari passo con l’aumento della povertà, dei senza lavoro, dei senza casa, dei morti per fame, compresi milioni di bambini, dei periti in guerre. Aumentano le persone che non riescono a soddisfare i propri bisogni, i sottoalimentati, gli sfruttati, coloro che non vivono la vita nel suo splendore, ma cercano solo di sopravvivere. Per chi lavora il ritorno a prassi legali e contrattuali di un secolo fa, seppur con nomi nuovi, rende il rapporto con la produzione sempre più schiavistico. Si espandono le ideologie razziste e si vede il nemico nell’immigrato e di chi ha un colore diverso della pelle, chiudendo gli occhi di fronte alla vera causa della misera vita che si conduce: il profitto ed il sistema su cui esso si basa. Anche le pandemie vengono utilizzate per determinare nuove situazioni, nuovi rapporti di forza tra nazioni ed aziende, con la classe lavoratrice che, se non ha la forza di essere protagonista con le sue rivendicazioni, è destinata a tornare a forme di lavoro di secoli passati.
Non sono le pandemie il problema, ma il capitalismo che non investe abbastanza nella ricerca e nei sistemi sanitari in modo da affrontare positivamente e subitaneamente eventuali situazioni epidemiche.
Sembra forte il capitalismo e non si accorge della sua fragilità, del suo essere solo di passaggio per la vera frontiera dell’umanità: Il comunismo.
Lo sviluppo delle forze produttive è ormai tale da permettere un’economia amministrata direttamente dai produttori e senza proprietà privata, eliminando il disordine economico, lo spreco, il parassitismo ed assicurando il benessere a tutti.
Il comunismo è una causa di tutta l’umanità perché mira ad una civiltà superiore, che darà ad ognuno secondo i suoi bisogni e riceverà da ciascuno secondo le sue capacità.
I “soloni” della classe dominante e dell’opportunismo sbraitino pure contro questa dottrina sociale, spaccino pure capitalismi di stato come quello sovietico, cinese per comunismo, non riusciranno mai a togliere dall’animo di tante persone la speranza ed il sogno di una nuova era socio-economica, per il semplice fatto che è la stessa società attuale a produrre idee, lotte, azioni per il “Mondo Nuovo”.
“ …vogliamo uno stato al servizio dei cittadini…che s’interessa di dare ad ognuno una buona scuola, una buona rete di trasporti, una buona assistenza sanitaria…che dia ai cittadini asili nido, scuole materne, ristoranti pubblici ove poter mangiare, se non si ha voglia di cucinare, centri di cultura dove approfondire la conoscenza, possibilità di fare sport…che aiuti l’espressione della cultura in tutte le sue forme, che faccia tutto quello che serva per elevare la mente e lo spirito delle persone…ove è d’obbligo lavorare e studiare, nei modi che saranno ritenuti più coerenti in base allo sviluppo economico-sociale.
Il caldo respiro della speranza, Giuseppe Calocero
Noi vogliamo che la vita di ogni persona sia garantita dalla gestazione alla morte in modo concreto, non propagandistico, come accade nell’attuale dimensione sociale.
“La società capitalistica non ci offre dunque che una democrazia tronca, miserabile, falsificata, una democrazia per i soli ricchi, per la sola minoranza. La dittatura del proletariato, periodo di transizione verso il comunismo, istituirà per la prima volta una democrazia per il popolo, per la maggioranza. Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa; e quanto più sarà completa, tanto più rapidamente diventerà superflua e si estinguerà da se.”
Stato e rivoluzione, Lenin.
Viviamo serenamente e con fiducia la nostra vita aprendoci ad essa e non chiudendoci in noi stessi, protagonisti e non spettatori di un confronto politico costruito sulla pelle di chi lavora per dare ai ricchi sempre di più ed agli sfruttati sempre di meno.
Culliamo nei nostri cuori la fiammella della speranza e del sogno di una vita nuova, aprendoci ai nostri simili, al di là della razza, del colore, perché la colpa delle miserie è del sistema del profitto, costruendo insieme un futuro nuovo e migliore che dia dignità vera alla vita di ogni persona.
mercoledì 6 maggio 2026
La vita è bella! Viviamola in tutto il suo splendore!
La vita è bella! Viviamola in tutto il suo splendore!
Il capitalismo si presenta sempre con nuovi volti per nascondere la sua essenza, basata sul profitto, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla disuguaglianza, sull’ ingiustizia, sulla libertà finta, sulle guerre. L’essenza del capitalismo è la produzione per la produzione, per il profitto. Tutti coloro che non mettono in discussione questa natura, al di là delle parole, delle ideologie, delle demagogie sono per quanto sopra detto.
Il nemico del capitalismo è il comunismo, ovvero la produzione per il consumo, base per il completo benessere del genere umano, per la libertà materiale e spirituale nella soddisfazione dei bisogni di ogni essere umano, senza la quale una persona non può essere tale e sentirsi in una dimensione sociale libera, eguale, fraterna.
Per combattere l’avvento del comunismo e per allontanare l’umanità da questo sogno-realtà , scientificamente ultimo stadio dell’umanità, si usano ad esempio, facendoli passare per sistemi comunisti, capitalismi di Stato, capostipiti l’ Unione sovietica di Stalin o la Cina di Mao, ma anche quella odierna, e sistemi brutali di capitalismo di Stato che sono solo l’altra faccia della medaglia del capitalismo stesso.
Intanto nel mondo vi sono 2 miliardi di esseri umani sottoalimentati, 50 milioni di bambini che muoiono d’inedia ogni anno, lavoratori, che pur avendo un lavoro, sono sulla soglia della povertà, anche in Europa e in Italia, bambini di pochi anni costretti a lavorare nell’estrazione del cobalto con un’aspettativa di vita molto breve, 850 milioni di persone che nei prossimi mesi rischiano la fame,
Secondo l’ ILO ogni giorno nel mondo muoiono 6300 lavoratori per incidenti sul lavoro. Teniamo conto che sono dati che si basano sulle denunce presentate e che tante situazioni di tal tipo non vengono a galla.
Ogni giorno vi sono più morti sul lavoro che nelle varie guerre a livello mondiale!
In un anno vi sono 2.299.500 morti sul lavoro! Ma nessuno ne parla.
I dati dell’ ILO, agenzia dell’ ONU, si basano su 187 Paesi, tanti sono gli Stati aderenti. Se si guardasse all’intero globo la realtà sarebbe ancora più tragica.
Disoccupazione, salari da fame, lavoratori con un lavoro alla soglia della povertà, bambini sfruttati in tenera età, altri che muoiono d’ inedia, miliardi di persone sottoalimentate, donne costrette a non esprimere tutto il loro valore e, in molti casi, a vendersi l’anima e il corpo, anziani che dopo una vita di lavoro si ritrovano con una misera pensione, ragazzi portati ad allontanare i loro sogni di una vita serena e sicura ed a accontentarsi di lavori sempre più precari, non per vivere la vita, ma per sopravvivere ad essa, guerre, infami, crudeli, che il sistema fa sembrare quasi una partita di calcio.
Questo è il capitalismo! Un essere umano non può accettare questa realtà! Merita di vivere la vita in tutto il suo splendore, perché la vita è bella e merita di essere vissuta in tutta la sua bellezza.
E’ necessario prendere coscienza della realtà in cui viviamo e indirizzare la nostra azione verso l’ultima frontiera dell’umanità.
Il capitalismo, fin dalla tenera età, lavora su di noi con le sue varie strutture per darci una mente che mette limiti a tutto, utilizzando spesso paura e terrore. Noi dobbiamo cercare di avere una mente e un cuore senza limiti, perché, spesso, non vi sono confini per l’essere umano se non quelli che si pone egli stesso.
“ Noi ci chiamiamo comunisti. Che cos’è un comunista? Comunista è una parola latina. Comunista deriva dalla parola comune. La società comunista significa: tutto in comune, la terra, le fabbriche, il lavoro. Ecco cos’è il comunismo.”
Lenin, I compiti delle associazioni giovanili.
Cari Compagni,
sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.
È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagni d’arme.
Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.
Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.
All’erta Compagni!
Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza. Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite. Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini.
Mario Rigoni Stern
domenica 3 maggio 2026
Tra cavalieri d'industria e verba magistri la moltitudine dei cittadini porta vino e beve acqua.
Tra cavalieri d’industria e verba magistri la moltitudine dei cittadini porta vino e beve acqua.
“ Il proletariato non ha alcun interesse al mantenimento della società esistente. Gli manca solo la coscienza della sua missione, la scienza, la filosofia: diverrà il perno di tutto il movimento emancipatore se s’impregna di questa coscienza, di questa filosofia, se comprende le condizioni della sua emancipazione, se comprende il grande ruolo che gli è toccato”.
Marx ed Engels
La classe lavoratrice, fin quando non avrà coscienza del suo ruolo storico in una società dove le idee dominanti sono quelle delle classi dominanti, sarà preda di cavalieri d’industria e verba magistri e porterà vino e berrà acqua.
Aumenterà nella società la ricchezza e nello stesso tempo la pauperizzazione.
I cavalieri d’industria ed i loro mass media sono organizzati nel far vedere alle persone che gli stipendi sono bassi e non bastano ad una vita decente, che la disoccupazione è una piaga, che la famiglia è lasciata sola nella crescita dei figli in una società dove tutto ha un costo, spesso proibitivo per le classi lavoratrici, che non si può uscire di sera per il timore di atti criminali, che c’è ingiustizia, disuguaglianza, miseria, guerre assassine, ma che non c’è speranza di un mondo nuovo, diverso. Incutono paura del presente e del futuro per far chiudere le persone in se stesse, nell’individualismo, nell’egoismo e nascondere la causa vera della realtà misera in cui si è costretti a vivere: il vecchio mondo, il sistema capitalistico.
Illudono i cittadini con promesse, che, se anche mantenute, non cambieranno la condizione di milioni di persone.
I cittadini sono spettatori e mai protagonisti della storia.
Invece… la storia siamo noi!
Siamo noi che produciamo beni e servizi, ma non usufruiamo di quanto prodotto, se non in minima parte.
Per essere protagonisti bisogna impadronirsi della scienza sociale ed acquisire coscienza dei rapporti economici.
Solo in tale modo s’imparerà a discernere sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gl’interessi di queste o quelle classi e non si sarà vittima ingenua degl’inganni e delle illusioni.
Un mondo nuovo è possibile, godere la vita in tutto il suo splendore è un diritto!
Ma non sarà realtà se non prendiamo coscienza dei rapporti di produzione dell’attuale società e che l’ottica del profitto ha in se il disegno dello sfruttamento, della miseria, della disuguaglianza, dell’ingiustizia, della schiavitù ai bisogni materiali e spirituali.
Il capitalismo è guerra!
I“La guerra non è soltanto un atto politico, ma un vero istrumento politico, una prosecuzione dell’attività politica, una sua continuazione con altri mezzi.” Carl von Clausewitz, Della guerra.
Non basta cambiare un governo per cambiare vita!
E’ un’illusione!
Se non mutano i rapporti di produzione, se al posto del profitto non viene posta la centralità della vita umana, i governi possono cambiare, ma le condizioni di sopravvivenza restano.
Noi vogliamo vivere, non sopravvivere!
Noi vogliamo godere dei beni prodotti, non sognarli!
Noi vogliamo assaporare il caldo respiro della speranza!
L’essere umano nella sua straordinaria bellezza deve lottare per vivere con tutte le sue forze e la sua intelligenza , sentendosi parte dell’umanità e vedendo nell’altro un compagno di viaggio, non un nemico.
L’essere umano deve prendere coscienza che le divisioni nascono da una realtà sociale ove gl’interessi sono distinti e contrapposti e che solo superandola si potranno abolire le divisioni e trovarsi uniti e compatti in obiettivi comuni.
Se lo vogliamo, possiamo costruire un mondo nuovo!
Se lo vogliamo, possiamo sognare!
venerdì 1 maggio 2026
L'umanità merita un Mondo nuovo!
L’umanità merita un mondo nuovo!
Le calamità economiche, politiche, sociali, naturali che si abbattono con violenza sulla società capitalista, espressione del grado di sviluppo delle forze produttive, costringono l’essere umano a riflettere sull’esigenza oggettiva di una forma superiore , razionale di organizzazione sociale verso la quale l’umanità intera dovrà evolvere. E’ la classe lavoratrice, dominata, sfruttata, immiserita, in tanti casi privata di una vita dignitosa, che dovrà riflettere sul suo ruolo insostituibile nella lotta per liberare se stessa e l’intera umanità. Le varie forme politiche statali del dominio della borghesia sul proletariato, al di là della facciata, hanno sempre cercato e cercano di mettere al centro dell’universo economico-sociale il profitto e, di conseguenza, la ricerca di massima estrazione di plusvalore e di sfruttamento. L’effetto è la disuguaglianza, l’asservimento, l’ingiustizia, la disoccupazione, la povertà materiale e spirituale. Essendo il grado di sviluppo delle forze produttive tale da permettere un’economia amministrata direttamente dai produttori e senza proprietà privata, è possibile eliminare il disordine economico, lo spreco, il parassitismo ed assicurare il benessere per tutti. E’ realistico economicamente e scientificamente instaurare una società senza rapporti di produzione in cui ognuno dia secondo i suoi bisogni e riceva secondo le sue capacità. La società comunista non cadrà dal cielo, ma sarà un prodotto della terra, della natura, della lotta. Sono proprio i grandi movimenti della natura e della storia dell’umanità, il suo più alto risultato, a portare alla nascita della concezione comunista. La conseguenza dell’elevazione dell’interesse a vincolo unificante dell’umanità, fin quando esso rimarrà soggettivo ed egoistico, porta alla dispersione universale, alla concentrazione degl’individui su se stessi, all’isolamento, alla trasformazione dell’umanità in un aggregato di atomi che si respingono a vicenda. L’interesse particolare si concentra nella proprietà privata ed il suo dominio è il dominio della proprietà. La dissoluzione della servitù feudale ha fatto del denaro l’unico vincolo dell’umanità. Il denaro, questa estrazione vuota ed estraniata dalla proprietà, è stato fatto il signore del mondo. Le costituzioni e le pubbliche opinioni costituzionali non sono altro che vuote menzogne, che vengono nascoste con altre menzogne minori allorchè esse si rivelano nelle loro vere nature con troppa chiarezza. E persino quando ci si convince che tutti questi articoli non sono che vane falsità e finzioni ci si ostina a non volersene distaccare. Ci si aggrappa più saldamente che mai affinchè quelle parole vuote e messe li senza criterio non si dissolvano, poiché esse sono i cardini del mondo borghese e, se crollassero, sarebbe una sciagura per chi detiene il potere. Da questo insieme di falsità aperte ed occulte, di ipocrisia ed autoinganno ci si può fuggire soltanto superando l’attuale realtà economico-sociale. La democrazia, altra faccia della forma autoritaria del sistema, è incapace di sanare i mali sociali, essendone essa stessa la causa. L’uguaglianza democratica è una chimera, la lotta dei poveri contro i ricchi non può essere combattuta sul terreno della democrazia o della politica borghese. Questo grado è un grado transitorio, l’ultimo mezzo, puramente politico che ancora deve essere sperimentato e dal quale deve svilupparsi un nuovo elemento, un principio che oltrepassa la politica. Questo principio è il comunismo.
“Il comunismo, in quanto effettiva soppressione della proprietà privata quale autoalienazione dell’uomo e però in quanto reale appropriazione dell’umana essenza da parte dell’uomo e per l’uomo; e in quanto ritorno completo, consapevole, compiuto conservando tutta la ricchezza dello sviluppo precedente, dell’uomo per se quale uomo sociale, cioè uomo umano… è compiuto naturalismo, umanismo. Esso è la verace soluzione del contrasto dell’uomo con la natura e con l’uomo; la verace soluzione del conflitto tra esistenza ed essenza, fra oggettivazione e affermazione soggettiva, fra libertà e necessità, fra individuo e genere. E’ il risolto enigma della storia e si sa come tale soluzione”.
K. Marx
lunedì 20 aprile 2026
Il costo ambientale della guerra.
Notizie dalla Columbia Climate School
CLIMA, PACE E CONFLITTO, PUNTI DI VISTA
Il costo ambientale della guerra
Daryush Nourbaha
15 aprile 2026
1 commentoSul costo ambientale della guerra
I social media sono stati pieni di video della guerra in Iran: esplosioni nel cielo notturno, attacchi in lontananza, edifici ridotti a fumo e detriti. E poi mi sono imbattuto in qualcosa di più silenzioso: una donna in piedi su un balcone, che teneva il telefono fuori dal bordo mentre registrava. "Ciao, buongiorno," dice, "Sono passati alcuni giorni dall'ultima volta che ti ho mostrato il cielo diurno a Teheran." Il cielo è azzurro con nuvole bianche e soffici. C'è una nota di riconoscimento nella voce, come vedere qualcosa che non vedeva da un po'. Per il momento, non ci sono lampi o echi ovattati di esplosioni, nessun urlo, anche se fa riferimento a una notte difficile prima. "E qui ci sono gli uccelli, ancora avanti con le loro vite." Dice: "Teheran è tranquilla. L'aria è pulita."
Guardando questo video, ho pensato alla mia città natale di una vita fa. Ho vissuto a Teheran da adolescente fino a quando non sono fuggito attraverso il confine turco dopo l'11 settembre. All'epoca temevo che il conflitto potesse un giorno prendere la forma di una guerra aperta tra i paesi a cui appartenevo. Con l'aiuto del Dipartimento di Stato, sono stato deportato all'aeroporto internazionale JFK, dove mia madre mi aspettava.
Smog su Teheran nel dicembre 2011. Credito: Mohammad Hassanzadeh via Commons
Ma ricordo ancora il mio tempo in Iran come ieri. La lamentela era costante: lo smog. Gravava sulla città sia come un dato di fatto sia come fallimento di regolamentazione e infrastruttura, un fallimento da parte del governo. Alcuni giorni si poteva sentire il sapore. In altri altri, offuscava tutto ciò che si trovava a distanza, nascondendo le bellissime montagne appena a nord della città. I residenti di Teheran sono da tempo esposti a livelli di inquinamento da particelle diversi volte superiori rispetto alle linee guida sanitarie globali—particelle sottili che penetrano in profondità nei polmoni e nel flusso sanguigno, contribuendo a malattie respiratorie e cardiovascolari. La ricerca sulla salute pubblica ha collegato l'esposizione prolungata a Teheran a tassi elevati di mortalità prematura, inclusi impatti sulla salute infantile che riecheggiano tra generazioni. Il governo ha cercato di gestirlo in qualche modo. Il pompaggio della benzina era limitato in base alle targhe per ridurre le emissioni complessive, le auto con numeri dispari in alcuni giorni, pari in altri. Non sono sicuro di quanto questo abbia aiutato.
È difficile guardare questi video ora senza pensare alle persone ancora presenti. Mio padre, due zie e una vasta rete di cugini stanno vivendo questa guerra in tempo reale. La chiarezza nel cielo così come le esplosioni non sono astratti per me. Esistono nelle strade su cui camminavo, nell'aria che respira la mia famiglia.
Il video mi ha anche ricordato i primi mesi della pandemia di COVID-19—quando le città di tutto il mondo si sono calmate e, quasi da un giorno all'altro, l'aria si è schiarita. La gente notò ciò che era stato nascosto per anni. L'assenza era bella ma profondamente inquietante una volta che ricordavi perché stava succedendo.
La guerra non viene spesso descritta in termini ambientali, ma dovrebbe esserlo. Il conflitto moderno è ad alta intensità di carbonio in quasi ogni fase: l'estrazione e la raffinazione del carburante, la produzione di armi, il movimento di navi e caccia su lunghe distanze e, forse più ovviamente: la detonazione degli esplosivi, gli incendi che seguono e il lungo processo di ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto.
Credito: Gareth Williams da Pixabay
In un articolo pubblicato all'inizio di quest'anno, i ricercatori hanno affermato che un singolo attacco missilistico genera circa 0,14 tonnellate di CO2 equivalente—simile a guidare un'auto per 350 miglia. Se gli attacchi avvengono alla portata promessa dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth—mille obiettivi al giorno—le emissioni si accumulano rapidamente fino a raggiungere le centinaia di tonnellate di CO₂ equivalente giornaliere. Nel corso di un mese, ciò porterebbe il carico di carbonio dei soli missili nell'ordine di quattromila tonnellate, anche prima di considerare le emissioni molto maggiori dovute a aerei, logistica e danni alle infrastrutture. Per contestualizzare, un singolo caccia può emettere circa 15 tonnellate di anidride carbonica all'ora di volo, bruciando migliaia di litri di carburante per jet all'ora, il che significa che solo un paio d'ore in volo possono competere con le emissioni di centinaia di attacchi missilistici.
Abbiamo un precedente per comprendere la portata di ciò che sta accadendo ora in Iran. L'analisi della guerra in Ucraina ha stimato 77 milioni di tonnellate di emissioni equivalenti CO₂ nel primo anno e mezzo di conflitto (4,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente al mese), alimentate non solo da operazioni militari ma anche da incendi, ricostruzioni e dagli effetti a cascata delle infrastrutture distrutte. Questa contabilità offre una prospettiva sobria su cosa potrebbe significare un conflitto prolungato dentro e intorno a Teheran dal punto di vista ambientale.
Eppure, all'interno della città stessa, sta accadendo qualcos'altro. Il traffico si è ridotto a una frazione di prima. Le fabbriche sono state chiuse. Il movimento quotidiano è limitato. Le emissioni costanti della vita civile (veicoli, produzione industriale e il ronzio di fondo di un sistema urbano denso) sono calate drasticamente. Le stesse forze che un tempo rendevano l'aria di Teheran perennemente pesante sono, almeno temporaneamente, assenti.
Ciò che li sostituisce è più difficile da vedere, anche se non sempre più difficile da percepire. Alcune emissioni sono spostate nel tempo e nello spazio, come il carburante bruciato ore prima da aerei che attraversano lunghe distanze, catene di approvvigionamento che operano lontano dal punto d'impatto. Altri sono più immediati: il rumore dei caccia sopra di loro, le dense colonne di fumo che si alzano dai siti in fiamme. Filmati provenienti da poco a sud di Teheran mostravano una raffineria colpita e in fiamme, lanciando una fitta nuvola di fumo nero nel cielo. Le grandi raffinerie possono emettere circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, secondo uno studio del 2023. Ciò suggerisce che incendi come quello della raffineria che circola sui social media possono rilasciare migliaia di tonnellate di CO₂ equivalente a seconda della durata e dell'intensità, insieme a un complesso mix di particelle, metalli pesanti e composti tossici che persistono a lungo dopo che le fiamme si sono spente. La guerra non riduce le emissioni. Li riorganizza.
Il danno ambientale va oltre la semplice contabilizzazione del carbonio. Le esplosioni rilasciano metalli pesanti e particelle fini nell'aria e nel suolo. Gli incendi possono durare giorni, diffondendo l'inquinamento su vaste aree. Le infrastrutture danneggiate—sistemi idrici, reti energetiche per impianti industriali—possono diffondere contaminanti che richiedono anni per essere rimosse. Questi effetti si accumulano silenziosamente, radicandosi negli ecosistemi e nella salute umana.
Even as we attempt to track emissions elsewhere, war remains difficult to see in our climate ledgers. Frameworks informed by bodies like the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) provide guidance for national reporting, but the environmental costs of military activity, particularly across borders, are often inconsistently captured or obscured. As one study observed, IPCC guidelines do not explicitly consider wartime greenhouse gas emissions reporting, meaning that some of the most carbon-intensive activities on Earth are only partially captured—if at all—in our climate ledgers.
And still, for a moment, the sky is blue. It is possible to understand why someone would notice. Why they would say it out loud. Why, even with the knowledge of what is unfolding across the city, they might want to capture that moment of calm and blue sky. Toward the end of her video, she says, “I hope that all of us, wherever we are in the world—those who miss this land and this air—find a way to endure. I hope that Iran survives. That Tehran survives. And that all of us can be happy again.” The sky above her is clear. It is a clarity that carries no comfort.
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Daryush Nourbaha is a graduate of the M.S. in Sustainability Science program, which is offered by Columbia’s School of Professional Studies and the Columbia Climate School. He is currently an environmental, health and safety leader in New York City.
Views and opinions expressed here are those of the authors, and do not necessarily reflect the official position of the Columbia Climate School, Earth Institute or Columbia University.
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