mercoledì 2 ottobre 2024
Caro Meneceo...
Caro Meneceo,
sappi che la conoscenza della felicità non richiede un’età precisa, perché a qualsiasi età è piacevole prendersi cura del benessere della propria vita. Chi sostiene che non è ancora giunto il tempo di dedicarvisi, oppure che oramai è troppo tardi, crede che il momento giusto per farlo è alle nostre spalle oppure davanti a noi. Al contrario, conoscere la felicità riguarda sia il giovane sia l’anziano: il secondo per trarre benessere dal caro ricordo di ciò che ha realizzato, il primo per trarne forza e nutrimento e prepararsi a non temere il futuro.
Ti mostrerò, dunque, quello che bisogna fare per ottenere la felicità, perché la sua presenza soddisfa la nostra vita, mentre la sua assenza ci spinge a fare di tutto per ottenerla. Rifletti sulle cose che ti raccomando e, allo stesso tempo, mettile in pratica: sono fondamentali per una vita ben realizzata.
Prima di tutto, allora, considera che la vita divina è eterna e felice, come suggerisce la comune idea che abbiamo di dio: ogni divinità possiede una vita infinita e sempre felice. Va da sé che non ci sono dubbi sull’esistenza degli dei, ma le divinità non sono come le credono molte persone, che così facendo mettono in dubbio o tradiscono le loro stesse certezze più profonde. Ricordati che non è empio e irriverente chi rifiuta la religione popolare, ma chi attribuisce agli dei le convinzioni errate della gente comune. Questi giudizi sono false opinioni, perché di volta in volta attribuiscono agli dei la causa o delle più grandi sofferenze o dei beni più straordinari.
In realtà, Meneceo, gli dei sono assolutamente felici e mostrano di riconoscere la somiglianza con le persone piene di virtù, quanto di mantenere la distanza da chi ne è completamente privo.
In secondo luogo, abituati Meneceo a pensare che la morte non è nulla per noi, perché le sofferenze o i piaceri si acquisiscono con i sensi; la morte invece non è altro che l’incapacità di avere coscienza.
La consapevolezza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, scacciando l’inganno del tempo infinito che è provocato, invece, dal desiderio d’immortalità. Non c’è nulla di terribile nel vivere per chi sa che non c’è nulla da temere nel non vivere più. Perciò, è stupido chi sostiene di aver paura della morte, perché egli non teme la sofferenza al suo arrivo, ma piuttosto lo affligge la continua attesa di morire. È strano: quello che non ci turba, una volta presente, è condannato a portarci alla pazzia se è atteso in modo irrazionale.
Invece, vedi Meneceo, la morte — considerata il più atroce di tutti i mali — non esiste per noi. Quando noi viviamo, la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo più noi. Dunque, la morte non è nulla né per noi, che siamo vivi, né per i morti, che non sono più. Invece, la gente comune fugge la morte come il peggior male, oppure la invoca come un luogo di pace rispetto ai mali che vive. Nota, Meneceo, che il vero saggio ha piacere di vivere, così come non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Il saggio si comporta come nel mangiare: come sceglie i cibi migliori e non le porzioni più grandi, così si realizza non perché vive a lungo ma perché trascorre delle dolci giornate.
Alcuni invitano il giovane a vivere bene e il vecchio a morire bene, ma questo è di nuovo sciocco non solo per la dolcezza che la vita sempre riserva — anche da vecchi — ma anche perché una bella vita ed una bella morte fanno parte della stesso stile di comportamento. Altri, ancora peggio, dicono che è meglio non nascere per niente, oppure, una volta venuti al mondo, passare al più presto la porta dell’Ade. Se sono così convinti, perché allora non se ne vanno via da questo mondo? Se lo vogliono veramente, non glielo vieta nessuno. Se lo dicono così per dire, forse è meglio che cambino discorso.
Ricordiamoci poi, Meneceo, che il futuro sì ci appartiene, ma solo in parte. Solo così possiamo aspettarci che non si realizzi completamente tutto ciò che vogliamo, ma anche sapere che dobbiamo svolgere la nostra parte. Così pure teniamo presente che solo alcuni desideri sono naturali e profondi, mentre molti altri invece sono inutili; e fra i naturali solo alcuni sono bisogni necessari. Alcuni di questi sono fondamentali per la felicità, altri invece per il benessere fisico, altri ancora per la stessa sopravvivenza. Una conoscenza attenta dei desideri guida ogni nostra scelta, come ogni nostro rifiuto, al fine di raggiungere il benessere del corpo e la perfetta serenità della mente. Questo è il compito della vita felice e a questo noi indirizziamo ogni nostra azione per fuggire il dolore e l’angoscia. La serenità placa ogni bufera inferiore, perché il nostro organismo vitale non ha bisogno di nient’altro per il bene della persona. Dunque, il bisogno del piacere indica che soffriamo la sua mancanza, mentre non soffriamo più quando non ne abbiamo più bisogno.
In questo senso, credo che il piacere sia principio e fine della vita felice, perché lo considero il bene fondamentale e naturalmente congenito per l’essere vivente. Sulla sua base valutiamo quello che volere o rifiutare e lui è la guida per valutare ciò che è buono.
Proprio per questo, sarebbe errato credere che è giusto volere qualsiasi piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni, da cui può venirci più male che bene, e invece considerare che alcune sofferenze sono preferibili ai piaceri stessi, se possiamo provare un piacere più grande dopo averle sopportate a lungo.
Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma non conviene averli tutti. Allo stesso tempo, il dolore è sempre male, ma non tutti i dolori sono sempre da evitare. Gli uni e gli altri vanno giudicati in base alla considerazione dei danni e dei benefici, così come certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene.
Inoltre, Meneceo, considero una gran cosa l’indipendenza dai bisogni, non perché ci dobbiamo accontentare sempre di poco, ma perché possiamo essere soddisfatti anche di questo poco se ci capita di non avere molto. Sono convinto che l’abbondanza si gode con più dolcezza se ne siamo meno dipendenti.
In fondo, non è difficile trovare ciò che veramente serve, mentre le cose inutili si presentano sempre difficili da conquistare. E i sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, come pasteggiare con l’acqua e un pezzo di pane dà un grande piacere a chi ne era privo.
Saper vivere di poco, dunque, non solo porta la salute e asciuga la bramosia verso i bisogni della vita, ma anche, quando di tanto in tanto capita di condurre una vita agiata, ci fa apprezzare meglio questa condizione, restando indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dico che il piacere è il fine della vita felice, non intendo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che non conoscono le nostre idee, le osteggiano in modo fazioso o le interpretano male. Il piacere che intendo aiuta a non soffrire con il corpo e ad essere sereni con la mente.
Le cene e le feste, il godimento con i fanciulli e le donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola non portano la dolcezza della vita felice.
Questo lo porta il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che provocano un rovellìo profondo. In realtà, Meneceo, il principio e bene supremo nella condotta è la saggezza, che appunto guida la stessa filosofia, madre di tutte le altre virtù. Essa ci insegna a comprendere che non c’è vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta che sia priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.
Considera, Meneceo, che vi è rispetto e ammirazione per chi ha un’opinione corretta e rispettosa degli dei, per chi non ha paura della morte e ha chiara coscienza del senso della natura, per chi ritiene che beni utili si procurano facilmente; infine per chi ritiene che i mali che affliggono profondamente la persona, lo fanno per poco, altrimenti se l’affliggono a lungo vuol dire che si possono sopportare. Questo genere d’uomo sa anche che è stupido credere che il fato sia padrone di tutto, come pensano alcuni; le cose accadono o per necessità, o per volontà della fortuna o per volontà nostra. Se la necessità è irresponsabile e la fortuna instabile, invece la nostra volontà è libera: per questo può meritarsi lode o biasimo.
Al posto di essere resi schiavi del destino dei materialisti, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placare le divinità con le preghiere, invece di quest’atroce, inflessibile Necessità. Al contrario, la fortuna per il saggio non è una divinità come per la gente comune — la divinità non fa nulla a caso — e neppure qualcosa priva di consistenza. Il saggio non crede che il caso arrechi agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che la fortuna può avviare grandi beni o grandi mali. Però è meglio essere senza fortuna ma saggi, piuttosto che fortunati e stolti; nella vita quotidiana, poi, preferisco che un bel progetto non vada in porto, piuttosto che abbia successo un progetto dissennato.
Mi raccomando, Meneceo: rifletti, quando ti capita, di giorno oppure di notte, su quello che ti ho detto e su altre cose simili. Fallo da solo o con chi ti è vicino e sarai sempre libero dall’angoscia.
Vivrai come un dio fra gli uomini, perché l’uomo che vive fra i beni immortali non sembra più neanche mortale.
lunedì 30 settembre 2024
L' essere umano ha bisogno di vita, non di esistenza.
L’ essere umano ha bisogno di vita, non di esistenza.
“ Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte delle persone esiste. Questo è tutto.”
Oscar Wilde
“E’ importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita. La vita è questa . Nulla è facile. Nulla è impossibile.”
Anonimo
La vita è amore, passione, sogni, tenacia, costanza, determinazione, lotta per giungere alla meta.
Vivere la vita è non accontentarsi di mangiare, bere, parlare di calcio e di donne o fare i pappagalli dei pugilatori a pagamento con lingua da schiavi del sistema. Questo è esistere.
La vita è amare con il cuore spettinato, trasformare la sabbia in polvere di stelle, accendere un sogno nel buio;
sognare un mondo di liberi, eguali, fratelli e sorelle e dare il proprio contributo per la sua realizzazione;
vivere i momenti belli e brutti sempre con la sicurezza di un domani migliore;
non arrendersi alle avversità;
non abbattersi nelle sconfitte;
non esaltarsi nelle vittorie;
aprirsi alla conoscenza come strumento di libertà, così da poter vivere le varie epoche dell’umanità, da poter essere in ogni luogo del mondo, da poter dialogare con Omero, Virgilio, Epicuro, Socrate, Seneca, Galilei, Alighieri, Manzoni, Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli, Marx, Engels, Lenin, Gramsci, Petrarca, Boccaccio, Eco ed ogni personaggio storico, perché:
“ E’ sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza”
Socrate
non cadere nelle superstizioni, nei tabù, nei conformismi della società;
non lasciarsi ingannare dalle false ideologie e dalle false verità;
dai finti difensori dei deboli e degli sfruttati;
dai falsi miti;
dall’uso strumentale e sibillino dei dati ;
non scambiare l’amicizia con la conoscenza;
dar senso alle parole con i fatti;
far si che la miglior forma di educazione sia l’esempio,
essere coerente, tenace, costante, determinato;
non perdere mai l’entusiasmo in ogni azione o progetto portato avanti;
dare importanza alla parola data, come forma di rispetto verso se stesso e gli altri;
essere consapevole che siamo tutti umani e non esistono differenze di razza, di lingua, di colore della pelle, ma soltanto tra chi detiene il potere e chi da questo tallone di ferro è schiacciato.
Chi vive con questa etica vivrà cento vite in una vita, una diversa dall’altra. Si sentirà sempre pronto ad una nuova vita , impugnando l’arma della conoscenza, con l’esperienza delle passate e con l’entusiasmo di chi nel cammino vede prossima la frontiera .
“La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci”
C.R. Swindoll
“ La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata.”
Lucio Anneo Seneca
La vita è bella! Tutti meritano di gustare il suo splendore!
Bisogna essere ciechi e sordi...
Bisogna essere ciechi e sordi
per non vedere una donna piangere per essere stata stuprata,
per non sentire le sue grida di dolore per essere stata violata nella sua intimità,
per non accorgersi della sua solitudine in un mondo arcaico nel pensiero,
per passare oltre e sentirla una realtà normale, che rende colpevoli gl’innocenti e
innocenti i colpevoli.
“ Il cambiamento di un’epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà, perché qui, nel rapporto della donna con l’uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità. Il grado dell’emancipazione femminile è la misura naturale dell’emancipazione universale.”
Charles Fourier
Bisogna essere ciechi e sordi
per non vedere che la libertà nel sistema capitalistico è solo la libertà del profitto,
per non vedere pochi appropriarsi delle ricchezze prodotte e molti arrabattarsi per vivere,
per non sentire le grida della povertà di miliardi di esseri umani,
per non udire i pianti di 50 milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame.
Bisogna essere ciechi e sordi
per credere a un mondo di pace quando vi sono guerre in tutto il pianeta,
per non vedere eventi bellici basati sulla conquista di aree con materie prime,
per far finta di nulla sull’uso di armi chimiche contro esseri umani indifesi,
per non sapere che l’industria delle armi è quella sempre più in crescita.
Bisogna essere ciechi e sordi
per pensare che i nuovi modelli di acquisizione della forza lavoro siano migliorative,
per non sentire le grida di chi vive presente e futuro in modo precario,
per non vedere l’essere umano trattato come una merce qualsiasi,
per accettare la perdita di ogni dignità umana.
Bisogna essere ciechi e sordi
per credere a coloro che non mettono in discussione i rapporti di produzione,
per pensare che coloro che sono per il profitto possano essere per il salario,
per avere speranza che nuovi governi, rappresentanti delle classi dominanti, possano cambiare la condizione dei lavoratori,
per lasciarsi abbindolare dalle parole e non guardare ai fatti.
Bisogna essere ciechi e sordi
per scagliarsi contro i propri simili solo per differenza di colore della pelle, di nazionalità, di lingua,
per non vedere che la lotta tra poveri avvantaggia i ricchi,
per non sentire le risa dell’oscurantismo del potere.
Bisogna essere ciechi e sordi
per non utilizzare la scienza, come forma di conoscenza, per sottrarsi alla sottomissione,
per non cercare di capire, di conoscere e vedere la conoscenza come forma di libertà,
per iniziare un cammino che porti gli esseri umani ad avere interessi comuni e nella comunanza di essi determinare una realtà socio-economica dove ogni essere umano
“possa dare secondo le sue capacità ed avere secondo le sue necessità.”
Seguire la corrente è facile, andare controcorrente è difficile!
Diventa semplice e normale se si è armati di conoscenza.
Galilei docet.
venerdì 16 agosto 2024
B: Brecht, A quelli venuti dopo di noi.
Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica sensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.
Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?
È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato.
(Quando cessa la mia fortuna sono perso.)
Mi dicono: “Mangia e bevi! Accontentati perché hai!”
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.
Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.
Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!
Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.
Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c’era solo ingiustizia e nessuna rivolta.
Eppure sappiamo:
anche l’odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l’ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
A quelli venuti dopo di noi
B. Brecht
lunedì 24 giugno 2024
L' essere umano e la sua essenza universale.
L’essere umano e la sua essenza universale.
In un mondo in cui l’interesse è soggettivo ed egoistico si ha, di conseguenza, la concentrazione degl’individui su se stessi, la trasformazione dell’umanità in un aggregato di atomi che si respingono a vicenda. Sul trono viene posto il denaro, elemento privo di spirito, vero signore del pianeta. L’ essere umano, che non ha cessato di essere schiavo di altri esseri umani, è divenuto schiavo della “cosa”. La venalità, giunta a perfezione, è ormai universale ed è disumana. Molti individui si prostrano dinanzi a false realtà, a vuoti nomi e negano la realtà. Ci si rifiuta di riconoscere il reale e si adopera un linguaggio convenzionale di categorie fittizie. Ci si aggrappa a vuote astrazioni, ciascuna delle quali è una diffamazione della realtà. Tutta la realtà di questa dimensione economico-sociale è una grande menzogna , che è occultata da una quantità di altre menzogne allorchè si rivela nella sua natura con chiarezza. Persino quando ci si convince che tutti questi artifizi non sono che vane falsità e finzioni ci si ostina a non volersene distaccare. Anzi ci si aggrappa ad esse più saldamente che mai, affinchè quelle parole vuote non si dissolvano. La lotta della prassi contro la teoria , della realtà contro l’astrazione , dell’essere umano contro l’inumanità dovrà avere sempre più forza per giungere alla meta ed elevare l’interesse di tutti gli esseri umani a vincolo unificante di tutta l’umanità. Il risolto enigma della storia è nel superare il contrasto dell’uomo con la natura e con l’uomo, il conflitto fra esistenza ed essenza, fra necessità e libertà, fra oggettivazione ed affermazione soggettiva, fra individuo e genere. L’essere umano in tal modo si appropria della sua essenza universale in maniera universale, in quanto uomo totale. Ognuno dei suoi rapporti umani con il mondo, il vedere, l’udire, l’odorare , il gustare, il toccare, il pensare, l’intuire, il sentire, il volere, l’agire, l’amare, organi della sua individualità, si appropriano della realtà umana nell’essere organi sociali. Nell’attuale società tutti i sensi fisici e spirituali sono stati sostituiti dall’alienazione di essi dal senso dell’avere. L’emancipazione dei sensi umani passa dal superamento dei rapporti di produzione, unico modo per umanizzarli sia soggettivamente sia oggettivamente. A seconda dei momenti storici nuovi ciarlatani, simoniaci e barattieri vengono posti dal sistema a guardia dei propri interessi. Tutti promettono mari e monti, ma la realtà, per chi vive sull’utilizzo del proprio cervello o delle proprie braccia, diventa sempre più dura e sofferente. Negli ultimi vent’anni abbiamo visto alcuni di costoro all’opera, forse stiamo meglio di vent’anni fa? Tutti cercano di orizzontilizzare il contrasto sociale e mettono i deboli contro i deboli, invece di verticalizzarlo, come sarebbe corretto. La verità è che chiunque sproloquia di migliori condizioni sociali senza superare i rapporti di produzione è un ingannatore o in malafede o per ignoranza. In questa società l’essere umano, reso individualista ed egoista, in realtà è un essere asociale. I suoi sensi sono profondamente diversi dall’essere umano sociale. Soltanto con la dispiegata ricchezza oggettiva dell’essenza umana si può avere la soggettiva dell’umana sensibilità. Giacchè non solo i cinque sensi, ma anche i sensi spirituali, la sensibilità pratica, la volontà, l’amore, in una parola l’umanità dei sensi, si formano soltanto nella natura umanizzata. Il senso costretto dal rozzo bisogno pratico ha una sensibilità limitata. Per l’individuo affamato non esiste il carattere umano del cibo, ma soltanto la sua astratta esistenza di cibo. Questo potrebbe presentarsi a lui nella forma più rozza e non si distinguerebbe in questa attività nutritiva da quella bestiale. Il mercante di minerali vede solo il loro valore mercantile, non la bellezza e la peculiare natura del minerale. Se l’essere umano si forma ogni cognizione, ogni sensazione dal mondo sensibile e dall’esperienza del mondo sensibile, bisogna rendere umano il mondo empirico, in modo che faccia esperienza di ciò che è veramente umano e si abitui a riconoscersi come essere umano. Se l’essere umano è formato dalle circostanze, si devono rendere umane le circostanze. Se egli è sociale per natura, sviluppa la sua vera natura solo nella società e la potenza della sua natura deve trovare la sua misura non nella potenza dell’individuo singolo, ma nella potenza della società, ove al centro vi è l’interesse dell’intera umanità ed ogni essere umano si appropria della sua essenza universale.
venerdì 14 giugno 2024
Il visionario costruisce ciò che i sognatori sognano.
Il visionario costruisce ciò che i sognatori immaginano
“La realtà è ciò che vedono le persone che mancano di visione.”
Anonimo
Nella storia, man mano che le forze produttive si sviluppavano, la classe che stava per prendere il sopravvento andava avanti secondo una nuova visione di società. Le vecchie tradizioni e i costumi precedenti venivano archiviati ideologicamente e realmente per lasciare il posto ai nuovi. In molti casi il passaggio avveniva con scontri cruenti tra vecchio e nuovo. Si pensi alla rivoluzione francese e all’avvento della borghesia. La realtà odierna mostra la classe dominante senza alcuna visione, impegnata strenuamente a difendere i suoi interessi nei confronti della classe lavoratrice e a lottare al suo interno per difendere l’ordine mondiale, istituito dopo la seconda guerra mondiale, dal sorgere di nuove potenze sulla scena. Questo scontro porta a guerre medie e piccole in tutto il globo, coinvolgendo la classe lavoratrice come “palle da cannone”. Il mondo, ormai, si divide tra chi sta con “ l’ occidente” e gli altri, che vogliono contare di più negli organismi internazionali. Questo scenario può prefigurare nel medio termine uno scontro bellico di proporzioni immani. In Europa il dibattito è su come cercare di rafforzare l’Unione per essere capace di avere un ruolo nella partita non secondario. Nei vari Paesi, tra cui l’Italia, il dibattito è tra chi vuole un ‘Europa più federale e compatta e chi cerca di boicottarla. Gli ultimi sono aiutati dagli USA che, sembra strano, ma così è, vedono in un’ Europa unita e forte un concorrente molto agguerrito. I vari partiti, i mass-media, i vari pugilatori a pagamento con lingua da schiavi discutono solo di questi temi senza alcuna visione di nuova società, senza proporre nulla di nuovo se non la realtà attuale, fatta di divisione in classi, di sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano, di ricchi, pochi, e poveri, molti, di guerre, di precariato del lavoro, di disoccupazione. Si spacciano per riformatori, ma sono i peggiori reazionari, difatti le loro riforme non hanno significato altro per chi lavora che peggiori condizioni di lavoro e di vita. I cittadini, la classe lavoratrice si lasciano abbindolare dal giogo delle false ideologie, della falsa rappresentanza della realtà e, che partecipi alla farsa del voto o che non partecipi, lascia campo libero alla classe dominante e alle sue idee. Milioni di persone si rifugiano nella delusione, nella frustrazione, nella speranza di un futuro migliore, ma “ Chi di speranza vive, di speranza muore”, nelle religioni, pensando che nulla si possa fare per cambiare. Non vedono costoro che, come nella storia, proprio l’attrito degli interessi contrapposti è la base di una nuova realtà socio-economica. “La conoscenza porta alla visione e la visione fa vedere cose che sembrano impossibili!” Fa vedere che la classe lavoratrice, padrona della conoscenza-coscienza, dell’organizzazione, della strategia, della tattica; consapevole della forza del numero degli appartenenti alla classe e libera dagli orpelli ideologici della borghesia o, peggio ancora, della piccola borghesia può liberare se stessa e l’intera umanità, “prendendo dai quattro lati la tovaglia del tavolo e buttando tutto per aria.”
“Gli inferiori si ribellano per poter essere uguali…”
Aristotele
“Affinchè qualcosa arrivi è necessario che qualcosa finisca. Non bisogna aver paura della fine, in ispecie se questa non fa assaporare il vero gusto della vita. Ogni fine è un nuovo inizio.”
Anonimo
Se la classe lavoratrice non sarà in grado nel breve e medio termine di organizzarsi strategicamente e tatticamente, l’umanità intera sarà costretta a subire le angherie di ogni tipo dal “Tallone di ferro”.
sabato 8 giugno 2024
Nessuna ricchezza...
“Nessuna ricchezza può recare vantaggio ai capitalisti se non trovano degli operai disposti ad applicare il loro lavoro agli strumenti e ai materiali che essi posseggono e a produrre nuove ricchezze. Quando gli operai sono isolati gli uni dagli altri di fronte ai padroni, rimangono degli autentici schiavi e lavorano eternamente per un tozzo di pane per conto di un uomo a loro estraneo, rimangono eternamente dei salariati docili e muti. Ma quando gli operai proclamano insieme le loro rivendicazioni e rifiutano di sottomettersi a colui che ha il portafoglio gonfio, allora essi cessano di essere degli schiavi, diventano degli uomini, cominciano ad esigere che il loro lavoro non serva soltanto ad arricchire un pugno di parassiti, ma dia la possibilità a coloro che lavorano di vivere da uomini”
Lenin
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