Una luce nel labirinto

Una luce nel labirinto
Non arrendersi mai.

una luce nel labirinto

una luce nel labirinto
Non sottomettersi mai.

mercoledì 29 gennaio 2014

La democrazia borghese.

La democrazia borghese. La democrazia borghese è lo Stato che riconosce la sottomissione di milioni di esseri umani ad altri individui in un’organizzazione di violenza sistematica fisica, psichica e morale della classe dominante sulla classe dominata, il proletariato. La violenza contro gli uomini e le donne, non permettendo ad ognuno di esprimere le proprie capacità e d avere secondo i propri bisogni, la sottomissione di un essere umano ad un altro sono la norma in un sistema che mette al centro di tutto il profitto. E’ violenza la guerra, è violenza il numero crescente d’ incidenti sul lavoro, il fatto di lavorare con uno stipendio misero e non poter godere dei beni prodotti, la disoccupazione, la precarietà, la povertà, uno stipendio od una pensione sempre più miseri, la perdita continua di diritti e l’essere sempre più simili, almeno così ci vorrebbero, a bestie da soma. Mentre la ricchezza cresce ed il “club dei novanta” detiene metà del patrimonio mondiale, aumenta la miseria per miliardi di persone. La vita è bella! Merita di essere vissuta e goduta in tutto il suo splendore! Ma questa possibilità è sottratta ad un numero sempre più crescente di esseri umani, assillati ogni giorno dalla ricerca della soddisfazione dei bisogni materiali, per essere privilegio di una minoranza della popolazione mondiale. Il potere politico nello Stato, che è un prodotto della società, irretita da antagonismi inconciliabili, ha come finalità di mantenere “l’ordine” e cercare di moderare i conflitti economici e sociali, è l’espressione dell’antagonismo delle classi dentro la società civile. Se non vi fosse antagonismo e classi con interessi differenti e contrastanti, il potere politico non avrebbe senso di esistere e darebbe spazio a forme comuni di gestione della produzione e della distribuzione. Democrazia per un’infima minoranza e per i ricchi. Questa è la democrazia nella società capitalistica, al di là delle forme differenti tra nazione e nazione. Osservandola più da vicino si scopre che solo circa l’1% della popolazione fa attività politica, che il concetto una testa un voto non esiste in realtà, visti gli sbarramenti ed i premi di maggioranza, che i cittadini poveri hanno difficoltà a far sentire le proprie istanze, che gli stessi non possono detenere, per mancanza di mezzi finanziari, tv, giornali ed altre forme di comunicazione di massa. Queste realtà sembrano minime per coloro che non hanno mai conosciuto il bisogno o che non hanno quasi mai avvicinato le classi oppresse, ma sommate escludono i poveri dalla politica e dalla partecipazione attiva alla vita democratica. “Agli oppressi è permesso decidere, una volta ogni qualche anno, quale tra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento.” L’evoluzione di questa democrazia capitalista, a difesa del profitto, tende a divenire sempre più ristretta e respinge in modo dissimulato i poveri e gli sfruttati. E’ sempre più ipocrita e menzognera. Ormai nei Paesi capitalistici più avanzati vota all’incirca solo il 50% della popolazione. La metà dei cittadini non hanno fiducia nel voto per cambiare la propria esistenza. Eppure chi prende meno della metà di quel 50% ritiene di aver ottenuto un grande risultato e governa in nome del popolo. Quale popolo? Quello del profitto e delle rendite. Il popolo degli sfruttatori. I fatti poi mostrano ogni volta come i poveri diventino sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi. Tutti governano in nome del Paese, che è un grande Paese, che essi amano, che capiscono la sofferenza di gran parte della popolazione, quella giovanile in particolare, ma che faranno di tutto per migliorare la situazione, che la crisi si sta superando e si vede la luce in fondo al tunnel, che le nuove riforme sul lavoro e le pensioni saranno un atto di giustizia e saranno le basi per nuova occupazione, che vogliono dare una speranza ed un futuro. Il nuovo è il ritorno a forme di sfruttamento da inizio ‘900 e la parola riforma sempre più fa rima con restaurazione. Bisogna prendere coscienza che questo sistema e questo Stato democratico, alla pari di quello dittatoriale, essendo due facce della stessa medaglia, rappresenta solo gl’interessi delle classi dominanti a scapito dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati. Il denaro è il re del mondo capitalistico! L’essere umano è solo un mezzo per produrre profitti e denaro e la sua soddisfazione materiale e spirituale non può essere parte di questo percorso. Sempre più la realtà è più chiara delle infinite chiacchiere dei pugilatori a pagamento con lingua da schiavi e mette fine ad ogni illusione e speranza di un mondo migliore senza abolire i rapporti di produzione. L’unica strada per lottare per un mondo nuovo è il superamento del capitalismo e l’instaurazione di una società senza classi, che metta al centro le esigenze degli esseri umani. Non c’è libertà se le pance e le menti sono vuote!

martedì 31 dicembre 2013

Sinistra e destra

Sinistra e destra. Renzi ha affermato pochi giorni fa che non ci deve essere contrapposizione tra sinistra e destra. Grillo scrive che il suo movimento non è né di destra né di sinistra. Tutti i politicanti borghesi gridano che va messo al primo posto l’interesse del Paese e superato il concetto di destra e sinistra. Sono parole che nascondono una realtà vera: sinistra o destra sono affermazioni vuote. La contrapposizione nel capitalismo è tra borghesia e proletariato e chi sta con l’una non può collocarsi con l’altro. Sinistra e destra si riducono essenzialmente alla posizione occupata in parlamento. O si è per il profitto e per i rapporti di produzione o si è per il salario e per il superamento delle classi. Non vi è via di mezzo, non vi è terza via. Coloro che non mettono in discussione il dominio del capitale e propagandano la ricerca di soluzioni al problema della miseria, della disoccupazione, dei bassi salari, dell’asservimento di esseri umani ad altri esseri, della mancanza di diritti, coloro che vedono negli “Stati Uniti d’Europa” o in un’Italia autarchica un fine strategico non fanno altro che portare avanti l’interesse del capitale e della rendita nelle sue varianti, ma compatto nell’aumento dello sfruttamento dei lavoratori. Nell’attuale situazione tutti i partiti dell’ “arco costituzionale” ed i nuovi movimenti , negl’interessi e nelle ideologie vicini alla rendita ed alla piccola borghesia, rappresentano la volontà con nuovi slogan e vecchi inganni di costringere i lavoratori ad uno sfruttamento massiccio per difendere i profitti e le rendite, per coprire i deficit bancari e per far accettare supinamente condizioni di lavoro e di vita sempre peggiori. Pur di distrarre l’attenzione dei lavoratori dai loro problemi veri e reali, disoccupazione, perdita di diritti, bassi salari e basse pensioni, precarietà del lavoro, aumento dello sfruttamento, aumento della povertà, che sono proprio del sistema capitalistico e possono essere superati solo andando oltre questo sistema sociale, mettono in risalto sui mass-media, oltre ai temi soliti, l’azione del governo inefficiente ed inefficace, i privilegi dei parlamentari, la corruzione, lo sperpero di denaro pubblico, che sono anch’essi parte del sistema. I governi in ogni latitudine del sistema capitalistico governano, ma chi comanda sono i poteri economico-finanziari. Di conseguenza i vari governi rappresentano gl’interessi di questi poteri. I vantaggi dei parlamentari sono concessioni fatte a chi è destinato a servire il sistema. La corruzione non è un’anomalia in una dimensione sociale che si basa sull’appropriazione indebita di ciò che viene prodotto dalla classe lavoratrice. D’altronde le leggi vecchie e nuove sono solo una finzione nel contrasto. Lo sperpero di denaro pubblico, inteso come soldi dei lavoratori dipendenti e pensionati, che contribuiscono alle entrate dello Stato per circa il 90%, sono parte della gestione corruttela e clientelare del sistema stesso. Certo in Italia determinati fenomeni sono presenti in misura maggiore causa la più diffusa presenza di organizzazioni criminali, che, con il loro potere economico, sono in grado di assumere un ruolo politico, ma non sono assenti in alcun Paese del mondo capitalistico. Nessun partito o movimento di destra, di centro, di sinistra, porta avanti una decisa lotta all’evasione fiscale e contributiva ed alla corruzione, nonostante l’enorme massa di denaro sottratta allo Stato e che è quasi pari a quanto si spende per lo Stato sociale, circa 500 miliardi di euro. Con questa somma tutti i problemi sarebbero risolti e non ci sarebbe bisogno di allungare l’età pensionabile, bloccare stipendi e pensioni, annullare la sanità pubblica, ridicolizzare il senso della scuola pubblica, avere una rete di trasporti in molti casi da secondo dopoguerra. Si potrebbero avviare inoltre piani d’industrializzazione e di opere pubbliche, cominciando dalla sicurezza degli edifici scolastici, che darebbero impulso a nuovi posti di lavoro. Perché lo fanno o non lo fanno? Perché Renzi, Grillo, B., la Lega e tutti gli altri continuano a discutere di tagli alle pensioni ed agli stipendi, di nuovi leggi sul lavoro, nonostante tutte le leggi approvate negli ultimi 15 anni, che dovevano liberare il mercato “ingessato” e creare più occupazione, nel segno della precarietà e della liberalizzazione, abbiano contribuito all’aumento della disoccupazione, alla riduzione dei salari, alla crescita dello sfruttamento? Perché essi, tutti, rappresentano gl’interessi del profitto e della rendita e gridano di voler cambiare per non cambiare nulla nei fatti. In Italia la presenza della media e piccola borghesia è predominante, basta osservare gli addetti per unità produttiva. La grande borghesia si riduce a poche imprese private ed ad alcune statali ed, avendo difficoltà ad indebolire il peso della media e piccola, si accoda ad istanze, che servono in modo predominante alla piccola impresa. Ridimensionare lo Stato sociale, incentivare con finanziamenti le imprese, rendere flessibile in entrata ed in uscita il mercato del lavoro, che già in Italia è il più flessibile del mondo occidentale, sono gli slogan primeggianti. La legge elettorale, la riforma delle istituzioni, la riduzione delle tasse, che pagano solo i lavoratori dipendenti ed i pensionati, sono da mesi sulle prime pagine dei giornali. Non vi sono l’evasione fiscale, la corruzione, l’occupazione, la miseria dilagante se non come propaganda per accettare sempre più sacrifici e modelli di vita escludente l’essenza dell’essere umano nella soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali. Dire basta a questa realtà misera non vuol dire votare per Renzi, Grillo, B. e compagnia cantante. Con loro non cambierà mai nulla, non mettendo in discussione essi i rapporti di produzione. Dire basta significa porre la parola fine al sistema capitalistico ed instaurare una società nuova in cui ogni essere umano possa “dare secondo le sue capacità ed avere secondo i suoi bisogni”. Nel lavoro non condizionato dal rapporto mercantile risiede l’essenza della libertà…la libertà comunista.

mercoledì 18 dicembre 2013

Il proletariato deve liberare se stesso...

Il proletariato deve liberare se stesso e l’umanità intera. Negli ultimi anni una delle ideologie più propagandate è stata ed è che la “crisi”, presunta tale per il capitale e la rendita, sia responsabilità delle precedenti generazioni e che con nuove nei posti di governo si possa cambiare la realtà. Si “piange” sulla situazione dei giovani, immersi nel precariato e senza futuro, nascondendo la realtà che la percentuale di disoccupati tra i 45 e 65 anni sia la stessa di coloro tra i 18 ed i 35 anni. Ci si addolora per il fatto che tanti lavoratori debbano, stante la situazione attuale, andare in pensione a 70 anni. Si soffre per le donne che hanno poche opportunità di lavoro e di diritti. Ci si dispiace per gli stipendi sempre più magri e le pensioni da fame. Escludendo chi si trova in queste situazioni e che vorrebbe, giustamente, una vita diversa e migliore, coloro che in TV, sui giornali, nella rete, lamentano più fortemente questa realtà sono quelli che l’hanno voluta e creata. E’ B. ed i suoi accoliti, è il PD, è Monti, Casini, la Lega, è la dirigenza sindacale, sono i nuovi illusionisti della politica borghese, Grillo e Renzi, addirittura la BCE e il FMI. Tutti costoro hanno lottato per precarizzare il lavoro, per aumentare l’età pensionabile, per tenere bassi gli stipendi, per ridimensionare le tutele per i licenziati ed i disoccupati. Oltretutto, mentre strillano contro la disoccupazione, la perdita del potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni, contro le poche opportunità per le donne, contro il precariato, preparano altri colpi di mano per aumentare lo sfruttamento dei lavoratori ed asservirli all’interesse del capitale e della rendita. Giocando sulla riduzione dei debiti pubblici, cresciuti negli ultimi anni per effetto dei miliardi di dollari ed euro donati alle banche e non certo per un miglioramento dello Stato sociale, essi camuffano la realtà e fanno passare i lavoratori colpevoli di anni lussuosi, è ridicolo, pur di non dire che le banche hanno aumentato i debiti pubblici. I lavoratori giovani ed anziani sono tutti preda dei rapporti di produzione ieri ed oggi e, se attualmente più forte è l’attacco alle condizioni di lavoro e di vita di chi lavora, lo si deve alla debolezza della classe lavoratrice senza alcuna rappresentanza politica e sindacale, nella parte dirigenziale, nel panorama politico-sindacale borghese. Prendere consapevolezza degl’inganni mediatici e materiali che ogni giorno vengono perpetrati nei confronti dei lavoratori è il primo passo verso la coscienza della propria dimensione e degl’interessi di classe. Il capitalismo non potrà mai garantire piena occupazione, uguali diritti, una vita degna di essere vissuta da esseri umani nella soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali. I suonatori che cambiano servono solo ad illudere che la musica sarà diversa, ma essa non cambia mai! Il capitalismo ha le sue leggi e la prima è fare profitto. Ciò comporta sfruttamento e miseria per miliardi di persone ed agi e privilegi per una minoranza di individui. Il capitalismo eleva l’interesse a vincolo dell’umanità. L’interesse soggettivo ed egoistico determina la dispersione universale, la concentrazione degl’individui su se stessi, l’isolamento, la trasformazione dell’umanità in un aggregato di atomi che si respingono a vicenda. La proprietà privata è la principale estraneazione e fa sì che l’interesse debba essere, giocoforza particolare. Il dominio del capitale si concentra nel dominio della proprietà privata. La proprietà, l’elemento naturale e privo di spirito che si contrappone all’elemento umano e spirituale, viene così elevata sul trono e, in ultima istanza, onde portare a compimento codesta estraneazione, il denaro, questa astrazione vuota ed estraniata dalla proprietà, è stato fatto il signore del mondo. Con il capitalismo l’essere umano ha cessato di essere schiavo dell’uomo ed è divenuto schiavo della cosa. E’ necessario di conseguenza attrezzarsi ed organizzarsi per lottare nell’immediato per la difesa del lavoro, dello stipendio, dei diritti, nello storico per superare una dimensione sociale che è contro la socialità dell’essere umano. “Il proletariato esegue la condanna che la proprietà privata pronuncia su se stessa producendo il proletariato, così come esegue la condanna che il lavoro salariato pronuncia su se stesso producendo la ricchezza altrui e la propria miseria. Se vince, il proletariato non diventa perciò il lato assoluto della società; infatti esso vince solo togliendo se stesso ed il suo opposto. Allora scompare sia il proletariato sia l’opposto che lo condiziona, la proprietà privata…Ciò che conta non è che cosa questo o quel proletario, o anche tutto il proletariato si rappresenta temporaneamente come fine. Ciò che conta è che cosa esso sia costretto a fare storicamente in conformità a questo suo essere” K.Marx, F. Engels “La sacra famiglia”. “ Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.” K.Marx, F.Engels, “L’ideologia tedesca”. Il comunismo si distingue da ogni movimento finora esistito in quanto rovescia la base di tutti i rapporti di produzione e le forme di relazione finora esistite. Per la prima volta tratta coscientemente tutti i presupposti naturali come creazione degli uomini finora esistiti. La sua organizzazione è quindi essenzialmente economica, è la creazione materiale delle condizioni dell’unione degli esseri umani e dei loro interessi comuni e fa delle condizioni esistenti le condizioni dell’unione. “Nella società borghese il lavoro vivo è soltanto un mezzo per aumentare il lavoro accumulato. Nella società comunista il lavoro accumulato è soltanto un mezzo per rendere più largo, più ricco, più progredito il ritmo di vita degli esseri umani.” K. Marx, F.Engels, “ Il manifesto del partito comunista”. Il futuro è nelle nostre mani e lo possiamo realizzare liberando il proletariato e l’umanità intera dal giogo capitalistico.

domenica 17 novembre 2013

"Come l'asino poerta vino e beve acqua"

“Come l’asino che porta vino e beve acqua.” La produzione di tutti i beni è generata dall’opera della classe lavoratrice, che crea i presupposti per il benessere sociale. Solo una minima frazione del valore prodotto va a chi, tramite la sua opera, lo produce. La gran parte va al capitale, che, insieme alla rendita, gode della fatica dei lavoratori. Mentre i salari perdono sempre più in potere d’acquisto, la precarietà e lo sfruttamento aumentano, la disoccupazione raggiunge livelli enormi, nonostante le “riforme” che in questi anni ci hanno propinato come propedeutiche alla maggiore occupazione, mentre erano solo un mezzo per aumentare lo sfruttamento, la povertà di sempre più larghi strati sociali cresce, si nota un aumento della ricchezza per alcuni strati della società che vivono di profitto e rendita. Tutti si riempiono la bocca di voler “cambiare”, creare una società più giusta, lottare la disoccupazione e la miseria, dare un futuro ai giovani ed ai meno giovani, far sì che le donne abbiano pari opportunità di lavoro e di vita, ma, in realtà, proseguono sulla strada dell’aumento dell’ sfruttamento per i lavoratori. L’ultimo esempio è la legge di stabilità, di cui si sta discutendo in parlamento, che non affronta i problemi della disoccupazione e della miseria, dello sfruttamento nei luoghi di lavoro, dei licenziamenti; che continua a rodere gli stipendi dando da una parte, e non a tutti, briciole e togliendo dall’altra grosse fette di pane. Eppure se solo si volesse… I crediti dello Stato nei confronti d’imprese e cittadini in libera professione o nel lavoro autonomo, accertati con azioni fiscali, superano i 500 miliardi di euro. Si parla solo dei crediti delle aziende nei confronti dell’amministrazione statale, ma non si parla di quanto capitale e rendita devono allo Stato! Se a questi miliardi aggiungiamo l’evasione fiscale e contributiva, che annualmente è di circa 300 miliardi, se aggiungiamo la corruzione, che si stima sui 60 miliardi, avremo una cifra enorme per abbattere il debito e rilanciare produzione e consumo. Potremmo non assistere ad una scuola pubblica dove i genitori devono contribuire finanziariamente e materialmente per farla andare avanti, mentre, nel contempo, si continua a foraggiare la scuola privata. Potremmo finalmente mettere in sicurezza l’edilizia scolastica. Potremmo avere una sanità dove non bisognerebbe aspettare 6-8 mesi per una visita oculistica e, magari, senza costi aggiuntivi per chi già contribuisce con la tassazione. Potremmo avere una rete di trasporto pubblico più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini. Si potrebbero aprire tanti cantieri di opere pubbliche e di salvaguardia del territorio. Si potrebbe porre fine all’imbroglio all’età della pensione ritardata perché si sarebbe ancora giovani, ma si è vecchi per poter avere un lavoro già intorno ai 45-50 anni. Tutto il castello di chiacchiere e di prese in giro dei vari vecchi B. e giovani B., unitamente ai loro seguaci in tutti i partiti parlamentari, cadrebbe. L’arrampicarsi sui muri scivolosi dei vari dirigenti sindacali, supini alla linea dell’aumento dello sfruttamento per i lavoratori, sarebbe chiaro. Invece continuano a dire che “ i soldi non ci sono” “le capacità di spesa sono poche” per non toccare profitto e rendita, i ricchi, e continuare a salassare la classe lavoratrice attiva e pensionata. Ogni volta c’è un novello ciarlatano che dice di vedere la luce in fondo al tunnel. In realtà loro non hanno mai visto il buio del licenziamento, della disoccupazione, dello sfruttamento, della miseria, della perdita di dignità umana nell’impossibilità di soddisfare i bisogni materiali e spirituali. Fidarsi dei capitalisti e dei loro servitori è come fidarsi del lupo che vuol mangiarsi l’agnello. Pensare che una società migliore possa venire per un’elezione in più od in meno e per mano dei vecchi e nuovi illusionisti è pura demagogia. “ Il grido di battaglia non è affatto tra monarchia o repubblica, ma tra dominio della classe operaia o dominio della borghesia” Marx Sta a noi lavoratori prendere in mano il nostro futuro e conquistarcelo.

"Come l'asino porta vino e beve acqua"

“Come l’asino che porta vino e beve acqua.” La produzione di tutti i beni è generata dall’opera della classe lavoratrice, che crea i presupposti per il benessere sociale. Solo una minima frazione del valore prodotto va a chi, tramite la sua opera, lo produce. La gran parte va al capitale, che, insieme alla rendita, gode della fatica dei lavoratori. Mentre i salari perdono sempre più in potere d’acquisto, la precarietà e lo sfruttamento aumentano, la disoccupazione raggiunge livelli enormi, nonostante le “riforme” che in questi anni ci hanno propinato come propedeutiche alla maggiore occupazione, mentre erano solo un mezzo per aumentare lo sfruttamento, la povertà di sempre più larghi strati sociali cresce, si nota un aumento della ricchezza per alcuni strati della società che vivono di profitto e rendita. Tutti si riempiono la bocca di voler “cambiare”, creare una società più giusta, lottare la disoccupazione e la miseria, dare un futuro ai giovani ed ai meno giovani, far sì che le donne abbiano pari opportunità di lavoro e di vita, ma, in realtà, proseguono sulla strada dell’aumento dell’ sfruttamento per i lavoratori. L’ultimo esempio è la legge di stabilità, di cui si sta discutendo in parlamento, che non affronta i problemi della disoccupazione e della miseria, dello sfruttamento nei luoghi di lavoro, dei licenziamenti; che continua a rodere gli stipendi dando da una parte, e non a tutti, briciole e togliendo dall’altra grosse fette di pane. Eppure se solo si volesse… I crediti dello Stato nei confronti d’imprese e cittadini in libera professione o nel lavoro autonomo, accertati con azioni fiscali, superano i 500 miliardi di euro. Si parla solo dei crediti delle aziende nei confronti dell’amministrazione statale, ma non si parla di quanto capitale e rendita devono allo Stato! Se a questi miliardi aggiungiamo l’evasione fiscale e contributiva, che annualmente è di circa 300 miliardi, se aggiungiamo la corruzione, che si stima sui 60 miliardi, avremo una cifra enorme per abbattere il debito e rilanciare produzione e consumo. Potremmo non assistere ad una scuola pubblica dove i genitori devono contribuire finanziariamente e materialmente per farla andare avanti, mentre, nel contempo, si continua a foraggiare la scuola privata. Potremmo finalmente mettere in sicurezza l’edilizia scolastica. Potremmo avere una sanità dove non bisognerebbe aspettare 6-8 mesi per una visita oculistica e, magari, senza costi aggiuntivi per chi già contribuisce con la tassazione. Potremmo avere una rete di trasporto pubblico più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini. Si potrebbero aprire tanti cantieri di opere pubbliche e di salvaguardia del territorio. Si potrebbe porre fine all’imbroglio all’età della pensione ritardata perché si sarebbe ancora giovani, ma si è vecchi per poter avere un lavoro già intorno ai 45-50 anni. Tutto il castello di chiacchiere e di prese in giro dei vari vecchi B. e giovani B., unitamente ai loro seguaci in tutti i partiti parlamentari, cadrebbe. L’arrampicarsi sui muri scivolosi dei vari dirigenti sindacali, supini alla linea dell’aumento dello sfruttamento per i lavoratori, sarebbe chiaro. Invece continuano a dire che “ i soldi non ci sono” “le capacità di spesa sono poche” per non toccare profitto e rendita, i ricchi, e continuare a salassare la classe lavoratrice attiva e pensionata. Ogni volta c’è un novello ciarlatano che dice di vedere la luce in fondo al tunnel. In realtà loro non hanno mai visto il buio del licenziamento, della disoccupazione, dello sfruttamento, della miseria, della perdita di dignità umana nell’impossibilità di soddisfare i bisogni materiali e spirituali. Fidarsi dei capitalisti e dei loro servitori è come fidarsi del lupo che vuol mangiarsi l’agnello. Pensare che una società migliore possa venire per un’elezione in più od in meno e per mano dei vecchi e nuovi illusionisti è pura demagogia. “ Il grido di battaglia non è affatto tra monarchia o repubblica, ma tra dominio della classe operaia o dominio della borghesia” Marx Sta a noi lavoratori prendere in mano il nostro futuro e conquistarcelo.

giovedì 19 settembre 2013

I soldi ci sono

I soldi ci sono! L’attenzione politica, socio-economica e mediatica in Italia è concentrata tutta sul pregiudicato B. e sulle sue sorti. La disoccupazione crescente, le ore di C.I.G. in aumento, la precarietà dilagante, la miseria galoppante per milioni di cittadini non sono all’ordine del giorno dei centri finanziari ed economici, politici, mediatici, se non per riempirsi la bocca ogni tanto di frasi fatte ed inconcludenti. Ogni volta si sente affermare, quando le scelte riguardano la salvaguardia della dignità delle persone, che per vivere devono lavorare e che, giustamente, devono usufruire dei servizi scolastici, sanitari, pensionistici, di trasporto:” Non ci sono i soldi!” Invece i soldi ci sono per finanziare l’abolizione dell’IMU anche per i miliardari, per le grandi immobiliari, per la chiesa. Ci sono per dare soldi a fondo perduto alle imprese, alle banche, a tanti enti inutili, per gli F35. In tutto il mondo capitalistico dell’occidente dal 2008 al 2012 alle banche sono stati dati circa 1800 md. di dollari, una cifra pari quasi al P.I.L. italiano. Con questa cifra quante imprese e quanti lavoratori sarebbero entrati nella produzione? Forse non ci sarebbe il livello di disoccupazione attuale in Europa e nel mondo. “I soldi ci sono!” In Italia l’evasione fiscale e contributiva, il lavoro nero, la corruzione sottraggono allo Stato circa 400md. ogni anno. Tutti affermano di voler lottare contro queste illegalità, ma in pratica fanno di tutto per non affrontarle. Il furto di questi miliardi allo Stato aggrava il peso del fisco sui lavoratori dipendenti e pensionati, che coprono le entrate dirette del fisco per circa il 95 %. La cura della salute ha un costo ulteriore annuale sia in termini di attesa ed, in caso di urgenze, per la costrizione a scegliere il privato sia per i ticket, sempre più esorbitanti, sia perché i “ladri “, di cui sopra, usufruiscono dei servizi sanitari in posizione di esenzione per quantità di reddito. Difatti la quota di non paganti risulta essere del 50% a livello nazionale e dell’80% nel sud. Lo stesso discorso vale per la scuola ad esempio nel campo delle tasse universitarie e del godimento del servizio mensa. Perché allora tutti i partiti parlamentari, compreso il M5S, ed i burocrati del sindacato non tengono conto di questa realtà e la pongono come prioritaria nel percorso politico? Perché, quando devono tartassare ulteriormente, i lavoratori ed i pensionati portano esempi, spesso fasulli, per colpire condizioni di lavoro, stipendi e pensioni? Perché non prendono esempio da altri Paesi nella lotta all’evasione, dove, pur esistendo, non ha i livelli italiani? Il motivo è semplice. Essi sono tutti rappresentanti di queste classi sociali e difendono questi interessi. Gli avvocati in parlamento sono tantissimi, i lavoratori dipendenti ed i pensionati inesistenti. Difendono, oltre al profitto, la rendita, in molti casi, parassitaria. Nel capitalismo e, di conseguenza, nelle nazioni più avanzate la rendita va insieme al profitto, ma in percentuali più coerenti con il sistema e tenendo sotto controllo quella parassitaria. In Italia ha raggiunto proporzioni enormi e, per giunta, è quasi tutta parassitaria. Un esempio chiaro è il costo del lavoro che non vede la situazione italiana molto distante dalle realtà di altri Paesi, la differenza è nella tassazione delle buste paga e delle pensioni che è molto più alta in Italia e che costringe a dare al fisco mediamente il 40% del proprio stipendio o propria pensione. I sacrifici che ci hanno fatto fare e che continuiamo a fare sono finalizzati a mantenere queste situazioni di privilegio in una società che relega i lavoratori all’ultimo posto della scala sociale. “Basta!” Per dire ad alta voce questa parola bisogna togliere ogni fiducia a vecchi e nuovi ciarlatani borghesi e piccolo borghesi della politica. Essi, quando parlano, usano parole come riforme, cambiamento, futuro, speranza, felicità, ma non dicono mai il modo ed il come arrivare ad una vita migliore. La società che offrono è la stessa che stiamo vivendo con il profitto e la rendita, le disuguaglianza sociali, le ingiustizie, la schiavitù materiale e morale di non essere liberi di soddisfare i propri bisogni. Non è con Renzi o Grillo che si cambia! Essi sono solo i nuovi attori di una commedia già conosciuta. Sono i nuovi suonatori di una nuova orchestra, ma la musica per chi lavora non cambia. Senza contare chi per interessi personali, dimostrato dalle condanne per sottrazione agl’italiani di una certa quantità di milioni di euro, fa di tutto per continuare a vendere illusioni e fumo, sempre per salvare la sua persona ed i suoi interessi finanziari. Dire basta vuol dire unirsi ed organizzarsi per portare avanti un’idea di una società senza classi dove tutti siano produttori e consumatori, dove tutto sia in comune e tutti siano “obbligati” a lavorare il tempo sociale per produrre i beni per la comunità. Lavorare per superare questa realtà sociale è impegnarsi per il benessere proprio in un interesse comune.

lunedì 20 maggio 2013

Il diritto alla sussistenza

Il diritto alla sussistenza. Ogni giorno che passa nel mondo capitalistico crescono i ricchi di pari passo con un aumento vertiginoso della massa di poveri, comprendente anche chi un lavoro ce l’ha, ma retribuito con un salario da fame. La “crisi”, intesa come calo di domanda in certe aree del globo, che non inficia la crescita mondiale intorno al 3.8 %, è servita e serve a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori in ogni settore. Con essa sono passate leggi che hanno aumentato la precarietà, l’età pensionabile, la disoccupazione, la miseria e lo sfruttamento, pur di salvaguardare i profitti e le rendite. E si continua su questa strada! A parole si dice di cercare di mettere al primo posto il lavoro, nei fatti lo si precarizza ancora di più e si accentua al massimo la flessibilità nei luoghi di lavoro. A parole si racconta di voler spingere la domanda, in realtà si riducono ancora di più gli stipendi. A parole si grida di puntare a sconfiggere l’evasione fiscale e contributiva, in concreto la si favorisce creando condizioni tali che i più benestanti possano non pagare o contribuire in modo minimo all’uso della sanità pubblica, della scuola e di altri servizi pubblici. A parole si afferma che “nessuno sarà lasciato indietro” , nei fatti milioni di persone vivono nella miseria più nera ed altri milioni fanno fatica ad arrivare a fine mese. In questo balletto miserevole partecipano tutti i partiti o movimenti parlamentari e non, comprese le dirigenze-burocrati sindacali, divenute per lo più uffici statistici e non luoghi di organizzazione degl’interessi dei lavoratori, i mass-media, sempre più pugilatori a pagamento con lingua da schiavi, i pseudo economisti, i vari gruppi religiosi in nome della democrazia, dell’unità, della compattezza . Dimenticano o fanno finta di dimenticare che la democrazia fa a pugni con unità e compattezza, anche se etimologicamente significa “governo del popolo”, poiché in realtà da il potere ad una maggioranza, rappresentante di interessi ben distinti, ma non certo di quelli della minoranza. La democrazia è divisione non unità e la maggioranza politica va di pari passo con chi detiene il potere economico e finanziario. Da molti anni poi bisogna notare che, al di là dei falsi ideologismi, le maggioranze e minoranze parlamentari rappresentano unite il potere economico e finanziario. Di conseguenza per loro è semplice unirsi in nome del Paese! Rappresentano gli stessi interessi! E’ più difficile farlo nella realtà tra chi è ricco e chi è povero, tra il capitalista ed il disoccupato, tra lo sfruttato e lo sfruttatore. Ci sono gruppi politici oggi in Italia, fatti sorgere per cercare d’incanalare il malcontento crescente, che discutono più di diarie e scontrini che di lotta per il diritto alla sussistenza di ogni cittadino. Questa visione della realtà socio-economica capitalistica mostra sempre più che questo sistema non è riformabile e che vive sulla contrapposizione d’interessi. Chi dice il contrario lo fa in malafede e per suoi interessi. Il diritto alla sussistenza deve essere rivendicato da ogni essere umano, poiché solo con esso la persona acquisisce le prime basi della libertà spirituale e materiale, solo con esso può iniziare a sentirsi membro di una comunità. Se una società non è in grado di soddisfare questo diritto, ed insieme una necessità, non è una società, ma un sistema per garantire i più forti contro i più deboli. E’ il diritto alla vita, tanto sbandierato da alcuni gruppi politici e religiosi, che non si limita all’ambito del diritto alla nascita. Il diritto alla sussistenza ed alla vita significa che ogni essere umano possa mangiare, bere, vestirsi, avere una casa, usufruire dei beni della produzione sociale. Questo diritto, cancellato dalla prosopopea e dalla realtà economico-sociale del sistema capitalistico, grida che il capitalismo ha finito ormai il suo corso positivo nella storia e che cederà a nuove frontiere che sappiano unire produzione sociale ed appropriazione sociale e dire “basta con il sistema del salario”. “Nei paesi industriali più progrediti noi abbiamo domato le forze naturali e le abbiamo costrette al servizio degli uomini; abbiamo così moltiplicato all’infinito la produzione, tanto che un fanciullo oggi produce più di quello che producevano cento adulti. E quali sono i risultati? Crescente sopralavoro a miseria crescente delle masse, e una grande crisi ogni dieci anni. Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo STATO DEL REGNO ANIMALE. Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie. L’evoluzione storica rende ogni giorno più indispensabile, ma anche ogni giorno più realizzabile, una tale organizzazione. Essa segnerà la data iniziale di una nuova epoca storica nella quale l’umanità stessa, e con essa tutti i rami della sua attività, in particolare la scienza della natura, prenderanno uno slancio tale da lasciare in una fonda ombra tutto ciò che c’è stato prima.” Introduzione a “Dialettica della natura”. F. Engels Se vogliamo andare al di sopra del mondo animale e passare da regno della necessità al regno della libertà bisogna prendere coscienza della necessità del superamento del dissidio produzione sociale ed appropriazione oligarchica.