Conquistiamoci il futuro!
Nell’ultimo decennio la realtà della classe lavoratrice è peggiorata notevolmente. I salari hanno perso potere d’acquisto, i diritti sono stati ridimensionati, il mercato del lavoro è divenuto sempre più precario, la disoccupazione, mettendo insieme disoccupati, inattivi e scoraggiati, è aumentata a dismisura, l’età pensionabile è stata portata in avanti, le pensioni presenti e future sono state decurtate, le tasse continuano a pagarle solo i lavoratori dipendenti ed i pensionati e con l’autonomia fiscale degli enti locali sarà ancora più salasso.
Chi vive di lavoro vive male.
Tutto ciò in un periodo, al di là delle enunciazioni, di profitti per le aziende, anche quelle bancarie, da record.
La nobile ditta Berlusconi-Bossi, complici i partiti di opposizione, solo a chiacchiere, ed i sindacati ha tolto ai poveri e dato ai ricchi.
Questo è potuto succedere sia per la fase d’inerzia del movimento dei lavoratori sia per mancanza di rappresentanza politica, che non si può identificare in alcun partito dell’arco parlamentare o di chi aspira a farne parte.
Il gruppo di cui sopra si pone compatto a difesa del profitto e nulla può aspettarsi da questo strato la classe lavoratrice, se non parole, parole, parole.
Il nocciolo della questione è che o si è per il profitto o per il salario, non si può essere per ambedue.
O si è per il proletariato o per la borghesia!
Coloro che dicono, ma essi stessi non lo pensano possibile, di voler conciliare gl’interessi di tutte le classi sociali nel sistema capitalistico sono dei magliari della politica.
Il salario non è conciliabile con profitto e rendita.
Privilegiando il profitto, quindi il capitalismo, al di là della forma democratica o meno, si favorisce lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, le disuguaglianze sociali, le guerre in armi o diplomatiche, l’asservimento psichico e fisico di chi vive offrendo forza lavoro, la povertà e la miseria di larga parte del genere umano.
Per superare questa misera realtà per chi vive di lavoro la strada obbligata è lottare per una società senza classi, lottare per il comunismo.
Altre vie sono solo rappresentanze della fiera delle illusioni.
“Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.
E io ch’avea d’orror la testa cinta,
dissi: “Maestro, che è quel ch’io odo?
E che gent’è che par nel duol sì vinta?”
Ed elli a me:” Questo misero modo
Tengon l’anima triste di coloro
che visser senza infamia e sanza lodo.
…Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa
che ‘nvidiosi son d’ogni altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna;
non ragioniam di loro, ma guarda e passa”.
La divina Commedia- Inferno- Dante Alighieri
Se vogliamo il futuro, dobbiamo conquistarlo! Mettendo in campo coraggio, coscienza, organizzazione.
Il numero è la forza dei lavoratori. Se organizzato e cosciente, nessuna frontiera è preclusa!
venerdì 29 aprile 2011
martedì 12 aprile 2011
Sulle ali della libertà
“Sulle Ali della libertà”
In un pianeta denso di mutamenti economici, sociali e politici, con la Cina sempre più protagonista sulla scena mondiale, si ergono due esseri umani, di diversa età, Jonathan,in Italia e Hao nella terra del dragone, sognatori di libertà, intesa come soddisfazione delle necessità materiali e spirituali, di uguaglianza sociale, di fratellanza e di giustizia.
I loro animi trasudano amore per il genere umano, speranza di un mondo diverso e migliore, sogno per una vita, goduta da ogni persona, in tutto il suo splendore.
Il movimento “Le ali della libertà”, fondato da Hao, si pone come nuova frontiera per il mondo una nuova dimensione sociale con al centro le esigenze degli esseri umani.
La vecchia società, in lotta tra i vari interessi di area geografica, nazionali, particolari, ma unita contro chi vuole superarla, si oppone alle nuove istanze popolari ed usa ogni arma per bloccarle. La storia però non si ferma alle volontà di alcuno e fa il suo corso, basato su nuove realtà già radicate nel contesto economico-sociale, che si affermano con tutta la loro forza.
“Sulle ali della libertà” è uno sguardo al futuro nell’osservazione del presente, partendo dal passato, e prefigura una potenziale tappa storica , forse non lontana.
Jonathan e Hao, sulle ali della libertà, volano in alto, pieni di amore, nel cercare di realizzare il “sogno”, presente in ogni animo umano di una vita serena, tranquilla e felice.
In un pianeta denso di mutamenti economici, sociali e politici, con la Cina sempre più protagonista sulla scena mondiale, si ergono due esseri umani, di diversa età, Jonathan,in Italia e Hao nella terra del dragone, sognatori di libertà, intesa come soddisfazione delle necessità materiali e spirituali, di uguaglianza sociale, di fratellanza e di giustizia.
I loro animi trasudano amore per il genere umano, speranza di un mondo diverso e migliore, sogno per una vita, goduta da ogni persona, in tutto il suo splendore.
Il movimento “Le ali della libertà”, fondato da Hao, si pone come nuova frontiera per il mondo una nuova dimensione sociale con al centro le esigenze degli esseri umani.
La vecchia società, in lotta tra i vari interessi di area geografica, nazionali, particolari, ma unita contro chi vuole superarla, si oppone alle nuove istanze popolari ed usa ogni arma per bloccarle. La storia però non si ferma alle volontà di alcuno e fa il suo corso, basato su nuove realtà già radicate nel contesto economico-sociale, che si affermano con tutta la loro forza.
“Sulle ali della libertà” è uno sguardo al futuro nell’osservazione del presente, partendo dal passato, e prefigura una potenziale tappa storica , forse non lontana.
Jonathan e Hao, sulle ali della libertà, volano in alto, pieni di amore, nel cercare di realizzare il “sogno”, presente in ogni animo umano di una vita serena, tranquilla e felice.
martedì 29 marzo 2011
Il mondo vhe vorrei.
Il mondo che vorrei.
Tutti nell’attuale società dicono di essere per la vita, per la difesa della vita. Intanto miliardi di persone non godono delle bellezze dell’esistenza, non vivono. Sopravvivono! Miliardi di esseri umani soffrono la fame. Milioni di bambini muoiono d’inedia. Ciò nonostante la produzione di beni abbia raggiunto livelli tali da poter soddisfare i bisogni di tutto il genere umano.
Eppure ancora vi sono coloro che, testardi, continuano a difendere l’attuale sistema sociale, economico e politico!
“Taciti, soli, senza compagnia
n’andavan l’un dinanzi e l’altro dopo,
come i frati minor vanno via”
Come dice Dante degl’ipocriti nel canto XXIII dell’ Inferno.
Ancora credono che possa migliorarsi e non si accorgono che peggiora con il tempo e che le condizioni umane siano secondarie all’ottica del profitto ed allo sfruttamento, che ne consegue.
Sono in buona fede o difendono interessi ben precisi?
Costoro continuano a perpetrare un falso storico e cioè che il mondo nuovo sia stato già realizzato nell’Unione Sovietica, in Cina ed altri paesi e non sanno o forse non vogliono sapere che in quei paesi non c’è mai stato sistema senza l’egida del profitto e che la forma assunta in certi momenti storici non era altro che capitalismo di stato. Cosa c’entra Stalin con il mondo nuovo?
Egli semmai è stato un persecutore delle speranze di una nuova società, arrivando ad uccidere le persone che avevano nel cuore una nuova realtà sociale.
“Uno spettro si aggira per l’Europa:è il comunismo!” Diceva Cavour.
Oggi, visto l’abnegazione che tanti mettono in campo nel cercare di combattere questa dottrina, lo spettro continua ad aggirarsi!
E il fatto che nella società vi siano pensieri e sentimenti, che ardono nei cuori e nelle menti sulla necessità di un mondo nuovo, mostra come nella stessa società vi siano i germi di un futuro di libertà, uguaglianza, fratellanza, pace. Il capitalismo è un morto che cammina!
Sembra forte, più forte di sempre, ma più aumenta la sua forza e più cresce la sua debolezza, poiché crescono le sue contraddizioni insanabili. Salario e profitto non potranno mai andare d’accordo!
“Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore o critico critico, e tale deve restare se non vuole perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.”
“L’ideologia tedesca
K. Marx F. Engels
Questa è la vita che vogliamo! Questa è la vita che meritiamo!
“ Se l’uomo è sociale per natura, egli sviluppa la sua vera natura solo nella società, e la potenza della sua natura deve trovare la sua misura non nella potenza dell’individuo singolo ma nella potenza della società.”
La sacra famiglia
K. Marx F. Engels
L’interesse di ogni persona deve coincidere con l’interesse del genere umano!
In questa società non è così. Non sarà mai così.
Chi è per la vita deve lavorare per la coincidenza dell’interesse individuale con quello generale dell’umanità.
Solo così si è per la vita e per l’umanità; per la sua libertà, uguaglianza, fratellanza!
Se lo vogliamo, possiamo assaporare il caldo respiro della speranza!
Se lo vogliamo, possiamo sognare!
Tutti nell’attuale società dicono di essere per la vita, per la difesa della vita. Intanto miliardi di persone non godono delle bellezze dell’esistenza, non vivono. Sopravvivono! Miliardi di esseri umani soffrono la fame. Milioni di bambini muoiono d’inedia. Ciò nonostante la produzione di beni abbia raggiunto livelli tali da poter soddisfare i bisogni di tutto il genere umano.
Eppure ancora vi sono coloro che, testardi, continuano a difendere l’attuale sistema sociale, economico e politico!
“Taciti, soli, senza compagnia
n’andavan l’un dinanzi e l’altro dopo,
come i frati minor vanno via”
Come dice Dante degl’ipocriti nel canto XXIII dell’ Inferno.
Ancora credono che possa migliorarsi e non si accorgono che peggiora con il tempo e che le condizioni umane siano secondarie all’ottica del profitto ed allo sfruttamento, che ne consegue.
Sono in buona fede o difendono interessi ben precisi?
Costoro continuano a perpetrare un falso storico e cioè che il mondo nuovo sia stato già realizzato nell’Unione Sovietica, in Cina ed altri paesi e non sanno o forse non vogliono sapere che in quei paesi non c’è mai stato sistema senza l’egida del profitto e che la forma assunta in certi momenti storici non era altro che capitalismo di stato. Cosa c’entra Stalin con il mondo nuovo?
Egli semmai è stato un persecutore delle speranze di una nuova società, arrivando ad uccidere le persone che avevano nel cuore una nuova realtà sociale.
“Uno spettro si aggira per l’Europa:è il comunismo!” Diceva Cavour.
Oggi, visto l’abnegazione che tanti mettono in campo nel cercare di combattere questa dottrina, lo spettro continua ad aggirarsi!
E il fatto che nella società vi siano pensieri e sentimenti, che ardono nei cuori e nelle menti sulla necessità di un mondo nuovo, mostra come nella stessa società vi siano i germi di un futuro di libertà, uguaglianza, fratellanza, pace. Il capitalismo è un morto che cammina!
Sembra forte, più forte di sempre, ma più aumenta la sua forza e più cresce la sua debolezza, poiché crescono le sue contraddizioni insanabili. Salario e profitto non potranno mai andare d’accordo!
“Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore o critico critico, e tale deve restare se non vuole perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.”
“L’ideologia tedesca
K. Marx F. Engels
Questa è la vita che vogliamo! Questa è la vita che meritiamo!
“ Se l’uomo è sociale per natura, egli sviluppa la sua vera natura solo nella società, e la potenza della sua natura deve trovare la sua misura non nella potenza dell’individuo singolo ma nella potenza della società.”
La sacra famiglia
K. Marx F. Engels
L’interesse di ogni persona deve coincidere con l’interesse del genere umano!
In questa società non è così. Non sarà mai così.
Chi è per la vita deve lavorare per la coincidenza dell’interesse individuale con quello generale dell’umanità.
Solo così si è per la vita e per l’umanità; per la sua libertà, uguaglianza, fratellanza!
Se lo vogliamo, possiamo assaporare il caldo respiro della speranza!
Se lo vogliamo, possiamo sognare!
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mercoledì 23 febbraio 2011
Lottare per il comunismo. Lottare per la vita!
Lottare per il comunismo, lottare per la vita!
In Libia i cittadini manifestano contro la dittatura della famiglia Gheddafi. Il potere ordina di bombardare i cittadini in piazza. Muoiono centinaia di persone.
Per le strade delle città libiche girano mercenari in borghese su auto senza targa, che sparano a chiunque incontrino per strada. Muoiono altre centinaia, se non migliaia di esseri umani inermi.
Sono realtà gravissime che mettono fuori da ogni concetto di umanità chi le porta avanti!
Gheddafi è un assassino, circondato da assassini!
La comunità economico-politica internazionale, di fronte a questi atti disumani tentenna, non è capace d’intervenire.
In Italia il governo cerca di non mettersi contro il raiss e dice frasi senza alcun senso. L’unica preoccupazione è l’immigrazione eventuale, che è sempre esistita. La storia dimostra che nessuno può fermare i flussi migratori dai paesi poveri ai paesi ricchi, che in Italia si realizza per il 90% via terra e non via mare.
Non vi è condanna chiara delle uccisioni!
La chiesa, che proclama di essere per la vita, non dice e non fa nulla per fermare questo genocidio.
Tutti coloro che si dichiaravano “pro life” sono chiusi nei loro bunker, pieni d’ipocrisia.
Gheddafi è un prodotto del capitalismo mondiale, come Ben Ali, come Mubarak, come tanti altri. La prudenza delle borghesie internazionali e dei loro rappresentanti politici è figlia dei loro interessi, ovvero del profitto, che vola al di sopra della vita, dei diritti, delle false democrazie, delle false giustizie, delle false libertà, delle false uguaglianze.
Il profitto è furto legalizzato, è sfruttamento, miseria per i popoli, schiavitù, guerre, morti.
Pensare di donare all’umanità la libertà nella soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali, l’uguaglianza, la fratellanza, la pace, la vita, la felicità in un sistema che mette al centro il profitto è come concepire che un essere umano possa volare simile ad un uccello.
L’umanità deve liberarsi dei Gheddafi e dei suoi simili, sfruttatori ed assassini, ma non per avere altri Gheddafi, ma per superare l’era del profitto.
Solo superando il profitto ed il capitalismo non avremo più i vari Gheddafi nella storia dell’umanità.
Lottare per il comunismo è lottare per la vita!
“ Un nuovo ordine sociale è possibile, nel quale spariranno le attuali differenze di classe e nel quale, forse dopo un breve periodo di transizione, un po’ travagliato, ma ad ogni modo molto utile dal punto di vista morale, grazie all’utilizzo secondo un piano ed all’ulteriore sviluppo delle esistenti immense forze produttive di tutti i membri della società, ad un eguale obbligo al lavoro corrisponderà una situazione in cui anche i mezzi per vivere, per godere la vita, per la educazione e lo sviluppo di tutte le facoltà fisiche e spirituali saranno a disposizione di tutti, in modo eguale ed in misura sempre crescente.”
F. Engels
Non é con i Gheddafi, i Ben Ali, i Mubarak, ma neanche con i Berlusconi, i Sarkozy, le Merkel che l’umanità potrà vedere una nuova alba.
Questi signori, al di là dei loro nomi, rappresentanti degl’interessi propri e delle borghesie nazionali ed internazionali ci stanno rendendo il presente sempre più buio.
Cresce la disoccupazione, la riduzione dei salari, lo sfruttamento, la miseria.
Aumenta la perdita dei diritti e l’impossibilità di vivere da esseri umani.
Nel buio del presente non scorgiamo il futuro. Se lo intravediamo ci sembra sempre più scuro.
Eppure la ricchezza mondiale aumenta e le imprese fanno profitti record!
Se guardiamo i PIL dei vari Paesi, notiamo che diminuisce sempre più la quota che va al lavoro dipendente, mentre cresce quella che va al profitto ed alla rendita.
La crisi è solo per lavora! Per i lavoratori è una crisi stabile!
Se non lottiamo per superare il sistema capitalistico, non ci predisporremo per una vita nuova e migliore. Non basta cambiare i governanti se il sistema continua a basarsi sul profitto. Avremmo volti nuovi in una storia vecchia. Bisogna lottare per scrivere una storia nuova!
Lottare per il comunismo è lottare per la vita!
In Libia i cittadini manifestano contro la dittatura della famiglia Gheddafi. Il potere ordina di bombardare i cittadini in piazza. Muoiono centinaia di persone.
Per le strade delle città libiche girano mercenari in borghese su auto senza targa, che sparano a chiunque incontrino per strada. Muoiono altre centinaia, se non migliaia di esseri umani inermi.
Sono realtà gravissime che mettono fuori da ogni concetto di umanità chi le porta avanti!
Gheddafi è un assassino, circondato da assassini!
La comunità economico-politica internazionale, di fronte a questi atti disumani tentenna, non è capace d’intervenire.
In Italia il governo cerca di non mettersi contro il raiss e dice frasi senza alcun senso. L’unica preoccupazione è l’immigrazione eventuale, che è sempre esistita. La storia dimostra che nessuno può fermare i flussi migratori dai paesi poveri ai paesi ricchi, che in Italia si realizza per il 90% via terra e non via mare.
Non vi è condanna chiara delle uccisioni!
La chiesa, che proclama di essere per la vita, non dice e non fa nulla per fermare questo genocidio.
Tutti coloro che si dichiaravano “pro life” sono chiusi nei loro bunker, pieni d’ipocrisia.
Gheddafi è un prodotto del capitalismo mondiale, come Ben Ali, come Mubarak, come tanti altri. La prudenza delle borghesie internazionali e dei loro rappresentanti politici è figlia dei loro interessi, ovvero del profitto, che vola al di sopra della vita, dei diritti, delle false democrazie, delle false giustizie, delle false libertà, delle false uguaglianze.
Il profitto è furto legalizzato, è sfruttamento, miseria per i popoli, schiavitù, guerre, morti.
Pensare di donare all’umanità la libertà nella soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali, l’uguaglianza, la fratellanza, la pace, la vita, la felicità in un sistema che mette al centro il profitto è come concepire che un essere umano possa volare simile ad un uccello.
L’umanità deve liberarsi dei Gheddafi e dei suoi simili, sfruttatori ed assassini, ma non per avere altri Gheddafi, ma per superare l’era del profitto.
Solo superando il profitto ed il capitalismo non avremo più i vari Gheddafi nella storia dell’umanità.
Lottare per il comunismo è lottare per la vita!
“ Un nuovo ordine sociale è possibile, nel quale spariranno le attuali differenze di classe e nel quale, forse dopo un breve periodo di transizione, un po’ travagliato, ma ad ogni modo molto utile dal punto di vista morale, grazie all’utilizzo secondo un piano ed all’ulteriore sviluppo delle esistenti immense forze produttive di tutti i membri della società, ad un eguale obbligo al lavoro corrisponderà una situazione in cui anche i mezzi per vivere, per godere la vita, per la educazione e lo sviluppo di tutte le facoltà fisiche e spirituali saranno a disposizione di tutti, in modo eguale ed in misura sempre crescente.”
F. Engels
Non é con i Gheddafi, i Ben Ali, i Mubarak, ma neanche con i Berlusconi, i Sarkozy, le Merkel che l’umanità potrà vedere una nuova alba.
Questi signori, al di là dei loro nomi, rappresentanti degl’interessi propri e delle borghesie nazionali ed internazionali ci stanno rendendo il presente sempre più buio.
Cresce la disoccupazione, la riduzione dei salari, lo sfruttamento, la miseria.
Aumenta la perdita dei diritti e l’impossibilità di vivere da esseri umani.
Nel buio del presente non scorgiamo il futuro. Se lo intravediamo ci sembra sempre più scuro.
Eppure la ricchezza mondiale aumenta e le imprese fanno profitti record!
Se guardiamo i PIL dei vari Paesi, notiamo che diminuisce sempre più la quota che va al lavoro dipendente, mentre cresce quella che va al profitto ed alla rendita.
La crisi è solo per lavora! Per i lavoratori è una crisi stabile!
Se non lottiamo per superare il sistema capitalistico, non ci predisporremo per una vita nuova e migliore. Non basta cambiare i governanti se il sistema continua a basarsi sul profitto. Avremmo volti nuovi in una storia vecchia. Bisogna lottare per scrivere una storia nuova!
Lottare per il comunismo è lottare per la vita!
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venerdì 21 gennaio 2011
Libertà per le donne solo nel comunismo.
Libertà per le donne solo nel comunismo.
Per la donna vi sono legami indissolubili tra la posizione sociale e la condizione umana. Parlare di libertà delle donne, senza tener conto della posizione sociale, rispetto agli uomini porta ad obiettivi errati. E’ la base economica che determina i rapporti sociali ed è il “giogo”del concetto di proprietà che sanziona la venalità, la bassezza, l’oscenità nel vedere la donna, al di là dell’ipocrisia convenzionale, spesso come una merce e non come una persona.
L’attuale condizione della donna lavoratrice è delineata dalla cornice economico-sociale del capitalismo, che la rende schiava della produzione, del lavoro domestico, dei tabù, delle superstizioni e delle tradizioni borghesi.
E’ da odiare tutto ciò che opprime e tortura la donna lavoratrice e una società che non sia “castopoli” dovrebbe farsi carico di superarlo e mettere in condizione il sesso femminile di vivere la vita in tutta la sua bellezza.
E’ necessario lottare e schierarsi contro i rispettabili rapporti borghesi, che sono causa delle sofferenze delle donne, e mettere in campo i loro bisogni e le loro aspirazioni.
E’ indispensabile sfidare apertamente, in modo organizzato, una dimensione sociale, che tollera i riti orgiastici, di quelli propri delle eroine e degli eroi di D’Annunzio e mostra tutta la sua decadenza, come altri sistemi nella storia, già pronta per essere mandata in soffitta.
Le donne devono acquisire completa uguaglianza di fronte alla legge e nella pratica, nella famiglia, nello Stato, nella società e lo possono fare solo abolendo il dominio borghese.
“Amici, amiche, la condizione della donna in una società è il termometro del livello della condizione materiale e morale di tutta la società.
Nella vecchia società la donna non era libera dai bisogni materiali e morali, proprio come l’uomo, gli anziani, i bambini.
La vecchia società ha cercato di mettere sempre l’uomo contro la donna e la donna contro l’uomo, i giovani contro gli anziani e gli anziani contro i giovani. Il seme della divisione è stato sempre seminato ampiamente per tenere divisi gli esseri umani e non unirli per obiettivi comuni.
La differenza tra l’uomo e la donna è solo fisiologica, non vi sono altre differenze.
Perché allora la vecchia società parlava di donne come se fossero tutte nella stessa condizione, dimenticando che un conto era essere una donna borghese, un conto essere una donna operaia, un conto essere una donna disoccupata?
Per dividere l’uomo lavoratore dalla donna lavoratrice e non unire i loro interessi.
Nella vecchia società le donne ricche potevano scegliere se avere o no un figlio, le donne povere no, per bisogno, per leggi esistenti o magari applicate male.
Nella vecchia società il denaro determinava il benessere fisico, psichico e morale delle donne e degli uomini, determinava la felicità. E’ difficile essere felici a pancia vuota!
Nella vecchia società l’uomo e la donna erano solo buoni per essere sfruttati, erano un numero.
Oggi tutto è cambiato! La donna lavora, come tutte e tutti, ha una casa, come tutte e tutti, cura la sua mente, come tutte e tutti, cura il suo corpo, come tutte e tutti.
La donna è emancipata, come tutte e tutti, dalla miseria materiale e morale. Può scegliere di essere libera dai lavori domestici, può amare solo dando retta al cuore, può utilizzare le strutture pubbliche per abituare i propri figli a vivere in modo sociale, a conoscere, ad esprimere la propria personalità. Il mondo delle donne è un nuovo mondo in cui cullarsi nella gioia dell’amore, della libertà , della fratellanza, dell’uguaglianza.
E il “Mondo Nuovo” di tutto il genere umano!”
Il caldo respiro della speranza
Giuseppe Calocero
Se lavoriamo donne ed uomini per una società nuova, dove la produzione è per il consumo, dove l’essere umano ed il suo benessere è l’obiettivo principe e non il profitto, saremo liberi dalle sofferenze, dalle necessità, dagli asservimenti dell’attuale sistema!
Possiamo essere protagonisti della storia, se lo vogliamo, e realizzare il “Mondo Nuovo”!
Solo il comunismo può donarci ogni forma di libertà!
Per la donna vi sono legami indissolubili tra la posizione sociale e la condizione umana. Parlare di libertà delle donne, senza tener conto della posizione sociale, rispetto agli uomini porta ad obiettivi errati. E’ la base economica che determina i rapporti sociali ed è il “giogo”del concetto di proprietà che sanziona la venalità, la bassezza, l’oscenità nel vedere la donna, al di là dell’ipocrisia convenzionale, spesso come una merce e non come una persona.
L’attuale condizione della donna lavoratrice è delineata dalla cornice economico-sociale del capitalismo, che la rende schiava della produzione, del lavoro domestico, dei tabù, delle superstizioni e delle tradizioni borghesi.
E’ da odiare tutto ciò che opprime e tortura la donna lavoratrice e una società che non sia “castopoli” dovrebbe farsi carico di superarlo e mettere in condizione il sesso femminile di vivere la vita in tutta la sua bellezza.
E’ necessario lottare e schierarsi contro i rispettabili rapporti borghesi, che sono causa delle sofferenze delle donne, e mettere in campo i loro bisogni e le loro aspirazioni.
E’ indispensabile sfidare apertamente, in modo organizzato, una dimensione sociale, che tollera i riti orgiastici, di quelli propri delle eroine e degli eroi di D’Annunzio e mostra tutta la sua decadenza, come altri sistemi nella storia, già pronta per essere mandata in soffitta.
Le donne devono acquisire completa uguaglianza di fronte alla legge e nella pratica, nella famiglia, nello Stato, nella società e lo possono fare solo abolendo il dominio borghese.
“Amici, amiche, la condizione della donna in una società è il termometro del livello della condizione materiale e morale di tutta la società.
Nella vecchia società la donna non era libera dai bisogni materiali e morali, proprio come l’uomo, gli anziani, i bambini.
La vecchia società ha cercato di mettere sempre l’uomo contro la donna e la donna contro l’uomo, i giovani contro gli anziani e gli anziani contro i giovani. Il seme della divisione è stato sempre seminato ampiamente per tenere divisi gli esseri umani e non unirli per obiettivi comuni.
La differenza tra l’uomo e la donna è solo fisiologica, non vi sono altre differenze.
Perché allora la vecchia società parlava di donne come se fossero tutte nella stessa condizione, dimenticando che un conto era essere una donna borghese, un conto essere una donna operaia, un conto essere una donna disoccupata?
Per dividere l’uomo lavoratore dalla donna lavoratrice e non unire i loro interessi.
Nella vecchia società le donne ricche potevano scegliere se avere o no un figlio, le donne povere no, per bisogno, per leggi esistenti o magari applicate male.
Nella vecchia società il denaro determinava il benessere fisico, psichico e morale delle donne e degli uomini, determinava la felicità. E’ difficile essere felici a pancia vuota!
Nella vecchia società l’uomo e la donna erano solo buoni per essere sfruttati, erano un numero.
Oggi tutto è cambiato! La donna lavora, come tutte e tutti, ha una casa, come tutte e tutti, cura la sua mente, come tutte e tutti, cura il suo corpo, come tutte e tutti.
La donna è emancipata, come tutte e tutti, dalla miseria materiale e morale. Può scegliere di essere libera dai lavori domestici, può amare solo dando retta al cuore, può utilizzare le strutture pubbliche per abituare i propri figli a vivere in modo sociale, a conoscere, ad esprimere la propria personalità. Il mondo delle donne è un nuovo mondo in cui cullarsi nella gioia dell’amore, della libertà , della fratellanza, dell’uguaglianza.
E il “Mondo Nuovo” di tutto il genere umano!”
Il caldo respiro della speranza
Giuseppe Calocero
Se lavoriamo donne ed uomini per una società nuova, dove la produzione è per il consumo, dove l’essere umano ed il suo benessere è l’obiettivo principe e non il profitto, saremo liberi dalle sofferenze, dalle necessità, dagli asservimenti dell’attuale sistema!
Possiamo essere protagonisti della storia, se lo vogliamo, e realizzare il “Mondo Nuovo”!
Solo il comunismo può donarci ogni forma di libertà!
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domenica 26 dicembre 2010
L'accordo Fiat...
L’accordo Fiat mostra l’essenza della democrazia borghese.
L’accordo Fiat del 22.12.2010, non firmato dalla Fiom, prevede l’asservimento completo della forza lavoro alle esigenze del capitale e del profitto. L’essere umano al servizio della tecnologia e non il contrario.Viene abolito il contratto nazionale ed aziendale ed è accettato dai sindacati firmatari un “ordine di servizio dell’azienda”, che taglia diritti contrattuali e legali.
Viene aumentato il tempo di lavoro, la gestione dell’orario è in assoluta sinergia con le esigenze aziendali, si riducono le pause, non si pagano i primi due giorni di malattia, si legano parti di salario alla presenza. Il testo concordato prevede poi che possano svolgere attività sindacale solo le organizzazioni firmatarie dell’accordo, che nominano i loro rappresentanti sindacali. I lavoratori , secondo l’accordo, non possono scegliersi i loro rappresentanti ed il loro sindacato.
L’art. 14 della legge n.300 del 1970 così recita:
” Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.”
L’art.15 dice:
” E’ nullo qualsiasi patto od atto diretto a
a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad un’associazione sindacale ovvero cessi di farne parte.”
L’art. 19, richiamato nell’accordo prevede:” Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito:
a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
b) delle associazioni sindacali, non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell’unità produttiva.
Nell’ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istruire organi di coordinamento.”
(Con D.P.R. 28.07.1995, n. 312, in seguito a referendum, è stato abrogato l’art. 19 primo comma lettera a e primo comma lettera b, limitatamente alle parole “ non affiliate alle predette confederazioni” ed alle parole “nazionali e provinciali”.)
L’art. 39 della costituzione italiana recita:
” L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge…”
Appare chiaro che legalmente l’accordo firmato contrasta con le norme di legge e della costituzione e, di conseguenza, non ha valenza legale. Ancora una volta si dimostra che nella democrazia borghese la libertà, , la legge, il rispetto per la dignità umana esiste solo a parole e solo quando serve al profitto. Il lavoratore dovrebbe accettare di non potersi liberamente associare ad un’organizzazione sindacale, di non scegliere i suoi rappresentanti ed il tutto in contrasto con le leggi. Il lavoratore dovrebbe accettare di essere più schiavo e più macchina di quanto non sia , accettando perdita di diritti e peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, sotto il ricatto dell’investimento si o no. Non si sono mosse campagne di stampa nè partiti ed associazioni per questo attacco della Fiat, insieme a Cisl, Uil ed altri figuranti sindacali, alla libertà ed alla democrazia verso la classe lavoratrice. Alcuni hanno parlato di futuro. E’ un ritorno al passato, ad un secolo e mezzo fa. Il futuro per i cartoni animati della politica, del sindacato, delle aziende, dei mass-media è poter sfruttare la classe operaia come agli albori del capitalismo. Il comunismo, non le illusioni parlamentari, è l’unica strada per una società vera e nuova. Il capitalismo mostra sempre più la sua vera natura di sfruttamento , guerre, miseria, fame.
Questo sistema non è riformabile!
“Il grido di battaglia non è affatto tra monarchia o repubblica,
ma tra dominio della classe operaia o dominio della borghesia.”
Marx
L’accordo Fiat del 22.12.2010, non firmato dalla Fiom, prevede l’asservimento completo della forza lavoro alle esigenze del capitale e del profitto. L’essere umano al servizio della tecnologia e non il contrario.Viene abolito il contratto nazionale ed aziendale ed è accettato dai sindacati firmatari un “ordine di servizio dell’azienda”, che taglia diritti contrattuali e legali.
Viene aumentato il tempo di lavoro, la gestione dell’orario è in assoluta sinergia con le esigenze aziendali, si riducono le pause, non si pagano i primi due giorni di malattia, si legano parti di salario alla presenza. Il testo concordato prevede poi che possano svolgere attività sindacale solo le organizzazioni firmatarie dell’accordo, che nominano i loro rappresentanti sindacali. I lavoratori , secondo l’accordo, non possono scegliersi i loro rappresentanti ed il loro sindacato.
L’art. 14 della legge n.300 del 1970 così recita:
” Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.”
L’art.15 dice:
” E’ nullo qualsiasi patto od atto diretto a
a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad un’associazione sindacale ovvero cessi di farne parte.”
L’art. 19, richiamato nell’accordo prevede:” Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito:
a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
b) delle associazioni sindacali, non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell’unità produttiva.
Nell’ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istruire organi di coordinamento.”
(Con D.P.R. 28.07.1995, n. 312, in seguito a referendum, è stato abrogato l’art. 19 primo comma lettera a e primo comma lettera b, limitatamente alle parole “ non affiliate alle predette confederazioni” ed alle parole “nazionali e provinciali”.)
L’art. 39 della costituzione italiana recita:
” L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge…”
Appare chiaro che legalmente l’accordo firmato contrasta con le norme di legge e della costituzione e, di conseguenza, non ha valenza legale. Ancora una volta si dimostra che nella democrazia borghese la libertà, , la legge, il rispetto per la dignità umana esiste solo a parole e solo quando serve al profitto. Il lavoratore dovrebbe accettare di non potersi liberamente associare ad un’organizzazione sindacale, di non scegliere i suoi rappresentanti ed il tutto in contrasto con le leggi. Il lavoratore dovrebbe accettare di essere più schiavo e più macchina di quanto non sia , accettando perdita di diritti e peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, sotto il ricatto dell’investimento si o no. Non si sono mosse campagne di stampa nè partiti ed associazioni per questo attacco della Fiat, insieme a Cisl, Uil ed altri figuranti sindacali, alla libertà ed alla democrazia verso la classe lavoratrice. Alcuni hanno parlato di futuro. E’ un ritorno al passato, ad un secolo e mezzo fa. Il futuro per i cartoni animati della politica, del sindacato, delle aziende, dei mass-media è poter sfruttare la classe operaia come agli albori del capitalismo. Il comunismo, non le illusioni parlamentari, è l’unica strada per una società vera e nuova. Il capitalismo mostra sempre più la sua vera natura di sfruttamento , guerre, miseria, fame.
Questo sistema non è riformabile!
“Il grido di battaglia non è affatto tra monarchia o repubblica,
ma tra dominio della classe operaia o dominio della borghesia.”
Marx
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lunedì 6 dicembre 2010
"La fame da lupo"
“La fame da lupo” per una società nuova.
La produzione nel mondo è il doppio delle necessità materiali dell’intera umanità. Già oggi, se vi fosse una società comunista, ogni essere umano potrebbe vivere senza subire il ricatto della soddisfazione dei bisogni. Invece i dati riportano che nell’intero pianeta più di un miliardo di persone non sono alimentate abbastanza ed ogni anno muoiono milioni di esse per fame.
Una società che non soddisfa i bisogni primari e porta alla morte per inedia non può dirsi società!
E’ un sistema che mette al centro il profitto e lo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano e che rende schiava delle necessità gran parte della popolazione mondiale.
Il capitale per rivitalizzarsi ogni giorno cerca di sfruttare sempre più le masse lavoratrici e chiede di tornare a rapporti di lavoro simili ad un secolo e mezzo fa, in Italia il caso Fiat docet.
I partiti parlamentari di ogni colore non si oppongono a questa nera e cruda realtà. I sindacati, al traino dei partiti, nei fatti sono sempre più a rimorchio delle esigenze del capitale.
I posti di lavoro vengono tagliati, i salari e le pensioni abbassati, le condizioni di lavoro e di vita peggiorate, i servizi sociali, scuola, sanità, trasporti, finanziati con i soldi dei lavoratori, gli unici a pagare le tasse per intero, diventano un miraggio. Il capitale, usando pennivendoli, videolettori di notizie, rotocalchi vari cerca di sviare l’attenzione sull’omofobia, il razzismo,l’egoismo.
Questo realtà non è per l’umanità!
Gli esseri umani per definirsi veramente tali devono vivere e nella vita è insito il soddisfacimento dei bisogni materiali e spirituali.
Non c’è libertà con la pancia e la mente vuote!
“ Ma la democrazia pura e semplice è incapace di sanare i mali sociali. L’eguaglianza democratica è una chimera. La lotta dei poveri contro i ricchi non può essere combattuta sul terreno della democrazia o della politica.
Anche questo grado è dunque solo uno stadio transitorio, l’ultimo mezzo puramente politico che ancora deve essere sperimentato e dal quale deve subito svilupparsi un nuovo elemento, un principio che oltrepassa la politica. Questo principio è il socialismo.
Lineamenti di una critica dell’economia politica
F. Engels
La classe lavoratrice deve comprendere, acquisendo coscienza, che seguire un partito borghese od un altro significa solo schierarsi per una frazione della borghesia o un’altra, mai per i propri interessi.
Per lottare per le sue esigenze chi vive di lavoro deve uscire dal circolo vizioso di destra, sinistra, centro, rottamatori, che vogliono residuare la classe lavoratrice, governo del fare finta, governo tecnico, governo di transizione, governo di responsabilità ed abbracciare in prima persona la propria causa, che deve mirare a difendere diritti, lavoro, salari, servizi sociali nell’immediato ed a superare questa dimensione economico-sociale nello storico.
C’è molto da fare! Altro che non c’è più niente da fare!
Chi propaganda la seconda sensazione vuole che le lavoratrici ed i lavoratori facciano poco per loro stessi e molto, lasciando fare a loro, per il capitale.
“La fame da lupo” della classe lavoratrice, che ogni giorno nel mondo produttivo e nella società viene asservita, umiliata, colpita nella sua dignità deve esprimersi nel mettere in campo ogni energia per liberarsi dalla condizione imposta dalla realtà produttiva odierna.
Un importante uomo politico italiano ha detto che in Italia non esistono poveri, ma solo persone che non hanno cognizione di utilizzo del benessere.
La povertà quindi come colpa e la ricchezza come merito individuale, non frutto della società capitalistica e la sua divisione in classe.
E’ una presa per i fondelli!
Non solo ci sfruttano, ci prendono anche per imbecilli!
E’ ora di mettere in campo tutte le forze intellettive e fisiche, la nuova società è più vicina di quanto essi pensano.
Sta a noi esserci all’appuntamento con la storia!
La produzione nel mondo è il doppio delle necessità materiali dell’intera umanità. Già oggi, se vi fosse una società comunista, ogni essere umano potrebbe vivere senza subire il ricatto della soddisfazione dei bisogni. Invece i dati riportano che nell’intero pianeta più di un miliardo di persone non sono alimentate abbastanza ed ogni anno muoiono milioni di esse per fame.
Una società che non soddisfa i bisogni primari e porta alla morte per inedia non può dirsi società!
E’ un sistema che mette al centro il profitto e lo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano e che rende schiava delle necessità gran parte della popolazione mondiale.
Il capitale per rivitalizzarsi ogni giorno cerca di sfruttare sempre più le masse lavoratrici e chiede di tornare a rapporti di lavoro simili ad un secolo e mezzo fa, in Italia il caso Fiat docet.
I partiti parlamentari di ogni colore non si oppongono a questa nera e cruda realtà. I sindacati, al traino dei partiti, nei fatti sono sempre più a rimorchio delle esigenze del capitale.
I posti di lavoro vengono tagliati, i salari e le pensioni abbassati, le condizioni di lavoro e di vita peggiorate, i servizi sociali, scuola, sanità, trasporti, finanziati con i soldi dei lavoratori, gli unici a pagare le tasse per intero, diventano un miraggio. Il capitale, usando pennivendoli, videolettori di notizie, rotocalchi vari cerca di sviare l’attenzione sull’omofobia, il razzismo,l’egoismo.
Questo realtà non è per l’umanità!
Gli esseri umani per definirsi veramente tali devono vivere e nella vita è insito il soddisfacimento dei bisogni materiali e spirituali.
Non c’è libertà con la pancia e la mente vuote!
“ Ma la democrazia pura e semplice è incapace di sanare i mali sociali. L’eguaglianza democratica è una chimera. La lotta dei poveri contro i ricchi non può essere combattuta sul terreno della democrazia o della politica.
Anche questo grado è dunque solo uno stadio transitorio, l’ultimo mezzo puramente politico che ancora deve essere sperimentato e dal quale deve subito svilupparsi un nuovo elemento, un principio che oltrepassa la politica. Questo principio è il socialismo.
Lineamenti di una critica dell’economia politica
F. Engels
La classe lavoratrice deve comprendere, acquisendo coscienza, che seguire un partito borghese od un altro significa solo schierarsi per una frazione della borghesia o un’altra, mai per i propri interessi.
Per lottare per le sue esigenze chi vive di lavoro deve uscire dal circolo vizioso di destra, sinistra, centro, rottamatori, che vogliono residuare la classe lavoratrice, governo del fare finta, governo tecnico, governo di transizione, governo di responsabilità ed abbracciare in prima persona la propria causa, che deve mirare a difendere diritti, lavoro, salari, servizi sociali nell’immediato ed a superare questa dimensione economico-sociale nello storico.
C’è molto da fare! Altro che non c’è più niente da fare!
Chi propaganda la seconda sensazione vuole che le lavoratrici ed i lavoratori facciano poco per loro stessi e molto, lasciando fare a loro, per il capitale.
“La fame da lupo” della classe lavoratrice, che ogni giorno nel mondo produttivo e nella società viene asservita, umiliata, colpita nella sua dignità deve esprimersi nel mettere in campo ogni energia per liberarsi dalla condizione imposta dalla realtà produttiva odierna.
Un importante uomo politico italiano ha detto che in Italia non esistono poveri, ma solo persone che non hanno cognizione di utilizzo del benessere.
La povertà quindi come colpa e la ricchezza come merito individuale, non frutto della società capitalistica e la sua divisione in classe.
E’ una presa per i fondelli!
Non solo ci sfruttano, ci prendono anche per imbecilli!
E’ ora di mettere in campo tutte le forze intellettive e fisiche, la nuova società è più vicina di quanto essi pensano.
Sta a noi esserci all’appuntamento con la storia!
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